Gli OGM non agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali.

Smentito definitivamente il mito secondo cui gli OGM agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali

Studio, sul DNA degli OGM, conferma che può trasferirsi direttamente negli esseri umani… cade il mito che gli alimenti transgenici agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali.
L’idea che il DNA di organismi geneticamente modificati (OGM) sia ripartito e digerito nel tratto digestivo per essere reso innocuo, è una pretesa industriale comune, ma è palesemente falsa.
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE ha rilevato che la farina derivata da frammenti di DNA di OGM sono pienamente in grado di trasferire i loro geni direttamente nel flusso sanguigno, cade il mito che gli alimenti transgenici agiscono sul corpo nello stesso modo come alimenti naturali.
Un’analisi combinata di altri quattro studi indipendenti che coinvolgono più di 1.000 campioni umani e un team di ricercatori provenienti da università in Ungheria, Danimarca e Stati Uniti ha esaminato il processo di assimilazione degli OGM attualmente consumati in tutto il mondo. Questo include i derivati di colture GM con alto contenuto di fruttosio nello sciroppo di mais (HFCS) e da mais GM, ad esempio, le proteine di soia e da soia GM, così anche le carni ottenute da animali nutriti con una dieta a base di GM.

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La distribuzione cumulativa importa DNA in impianti di oltre 900 soggetti
Dopo aver esaminato i dati relativi su come il corpo umano elabora questi e ad altre tipi di OGM, il team ha scoperto che il DNA da OGM non è completamente scomposto (o frantumato) dal corpo durante il processo di digestione.

Ciò che normalmente sarebbe degradata in componenti sempre più piccoli fino a divenire aminoacidi e acidi nucleici è stata scoperto che restano incomposti. Non solo, ma questi frammenti di DNA più grandi sono stati trovati e passano direttamente nel sistema circolatorio, talvolta ad un livello attuale superiore rispetto al DNA umano.
“[B] in base all’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti, riportiamo prove che la farina derivata da frammenti di DNA che sono sufficienti da permettere a geni completi di sottrarsi al degrado e attraverso un meccanismo sconosciuto entrare nel sistema circolatorio umano“, hanno spiegato nel loro astratto gli autori dello studio.

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I (punti neri) sono dotati di distribuzione log-normale (curva rossa) sopra la soglia di sensibilità (0,35). La banda ombreggiata grigia è il risultato della simulazione di 300 realizzazioni del processo di log-normale tenendo conto delle diverse dimensioni dei campioni. Tra i campioni indipendenti (punti più grandi), quelli di pazienti con malattie infiammatorie (IBD, DRP000446) hanno la più grande concentrazione. Per il campione SRP016573 viene visualizzata solo la concentrazione nel plasma materno, i campioni di sangue completi con 0.001 ppm e 0.004 ppm e corde di campioni di sangue con zero allineamenti sono omessi dalla figura. doi: 10.1371/journal.pone.0069805.g003″ In uno dei campioni di sangue la concentrazione relativa al DNA vegetale è superiore al DNA umano.”
I geni OGM trasferiti nell’intestino tenue, alterano la composizione dei batteri benefici
Si tratta di una scoperta sorprendente che dimostra false le affermazioni fatte da Monsanto e altri che affermano che gli OGM non sono diversi dai non-OGM per quanto riguarda la digestione nel corpo. Monsanto rivendica sulla sua pagina di “sicurezza alimentare” che gli OGM ed il DNA da OGM è “ampiamente digerito” e “la sua presenza non comporta alcun pericolo”, invece, contrariamente a queste affermazioni, è stato dimostrato che sono solo falsità.
Sulla base di questa ultima analisi viene mostrato come i geni alimentari sono trasferiti dal tratto digestivo nel flusso sanguigno, è ora evidente che i geni OGM passano interamente nel sangue. La loro presenza è anche associata con importanti condizioni infiammatorie come la malattia infiammatoria intestinale, adenoma e cancro colonrettale.
La presenza di geni transgenici nell’intestino tenue è stato scoperto che influenza la composizione dei batteri benefici, che sono responsabili di proteggere l’intestino contro invasori estranei e aiutano il corpo ad assorbire i nutrienti dal cibo. Gli individui con ileostomie o perforazioni nelle loro pareti addominali a seguito di un intervento chirurgico, sono state provate, essere dovute, all’ospitare sequenze di DNA interi di OGM nei loro tratti intestinali. Nessuno di questi è poi così sorprendente, naturalmente, come le attività biologiche OGM elaborate dal corpo umano non sono mai state legittimamente studiate. Aziende biotecnologiche hanno sempre e solo sostenuto che gli OGM sono uguali al cibo vero, senza alcuna prova a sostegno di questo, e questa affermazione è stata ritenuta sufficiente dal governo per tenerli sul mercato da quasi 20 anni.
“Una piccola mutazione in un essere umano può determinare tanto, il punto è che quando si sposta un gene, un gene, un minuscolo gene da un organismo in uno diverso si cambia completamente il suo contesto”, ha detto David Suzuki, co-fondatore della David Suzuki Foundation. “Non c’è modo di prevedere come potrà comportarsi e quale sarà il risultato”.
Riferimenti:
– Confirmed: DNA From Genetically Modified Crops Can Be Transferred Into Humans Who Eat Them
– Complete Genes May Pass from Food to Human Blood
– Assessing the survival of transgenic plant DNA in the human gastrointestinal tract.
– Scientific studies on GMO
Autore: Jonathan Benson / Articolo originale: naturalnews.com / Traduzione a cura di:vaturu.sayli / Fonte: sadefenza.blogspot.it
– See more at: http://www.losai.eu/smentito-definitivamente-mito-gli-ogm-agiscono-corpo-umano-modo-degli-alimenti-naturali/#sthash.Jjl6ARv5.PGDr6ucq.dpuf

