L’Ascorbato di Potassio

L’Ascorbato di Potassio

L’ascorbato di potassio è un sale derivato dalla vitamina C che risulta totalmente atossico e privo di effetti collaterali.

Il composto si ottiene estemporaneamente in soluzione acquosa acido ascorbico (150 mg) e bicarbonato di potassio (300 mg di cui 117 mg di potassio) ed ha un pH che, nel giro di poco più di un minuto, tende alla neutralità. I componenti vanno sciolti in 20 cc di acqua (circa due dita) senza utilizzare il cucchiaino metallico (potenziale rischio di ossidazione dell’acido ascorbico).

L’ascorbato di potassio è legato agli studi ed alle ricerche del biochimico fiorentico Gianfrancesco Valsé Pantellini, e la sua “storia” è iniziata nel 1948 quando un orafo, amico dello stesso Dott. Pantellini, malato di cancro inoperabile allo stomaco ebbe dei risultati inaspettati ed assolutamente straordinari assumendo delle limonate in cui per errore inseriva del bicarbonato di potassio invece dell’usatissimo bicarbonato di sodio. Per circa vent’anni Pantellini ha studiato ed analizzato il problema, arrivando a fare due pubblicazioni specifiche nel 1970 e nel 1974 (Rivista di Patologia Medica).

I processi ossidativi, legati alla presenza dei radicali liberi, sono coinvolti nella promozione e nello sviluppo del cancro. La causa principale del meccanismo di stress ossidativo sono i radicali liberi. cioè sostanze con elevata reattività chimica. Gli organismi viventi tendono a mantenere costante la concentrazione di questi agenti ossidanti per poter garantire i normali processi biologici.
Sulla base degli studi del Dott. Pantellini, siamo convinti che lo stress ossidativo danneggi le strutture della membrana cellulare, in particolare l’ATP-asi sodiop/potassio (la cosiddetta pompa Na/K). Questo fatto comporta una depolarizzazione (inizialmente lieve) ed una sempre maggiore alterazione del meccanismo di trasporto attivo di questi due elettroliti che hanno funzioni molto diverse ma fondamentali nell’economia cellulare (uno, il potassio, regolatore principale dei processi metabolici intracellulari, attraverso la salificazione reversibile dei gruppi amminici ed imminici di enzimi e proteine in ambiente lievemente acido, e l’altro, il sodio, regolatore principale della riserva alcalina dell’organismo a livello extracellulare , con salificazione reversibile dei gruppi carbossilici di enzimi e proteine in ambiente lievemente basico). In tal modo abbiamo una sempre maggiore modificazione dell’ambiente acido-base e delle reazioni do ossido-riduzione fra le molecole citoplasmatiche.

Siamo convinti che questo fatto costituisca il meccanismo di innesco per la mutazione della cellula in senso cancerogeno. Infatti, studi pubblicati negli anni ‘30 da parte di Moraveck e Kishi in relazione al sarcoma di Rous, hanno evidenziato che la cellula neoplastica è carente di potassio e ricca di sodio con uno sbilanciamento che cresce con l’aumentare della degenerazione cellulare.

Questo fatto sembra essere un denominatore comune in tutte le patologie neoplastiche, verificabile anche attraverso un’attenta valutazione dei 4 elettroliti ematici (sodio, calcio, potassio, magnesio).

Il meccanismo descritto risulta molto pericoloso per la cellula, in quanto:

  • innesca un rapido trasferimento di calcio dai depositi intracellulari (mitocondri), che potrebbe essere responsabile della spinta mitogenica;
  • permette un trasporto rilevante di glucosio nel citoplasma, per il sinporto con il sodio, con una velocità che aumenta con la sempre maggiore alterazione della pompa sodio/potassio (unico elemento di controllo attivo sui due elettroliti).

Questi processi inducono una modificazione nella respirazione cellulare, con riduzione della