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I sintomi che indicano una carenza di Magnesio nel corpo

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La carenza di magnesio è una problematica spesso mal diagnosticata, perché difficilmente traspare dagli esami del sangue e la sua ricerca non è inserita nelle analisi di routine.
Eppure, il magnesio è un minerale essenziale per il nostro organismo, perché la sua assenza può essere alla base di vari disturbi e diversi tipi di malattie.
Molte persone, quotidianamente, possono soffrire di carenze di magnesio senza nemmeno accorgersene. Tra i sintomi più comuni ci sono: una continua sensazione di sete o ancora spossatezza, disturbi del sonno, alti livelli di stress. Tutti segnali che possono essere sottovalutati o scambiati come campanello d’allarme di altre carenze, altre malattie.
Vediamo allora alcuni sintomi che possono aiutarci a capire meglio se siamo di fronte a una carenza di magnesio.
I primi segnali di una carenza di questo minerale possono essere la perdita di appetito, la presenza di nausea e di affaticamento, un senso generale di debolezza.
Disturbi muscolari
I muscoli appaiono deboli, visto che parte del magnesio è immagazzinato nei tessuti e si può andare incontro spesso a crampi e dolori muscolari.
Appena la carenza di magnesio peggiora, i sintomi diventano più persistenti e soprattutto fastidiosi. Si può arrivare a un intorpidimento della muscolatura, al formicolio, ma anche ad anomalie del ritmo cardiaco e a convulsioni.
Dobbiamo prestare bene attenzione a una cosa: la carenza di magnesio può colpire quasi tutti gli organi e i sistemi del corpo, con particolare riferimento ai muscoli scheletrici. Per questo è frequente che si presentino spasmi, crampi, tensione o dolori alla schiena, al collo e alla testa. Inoltre, si può sperimentare anche un senso di costrizione toracica e di difficoltà respiratorie.
Disturbi del sistema nervoso
A questi sintomi possono essere collegati anche costipazione, difficoltà a deglutire, soprattutto quando si mangia lo zucchero, difficoltà ad abituarsi ad ambienti luminosi, alta sensibilità al rumore.
Anche il sistema nervoso centrale e quello periferico sono continuamente influenzati da questa carenza: possiamo andare incontro a iperattività, insonnia, agitazione costante, attacchi di panico.
Se c’è una carenza di magnesio, il cervello ne viene particolarmente colpito. Il pensiero diventa nebuloso, confuso, disorientato, ci si sente depressi e si può anche andare incontro ad allucinazioni.
Uno dei motivi principali per cui i medici prescrivono milioni di tranquillanti ogni anno è che le persone si sentono nervose e irritabili. Condizioni che possono essere in gran parte causate proprio da una carenza di magnesio. La persona che ne soffre, infatti, diventa irritabile, nervosa e molto sensibile al rumore, è iper-eccitabile.
Disturbi cardiovascolari
Anche il sistema cardiovascolare può lanciarci i suoi segnali, tra cui: palpitazioni, aritmie cardiache, pressione alta.
Naturalmente, non è sufficiente che uno solo di questi sintomi sia presente per pensare di essere di fronte a una carenza di magnesio. Per iniziare ad avere dei dubbi e dare il via ad esami più approfonditi è infatti necessario che si presentino più disturbi uniti insieme, anche se non tutti.
L’importanza del magnesio
Il magnesio è un minerale necessario per la sopravvivenza di ogni cellula del corpo: ha infatti un ruolo chiave in molti sistemi enzimatici e reazioni del metabolismo; è essenziale per la sintesi proteica e per l’uso di grassi e carboidrati immessi con l’alimentazione, al fine di creare l’energia sufficiente al funzionamento del corpo.
Quando si è carenti di magnesio, si genera anche una grande perdita di calcio nelle urine; questo può facilitare la presenza di carie, uno sviluppo osseo scadente, una lenta guarigione delle fratture.
La carenza può presentarsi naturalmente a livelli differenti:
• Primi segnali: stanchezza fisica e mentale, tensione persistente, tic sotto gli occhi, tensione nelle spalle e nella schiena, mal di testa, ritenzione di liquidi durante la fase premestruale. I primi sintomi di una carenza di questo minerale possono essere la perdita di appetito, la presenza di nausea e di affaticamento, un senso generale di debolezza.
• Manifestazioni di una più importante carenza di magnesio: debolezza, affaticamento, confusione, irritabilità, nervosismo, ansia, cattiva digestione, squilibri ormonali, incapacità di dormire, tensione muscolare, spasmi e crampi, indebolimento delle ossa.
• Una grave carenza di magnesio genera: ritmo cardiaco anormale, bassi livelli di calcio e potassio nel sangue, insonnia, mal di testa, visione offuscata, ulcere della bocca, stanchezza e ansia.

da http://www.ambientebio.it

Piselli: fonte sorprendente di fitonutrienti e vitamine

Piselli

Tipici di questo periodo, i piselli freschi racchiudono in sé numerose proprietà: sono stati infatti considerati per secoli uno degli alimenti base di tutto il mondo. Nonostante abbiano delle dimensioni decisamente ridotte, i piselli sono un alimento denso di nutrienti, molto di più di quanto altri ortaggi importanti lo siano in realtà. Possono essere consumati sia freschi che secchi, in base al periodo. Questo è quello migliore per riuscire a beneficiare dei baccelli freschi. Sono legumi dal gusto gradevole e dolce, grazie all’abbondante concentrazione di zuccheri che, dopo l’essiccazione, si perdono anziché concentrarsi. Vediamo adesso perché è così importante inserirli nella propria dieta.
Sono altamente digeribili
Rispetto ad altri legumi, i piselli risultano più digeribili, anche grazie a una minore quantità di amido. Non solo, hanno pochi grassi e poche calorie, quindi si possono adattare a qualsiasi tipo di dieta. Sono tollerati anche da chi fa fatica a mangiare fagioli e ceci.
Aiutano a combattere il cancro
I piselli contengono al proprio interno un polifenolo, chiamato coumestrolo, un fitonutriente utile a proteggere il nostro organismo dall’insorgenza del cancro allo stomaco. A renderlo noto, una ricerca condotta nel settembre del 2009 che ha evidenziato come, attraverso la dieta e l’assunzione di particolari sostanze, tra cui appunto il coumestrolo, è possibile ridurre la percentuale di incidenza del cancro allo stomaco. Il polifenolo in questione è contenuto soprattutto in tre tipi di legumi: fave, fagioli e piselli. Il consumo giornaliero di alimenti che contengono coumestrolo, nei piselli ce ne sono più di 2 milligrammi, potrebbe quindi proteggere il nostro organismo dall’insorgenza di questa malattia.
Contro i processi infiammatori e degenerativi
I piselli sono anche ricchi di saponine, acidi fenolici e diversi flavonoidi. La maggior parte di questi fitonutrienti possiede proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie che gli conferiscono un ruolo importante nel prevenire malattie degenerative come il morbo di Alzheimer, l’artrite e la degenerazione maculare. Gli antiossidanti forniscono anche dei benefici anti-invecchiamento, dal momento che eliminano i radicali liberi responsabili del danneggiamento delle cellule.
Contro la pressione alta e i problemi ai reni
Secondo uno studio del 2009, presentato durante il 237esimo Meeting della Società Americana di Chimica tenutosi a Salt Lake City, nello Utah, i piselli sarebbero un alimento essenziale per la salute della pressione arteriosa e dei reni. I ricercatori hanno isolato dai piselli gialli, per la prima volta, una sorta di miscela salva-pressione, costituita da una proteina idrolizzata del legume. Introdotta nella dieta di alcune cavie colpite da policistosi renale, sembra che questa proteina miracolosa abbia ridotto la pressione sanguigna del 20%. Un sollievo anche per i reni naturalmente, che hanno cominciato a lavorare meglio, filtrando le tossine del plasma con più efficienza.
Sono densi di nutrienti
Una tazza di piselli cotti fornisce al corpo con il 26% della dose giornaliera raccomandata (RDI) di vitamina A; il 38% della RSI di vitamina C e il 52% della RSI della vitamina K. Questi legumi contengono anche grandi quantità di fibre, acidi grassi omega-3 (per lo più sotto forma di acido alfa-linolenico) e molti minerali essenziali e vitamine del gruppo B. Inoltre, i piselli vantano anche due volte la quantità di proteine della maggior parte delle altre verdure.

Non solo, sono utili in caso di stitichezza e contengono fitoestrogeni, sostanze simili agli estrogeni femminili che possono fungere da validi alleati contro i sintomi della menopausa.

ambiente bio.it

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Contrastare l’acidità per eliminare i tumori

IL METABOLISMO DEL CANCRO

CONTRASTARE L’ACIDITA’ PER ELIMINARE I TUMORI

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Nel 1931 Otto Henrich Warburg, uno scienziato tedesco, ricevette il premio Nobel per aver scoperto che la causa principale del cancro è data da uno stile di vita e soprattutto alimentare anti-fisiologico. Di fatto, l’inattività, unitamente ad una dieta basata su cibi acidi, danno luogo all’acidosi cellulare che, a sua volta, provoca l’espulsione dell’ossigeno dalle cellule. E più manca ossigeno nelle cellule, più si crea un ambiente acido. Secondo Warburg, infatti, “la mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia: se una persona ha l’uno, ha anche l’altro”. Ovvero, se è presente un eccesso di acidità, automaticamente si avrà una carenza di ossigeno nel corpo Allo stesso modo, se l’ossigeno è insufficiente, si avrà acidità nell’organismo. Inoltre, Warburg asseriva che “le sostanze acide respingono l’ossigeno, a differenza di quelle alcaline che, invece, lo attirano. Privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile convertirla in un cancro”. Contrariamente a quanto avviene per le cellule sane che hanno un assoluto bisogno di ossigeno, quelle tumorali – che sono anaerobiche (cioè non respirano ossigeno) – vivono necessariamente senza e, in presenza di alti livelli di ossigeno, muoiono, come aveva scoperto lo scienziato tedesco e riportato nella sua opera intitolata Il metabolismo dei tumori. In questo trattato, Warburg ha dimostrato che tutte le forme tumorali sono caratterizzate da due condizioni: acidosi del sangue e ipossia. Oltre alla mancanza di ossigeno, a favorire le crescite tumorali vi è anche la presenza di glucosio. E a determinare l’acidità o l’alcalinità dell’ambiente cellulare è unicamente il cibo di cui ci nutriamo: gli alimenti, terminato il processo digestivo, a seconda delle loro caratteristiche organolettiche, generano nell’organismo una condizione di acidità o di alcalinità.
Nel 2010, circa 80 anni più tardi, partendo proprio dalla considerazione che l’acidità è una caratteristica fondamentale del mircroambiente tumorale, sono stati presentati all’Istituto Superiore di Sanità, durante il Primo Simposio Internazionale, tutti gli studi su cui è concentrato l’International Society for Proton Dynamics in Cancer (ISPDC). L’obiettivo di queste ricerche è di colpire esclusivamente il target molecolare che provoca il tumore, “al fine di evitare i frequenti effetti collaterali delle terapie tradizionali utilizzando inibitori della pompa protonica per inibire la crescita della massa tumorale”, come spiegato da Stefano Fais del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità.
A causare le condizioni favorevoli per le crescite tumorali vi è un iniziale accumulo di acido lattico dovuto al metabolismo tumorale, e la successiva selezione di cellule che, per far fronte all’incremento dell’acidità, provocano un iperfunzionamento delle pompe cellulari che eliminano protoni all’esterno della cellula.
In Italia, i primi due studi clinici sono stati eseguiti per i melanomi presso l’Istituto dei Tumori di Milano e l’Università di Siena e per gli osteosarcomi presso il Gruppo Italiano dei Sarcomi, a Bologna.
Del medesimo approccio si sono avvalsi i ricercatori della Fudan University di Shangai per combattere il carcinoma alla mammella.
In Florida, il professor Robert Gatenby del Dipartimento di Oncologia Integrata del Cancer Center di Tampa, per le sue ricerche ha utilizzato il bicarbonato somministrato per via orale.
Ancora, il professor Kusuzaki del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Edobashi, a Tokio, per contrastare i sarcomi ha usato l’arancio di acridina; questa molecola ha la capacità di concentrarsi negli organuli acidi della cellula e, in seguito ad un impulso luminoso (raggi x), si tramuta in un composto altamente tossico per i tessuti tumorali, senza tuttavia che si evidenzino segni di tossicità per i tessuti circostanti sani.
Tutte le terapie scelte per questi studi sono basate sull’uso di farmaci che utilizzano l’acidità tumorale come target o andando ad inibire i meccanismi che la provocano – ossia gli inibitori della pompa protonica – o, ancora, semplicemente andando tamponando – avvalendosi del bicarbonato – o cambiando il loro stato quando concentrati all’interno dei tumori – con l’arancio di acridina -.
Pertanto, la teoria del vecchio professor Otto Henrich Warburg sembra oggi trovare ulteriori conferme, anche se evidentemente non è che ne avesse bisogno, ma sicuramente era necessario che queste conoscenze venissero rese note anche all’opinione pubblica. Solo così, infatti, ognuno ha la facoltà di decidere per la propria salute, sapendo che essa è determinata da ciò che si mangia. Una persona sana ha i valori del pH del sangue compresi tra 7,4 e 7,45. Se questi valori sono inferiori a 7 si va incontro al coma. Per mantenere elevato il pH e quindi proteggere la propria salute è fondamentale evitare tutti quei cibi acidificanti: al primo posto di questo elenco troviamo lo zucchero raffinato, privo di vitamine e minerali, ricco esclusivamente di carboidrati raffinati che affaticano il pancreas; dopodiché troviamo la carne e tutti i latticini; anche le farine ed i loro derivati, nonché tutti gli alimenti in scatola, la margarina, il caffè, il the nero e l’alcol. Bisogna tenere in considerazione che qualsiasi cibo cotto aumenta l’acidità mentre elimina l’ossigeno. E poi, naturalmente, non va dimenticato che anche tutti i farmaci, dagli antibiotici ai chemioterapici, sono acidificanti!
I soli cibi alcalini sono rappresentati dalle verdure e da alcuni tipi di frutta. Perciò, per mantenersi in buona salute andrebbero consumate quotidianamente abbondanti quantità di verdura di varietà diverse, naturalmente cruda. Più riusciamo a bilanciare positivamente i cibi alcalini rispetto a quelli acidificanti e meno dovremo preoccuparci di incorrere in eventuali patologie degenerative.

© Copyright 2013 Jessica Savogin Pezzetta, Giornalista Scientifica, Editore e Presidente A. C. Edizioni Scientifiche Still, http://www.edizioniscientifichestill.com

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Il mito delle proteine

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LA DOMANDA CHE MOLTI SI PONGONO E’ SENZA LA CARNE POSSO SODDISFARE IL MIO FABBISOGNO DI PROTEINE ?
La disinformazione, in questo campo, raggiunge livelli spaventosi e, con un po’ di ricerca, si può scoprire che la maggior parte dei luoghi comuni che ogni giorno sentiamo sono soltanto falsità. Prima di tutto, analizziamo la definizione di “proteina”. Nel 1838, un chimico olandese, Gerrit Jan Mulder, isolò una sostanza contenente nitrogeno, carbonio, idrogeno, ossigeno e altri elementi in traccia. Egli dimostrò che questo composto chimico è la base della vita e lo battezzò “proteina”, che significa primo stadio. In seguito è stato dimostrato che le proteine sono essenziali per la vita: tutti gli organismi ne devono ingerire una certa quantità per vivere perché, si scoprì dopo, le proteine sono composte di amminoacidi, i “mattoni” su cui si costruisce la vita. Le piante sono in grado di sintetizzare gli amminoacidi, a partire dall’aria, dalla terra e dall’acqua; gli animali, invece, dipendono dalle piante per le proteine, o mangiandole direttamente o indirettamente attraverso la carne di altri animali che le hanno a loro volte mangiate e metabolizzate. Quindi solo in regno vegetale ha la capacità di produrre proteine. Gli uomini hanno la possibilità di scegliere se assumere le proteine direttamente dalle piante oppure indirettamente dalla carne macellata e con costi elevati (uno dei motivi per i quali la carne costa così tanto è che gli animali vengono costretti a ingurgitare spropositate quantità di proteine vegetali prima di raggiungere la stanza da macello). Non esistono quindi amminoacidi nella carne che non siano derivati dalle piante. Mangiare cibi vegetali ha l’ulteriore vantaggio di combinare gli amminoacidi con altre sostanze essenziali per la corretta utilizzazione delle proteine: carboidrati, vitamine, sali minerali, enzimi, ormoni, clorofilla e altri elementi che solo le piante possono fornire.
GLI AMMINOACIDI SONO 22
di cui 14 “non essenziali” e 8 “essenziali”. “Essenziali” perché il corpo non può produrli autonomamente e ha bisogno di assumerli dai cibi. Gli amminoacidi “essenziali” sono: leucina, isoleucina, valina, lisina, triptofano, treonina, metionina, e fenilalanina. Fino agli anni ’50 la carne era considerata un’ottima fonte di proteine, in quanto contiene tutti e otto gli amminoacidi “essenziali”, ma al giorno d’oggi noi sappiamo che anche molti alimenti vegetali contengono tutti e otto gli amminoacidi (anche se non in proporzioni perfette), e in molti casi sono addirittura superiori, dal punto di vista nutrizionale, della carne. In parole povere gli amminoacidi “essenziali” esistono in abbondanza in alimenti senza carne. Quali? Il grano, i legumi i prodotti del latte sono tutti concentrati di proteine; trenta grammi di lenticchie o di arachidi, ad esempio, contengono più proteine di un hamburger o di una bistecca di maiale. Molte autorità in campo medico sono d’accordo nell’affermare che i singoli alimenti vegetariani contengono proteine più che sufficienti. Nel 1954 un gruppo di scienziati dell’università di Harvard intraprese uno studio specifico e scoprì che quando si mangiano insieme una certa varietà di verdure, cereali e prodotti del latte, la combinazione produce più dell’apporto necessario di proteine giornaliere. Il loro rapporto giungeva alla conclusione che, a dire il vero, è piuttosto difficile seguire una dieta vegetariana senza superare il fabbisogno proteico del corpo umano! Più di recente, nel 1972, il dottor F. Stare di Harvard ha condotto una propria ricerca sul consumo di proteine tra i vegetariani. Le sue scoperte sono sorprendenti: la maggioranza dei soggetti osservati assumeva il doppio del proprio fabbisogno giornaliero di proteine. In una serie di prove comparative condotte dal dottor Irving Fisher di Yale, i vegetariani risultavano di gran lunga migliori negli stessi test fisici proposti ai “carnivori”. Inoltre il dottor Iotekyo e il dottor Kipani, all’università di Bruxelles, hanno dimostrato che i vegetariani riuscivano a superare alcune prove di potenza fisica, protraendole per un tempo due o tre volte più lungo dei “carnivori” prima di stancarsi, e si riprendevano dalla fatica in un quinto del tempo necessario agli altri.

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PER CONCLUDERE E’ EVIDENTE CHE IL LUOGO COMUNE,
ampiamente diffuso, che soltanto la carne contenga le proteine necessarie alla sopravvivenza dell’uomo è una menzogna derivata dall’ignoranza o dalla mala fede. Legumi come i fagioli, la soia, le lenticchie e i ceci contengono in proporzione addirittura più proteine di una bistecca. I vegetariani, spesso, superano il fabbisogno giornaliero di proteine, e di fatto non hanno alcun problema nutrizionale. Anzi godono di ottima salute, proprio perché non mangiano carne di nessun genere e non costringono l’organismo a lavorare in maniera innaturale. L’unica cosa che si richiede ai vegetariani è una minima conoscenza dei cibi che ingeriscono, e questo per evitare che siano carenti o eccedenti di proteine. Niente altro. Il problema, in realtà, è come al solito l’enorme interesse economico che ruota attorno alla produzione di carne. Il sistema, ormai consolidato, difficilmente potrà cadere. Se l’uomo non vuole sapere, non saprà mai.

 

http://ilfattaccio.org

La radioattività di Fukushima ha raggiunto il Canada.

Nella totale indifferenza e nel silenzio ( complice? ) della totalità dei media, il planetario disastro nucleare di  Fukushima, giorno dopo giorno, allarga sul pianeta la sua sinistra presenza mortifera. Ormai è evidentissimo come la situazione sia completamente fuori controllo e sperare che non peggiori è l’unica, inutile cosa che forse sia rimasta da fare.

Credo sia importante essere comunque a conoscenza dei fatti, quantomeno per una questione di consapevolezza, quantomeno per non accusare un non meglio identificato destino, se domani i nostri figli moriranno di leucemia o i nostri nipoti avranno tentacoli al posto delle dita.

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http://www.infowars.com/confirmed-fukushima-radiation-reaches-west-coast-of-canada/

Ulteriori interessanti link li potete trovare qui:

http://www.globalresearch.ca/fukushima-uncontainable/5345754

10 motivi per mangiare le olive nere giornalmente

Trovo che le olive, verdi e nere, accompagnate a del buon pane casalingo ed un bicchiere di vino, possano costituire un’ottimo pranzo, leggero e nutriente. Ma oltre che soddisfare il palato col loro delizioso sapore, le olive sono un alimento prezioso, non solo per l’olio che ricaviamo dalla loro spremitura.

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1 . Benefici cardiovascolari Quando i radicali liberi ossidano il colesterolo, i vasi sanguigni sono danneggiati e il grasso si accumula nelle arterie  e questo facilita le patologie legate al cuore. I nutrienti antiossidanti delle olive nere impediscono l’ossidazione del colesterolo  contribuendo così a prevenire le malattie cardiache . Le olive contengono grassi monoinsaturi utili a ridurre il rischio di aterosclerosi e ad aumentare il colesterolo buono . Studi recenti hanno dimostrato che i grassi monoinsaturi, che si trovano nelle olive ( e olio d’oliva) possono aiutare a diminuire la pressione sanguigna .

2 . Perdita di peso Sembra che i grassi monoinsaturi possano favorire la perdita di peso. Chi consuma olive ha alti livelli di serotonina, e questo comporta anche un aumento della sazietà.

3 .Prevenzione del cancro Le proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie delle olive aiutano per una maggiore protezione contro lo stress ossidativo cronico. Poiché l’infiammazione cronica può essere fattore chiave nello sviluppo del cancro, se le nostre cellule vengono sopraffatte dallo stress ossidativo e dall’infiammazione cronica , il nostro rischio di aumento delle cellule cancerogen è  aumentato .  Le olive nere sono una grande fonte di vitamina E  ed hanno la capacità di neutralizzare i radicali liberi nel grasso corporeo . Soprattutto quando si lavora con i grassi monoinsaturi stabili presenti nelle olive , la vitamina E può rendere i processi cellulari più sicuri . Studi hanno dimostrato che una dieta integrata con olio d’oliva porta ad un minor rischio di cancro al colon.

4 . Naturale ibuprofene Oltre a tutti i benefici legati all’utilizzo dell’olio extravergine di oliva, ricordiamo in particolare che, fra i polifenoli, è stata recentemente isolata una molecola denominata oleocantale, che ha proprietà analgesiche: di fatto funge da antinfiammatorio naturale, simile all’ibuprofene, sostanza chimico-farmaceutica utilizzata per lenire le patologie osteo-articolari più ricorrenti.

5 . Benessere della pelle e dei capelli Le olive nere sono ricche di acidi grassi e antiossidanti che nutrono , idratano e proteggono. La vitamina E è indicata anche per proteggere la pelle dalle radiazioni ultraviolette, previene l’invecchiamento precoce delle pelle. Possiamo ottenere degli ottimi benefici sulla pelle lavando il viso con acqua tiepida e applicando alcune gocce di olio di oliva, massaggiare e lasciare agire il tutto per 15 minuti prima di sciacquare . Per un’ottima maschera per capelli potete usare dell’olio d’oliva miscelato ad un uovo, passate l’impasto nei capelli e lasciate in posa per 20 minuti prima di procedere al normale lavaggio.

6 . Calo delle allergie La nuova ricerca spiega come funzionano gli effetti delle olive, nel dare beneficio antinfiammatorio, legato soprattutto al campo delle allergie.  Gli estratti di ulivo è stato dimostrato funzionano come antistaminici a livello cellulare, bloccando i recettori dell’istamina speciali ( chiamati recettori H1 ) , i componenti univoci, negli estratti dell’ oliva possono aiutare a ridurre la risposta all’istamina di una cella . E’ possibile che le olive, abbiano un ruolo particolare come parte di una dieta anti-allergenici, migliorando la circolazione, aumentando il flusso di sangue e contribuendo a ridurre gli effetti di malattie come l’asma : attraverso le sue proprietà antinfiammatorie .

7 . Benessere dell’apparato digerente Il consumo frequente di vitamina E e  grassi monoinsaturi, presenti nelle olive nere è associato a una minore incidenza di cancro del colon . Questi nutrienti aiutano a prevenire il cancro al colon neutralizzando i radicali liberi , la funzione protettiva dell’ olio di oliva ha un effetto benefico anche sulle ulcere e gastriti . L’olio d’oliva attiva la secrezione della bile e degli ormoni pancreatici in modo naturale riducendo così l’incidenza di formazione di calcoli biliari . Una tazza di olive nere contiene anche il 17 % dell’indennità giornaliera di fibra, che promuove la salute del tratto digerente , contribuendo a spostare il cibo in modo sano.

8 . Ottima fonte di ferro Olive, soprattutto quelle nere esono molto ricche di ferro, la capacità dei globuli rossi di trasportare l’ ossigeno attraverso il corpo è dovuto alla presenza di ferro nel sangue . Se si soffre di una mancanza di ferro , i nostri tessuti non ricevono abbastanza ossigeno , e di conseguenza possiamo sentire freddo o  sentirci più deboli. Il ferro svolge un ruolo fondamentale anche nella produzione di energia . Esso è una parte necessaria di un certo numero di enzimi , tra cui ferro catalasi , perossidasi ferro , e gli enzimi citocromo . Aiuta anche a produrre carnitina , un aminoacido non essenziale importante per l’utilizzo del grasso . Per coronare il tutto , il corretto funzionamento del sistema immunitario dipende dalla presenza sufficiente di ferro.

9 . Salute degli occhi Una tazza di olive contiene dieci per cento della dose giornaliera raccomandata di vitamina A che, una volta convertito in forma della retina , è fondamentale per la salute degli occhi . Consente all’occhio di distinguere meglio tra luce e buio , migliorando in tal modo la visione notturna . Inoltre , la vitamina A è creduta efficace contro la cataratta , degenerazione maculare , glaucoma e altre malattie oculari di legate all’età .

10 . Aumenta i livelli ematici di glutatione Le olive hanno mostrato la capacità di aumentare i livelli ematici di glutatione ( uno dei principali nutrienti antiossidanti del corpo ) . Il consumo di olive è associata a livelli di glutatione significativamente più alti nel sangue e di conseguenza un miglioramento della capacità antiossidante .

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Scoperta Russa sul DNA: le parole e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA | Salute e libertà si conquistano ogni giorno

Chiudiamo l’anno con un articolo, molto interessante per le riflessioni che può generare, trovato sul blog di Andrea Conti.  Auguro a tutti gli amici un buon anno nuovo all’insegna della gioia.

Scoperta Russa sul DNA: le parole e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA | Salute e libertà si conquistano ogni giorno.

L’Oceano Pacifico è morto.

Sta facendo il giro del mondo, sui media di lingua inglese, il racconto struggente, tragico e a suo modo poetico di un marinaio, Ivan Macfadyen (foto), che ha ripetuto la traversata del Pacifico effettuata dieci anni fa. Allora fra l’Australia e il Giappone bastava buttare la lenza per procurare pranzo e cena succulenti. Stavolta in tutto due sole prede. Dal Giappone alla California, poi, l’oceano è diventato un deserto assoluto formato da acqua e rottami.L’ho trovato in italiano su blogeko.it e ve ne propongo la lettura. Purtroppo.

ImmagineL’oceano Pacifico è morto, è svuotato di ogni vita. Ci sono solo rifiuti e barche per la pesca industriale intente a saccheggiare accuratamente quel poco che è ancora rimasto.

Sta facendo il giro del mondo, sui media di lingua inglese, il racconto struggente, tragico e a suo modo poetico di un marinaio, Ivan Macfadyen (foto), che ha ripetuto la traversata del Pacifico effettuata dieci anni fa. Allora fra l’Australia e il Giappone bastava buttare la lenza per procurare pranzo e cena succulenti. Stavolta in tutto due sole prede. Dal Giappone alla California, poi, l’oceano è diventato un deserto assoluto formato da acqua e rottami.

Nessun animale. Non un solo richiamo di uccelli marini. Solo il rumore del vento, delle onde e dei grossi detriti che sbattono contro la chiglia.

Il racconto di Ivan Macfadyen, vecchio marinaio col cuore spezzato dopo 28 giorni di desolata navigazione nel Pacifico, è stato raccolto dall’australiano The Newcastle Herald ed è stato variamente ripreso da decine e decine di testate, tutte in inglese.

Macfadyen ha navigato con il suo equipaggio a bordo del Funnel Web sulla rotta Melbourne -Osaka – San Francisco. Dice di aver percorso in lungo e in largo gli oceani per moltissimi anni, dice di aver sempre visto uccelli marini che pescavano o che si posavano sulla nave per riposarsi e farsi trasportare. E poi delfini, squali, pesci, tartarughe… Stavolta nulla di tutto ciò: nulla di vivo per oltre 3.000 miglia nautiche.

Unica apparizione, poco a Nord della Nuova Guinea, quella di una flotta per la pesca industriale accanto ad una barriera corallina. Volevano solo il tonno, tiravano e ributtavano in mare – morta – ogni altra creatura marina.

E poi la parte più allucinante del viaggio, quella dal Giappone alla California, costantemente accompagnata dalla gran quantità di rottami trascinati in mare dallo tsunami del 2011, quello che ha innescato la crisi di Fukushima.

Rottami, rottami grandi e piccoli ovunque: impossibile perfino accendere il motore. Rottami non solo in superficie ma anche sui fondali, come si vedeva chiaramente nelle acque cristalline delle Hawaii. E poi plastica, rifiuti di plastica dappertutto.

Nel racconto di Ivan Macfadyen un solo elemento è direttamente riconducibile ai tre reattori nucleari in meltdown sulla costa giapponese: dice di aver raccolto campioni destinati ad essere esaminati per la radioattività e di aver compilato durante il viaggio questionari periodici in seguito a richieste provenienti dal mondo accademico statunitense.

Però non si può non pensare a Fukushima quando Macfadyen afferma che nelle acque del Giappone il Funnel Web ha perso il suo colore giallo brillante e quando dice che uno dei pochissimi esseri viventi incontrati dal Giappone alla California era una balena che sembrava in fin di vita per un grosso tumore sul capo.

Sui social e nei commenti sul web si fa un gran parlare della relazione fra Fukishima e l’assenza di esseri viventi fra Giappone e California.

Io sottolineo tre elementi: primo, la sorgente di radioattività di Fukushima, sebbene molto intensa, paragonata alla vastità dell’oceano diventa come uno sputo in un fiume; secondo, nei dintorni di Fukushima e prima di diluirsi nella vastità dell’oceano la radioattività effettivamente si accumula nella catena alimentare e vi resterà per molti decenni; terzo, una desolazione vasta e assoluta come quella raccontata da Macfadyen si sposa benissimo con gli effetti della pesca industriale dissennata, senza bisogno alcuno di scomodare la radioattività i cui effetti sensibili – stando alle informazioni note – si limitano al tratto di mare davanti ad una parte delle coste giapponesi.

Il Pacifico è morto – si è rotto, per usare l’espressione di Macfadyen – e l’ha ucciso il genere umano, che sta al pianeta come una nuvola di cavallette sta ad un campo di grano. Macfadyen, raccolta il The Newcastle Herald nel seguito della storia, non ha voluto rilasciare altre interviste dopo quella che ha fatto così tanto rumore. Desidera però che il mondo sia consapevole di quanto egli ha visto. Accontentiamolo.

Un alimento da evitare: latte di mucca.

La verità sul latte di mucca: intervista alla dott.ssa Luciana Baroni

http://www.eticamente.net

Dal punto di vista etico il latte vaccino (quello di mucca) è proprio da evitare: in natura viene prodotto dalla mucca per nutrire il suo vitellino e quindi perchè darlo all’uomo? Le condizioni di vita, poi, di una mucca da latte sono drammatiche e profondamente crudeli. Ma anche dal punto di vista della salute umana il latte deve essere eliminato?

Lo chiediamo alla Dott.ssa Luciana Baroni, Specialista in Neurologia, Geriatria e Gerontologia, Master Universitario Internazionale in Nutrizione e Dietetica, Esperta in alimentazione a base Vegetale.

1- Il latte di mucca è una bevanda adatta all’uomo? Perchè?

Che non sia adatta lo dice la biologia. L’essere umano perde la capacita’ di digerire il latte qualche anno dopo lo svezzamento, diventando secondo natura intollerante al lattosio. Solo grazie a una mutazione genetica alcuni individui mantengono la capacita’ di digerirlo e possono continuare ad assumerlo senza conseguenze a breve termine sulla salute, mentre rimangono a rischio di quelle a lungo termine a cui accenneremo poi.

2- Che differenza c’è tra latte umano e latte vaccino?

E’ differente la composizione, il latte umano ha una quantita’ di proteine inferiore. La concentrazione delle proteine del latte di una data specie e’ in funzione della velocita’ di accrescimento del lattante. Chiaramente l’essere umano ha un ritmo di crescita inferiore rispetto a quello del vitellino.

3- E’ pensiero comune che il latte è fondamentale per la salute delle ossa. E’ vero?

Non e’ cosi, il latte e’ una delle fonti di calcio della dieta, ma non e’ l’unica. Se gli studi dimostrano che adeguate assunzioni di calcio sono importanti per la salute dell’osso, non ci sono per contro studi che dimostrino questo effetto per il consumo di latte.

4- La vitamina B12, così importante per lo sviluppo fisico e neurologico e presente solo negli alimenti di origine animale, perchè c’è nel latte di mucca?

La vitamina B12 è presente nel latte vaccino in basse quantita’, e in questo senso il latte non e’ una fonte sufficiente di vitamina B12. In tutti i mammiferi la vitamina B12 passa nel latte, grazie all’assunzione di vitamina da parte della madre che allatta. Nelle mucche, la vitamina B12 proviene ormai dal mangime addizionato con questa e molti altri nutrienti. Una mucca da latte infatti non potrebbe sopravvivere se potesse ricavare cibo solo dal pascolo, e’ necessario nutrirla con mangime proteico che deve essere addizionato di tutti i nutrienti necessari alla sopravvivenza della mucca e alla produzione innaturale di enormi quantita’ di latte.

5 – Quando si beve il latte di mucca s’introduce solo il latte naturale o anche tutti i medicinali dati alle mucche da latte? Cosa assumono le mucche in allevamento in termini di medicinali?

Nel latte passano tutti i nutrienti, ma anche i tossici e gli inquinanti che circolano nel sangue dell’animale. Una mucca da latte assume da una parte gli inquinanti presenti nel mangime (utilizzati per la produzione intensiva di cereali e soia, quindi fertilizzanti, erbicidi e pesticidi), dall’altra le vengono somministrate altre sostanze soprattutto per evitare l’infezione della mammella causata dalla produzione di decine di litri di latte al giorno.

6- Quali sono le patologie a cui si va incontro assumendo latte vaccino?

Il latte veicola grassi animali, che  sappiamo essere un fattore favorente  tutte le patologie cardiovascolari. Inoltre il consumo di latte e’ stato messo in relazione con un rischio aumentato di tumore della prostata e dell’ovaio.

7- Anche i bambini possono crescere senza latte vaccino?

I bambini non hanno mai bisogno di latte vaccino, che anzi e’ raccomandato non venga mai somministrato prima dell’anno d’eta’. I bambini dovrebbero crescere con il latte materno finche’ per la madre sia possibile produrlo, e il piu’ a lungo possibile. Anche durante lo svezzamento mantenere nella dieta il latte materno e’ un vantaggio per il bambino. Il ruolo del latte nella dieta e’ quello di apprortare calcio, ma  fortunatamente la natura ci mette a disposizione altre fonti di calcio a partire dal regno vegetale e dall’acqua.

8- Quali sono i benefici di un’alimentazione priva di latte di mucca?

In eta’ infantile il consumo di latte favorisce le allergie e le infezioni respiratorie, eventi che si riducono di frequenza nei bambini che non lo consumano. Successivamente, i vantaggi a lungo termine sono quelli di ridurre il rischio delle patologie precedentemente menzionate.

9- Tutto quello che mi ha detto vale anche per i formaggi?

No, i formaggi sono peggiori del latte, in quanto sono un concentrato di grassi e proteine, oltre che di inquinanti, e hanno in piu’ l’effetto di aumentare le scorie acide che il rene deve eliminare, facilitando la perdita di calcio con l’urina.

10- E delle uova cosa mi dice?

Anche l’uovo e’ un prodotto dell’animale, quindi concentrerà gli inquinanti presenti nel sangue della gallina, ed e’ un alimento molto ricco di colesterolo e in piu’ puo’ presentare problemi igienici.

11- Mi può citare studi riconosciuti a livello mondiale che sostengono tutto ciò che lei ha dichiarato?

Basta consultare il sito della Harvard School of Public Health di Boston, centro di ricerca internazionalmente riconosciuto, dove sono stati condotti i 3 più importanti studi di epidemiologia nutrizionale al mondo. La loro posizione, che deriva dai risultati di questi studi, e’ decisamente contraria al consumo di latte.(http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/http://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/calcium-and-milk/)

12- Perchè abbiamo introdotto nell’alimentazione umana il latte vaccino?

Probabilmente per comodita’, l’uomo nomade poteva spostarsi portandosi dietro l’animale che produceva questa bevanda calda che gli forniva nutrienti che all’epoca potevano essere di difficile reperimento. Ormai non è più così, fortunatamente, la storia dell’uomo è andata in un’altra direzione. Il pericolo maggiore per la nostra specie è l’eccesso di cibo.

13- Se il latte vaccino è così dannoso perchè la maggior parte della classe medica continua ad esaltare le sue proprietà nutritive?

La dinamica e’ questa: alcuni esperti vengono invitati a fornire sul latte informazioni che non si basano su dati scientifici ma rappresentano una loro personale opinione, ma che tuttavia quando trasmesse dai mass-media vengono considerate verita’ scientifiche indiscutibili. Queste stesse informazioni sono la fonte delle conoscenze della maggior parte dei medici sull’argomento, che in buona fede recepiscono informazioni scorrette senza saperlo.

14 – Come fare per poter falsare il pregiudizio che il latte e derivati fanno bene e sono essenziali per la nostra salute?

Si tratta di un pregiudizio che risponde esclusivamente a criteri commerciali quindi poiche’ c’e’ di mezzo il profitto non credo sara’ semplice. E’ dalla presa di coscienza di molte persone responsabili che puo’ venire il cambiamento.

15- Lei è presidente dell’associazione scientifica di nutrizione vegetariana: perchè promuovere uno stile di vita vegetariano se latte e derivati e uova sono dannosi? Perchè non cercare di diffondere un’alimentazione unicamente vegana?

Noi non promuoviamo il consumo di latticini e uova ma promuoviamo un’alimentazione vegetariana, che puo’ o meno includere, come cibi opzionali, anche i latticini e le uova, ma il cui fondamento e’ rappresentato dai 5 gruppi di cibi vegetali: cereali, legumi, verdura, frutta e frutta secca.

16 – Ha un pensiero in merito a questo argomento che vuole esprimere?

Non credo che sia utile confondere le opinioni personali, che solitamente mi astengo dall’esprimere, con quelli che sono i dati oggettivi che la letteratura ci offre. Io solitamente utilizzo solo questi come fonte di informazione e confronto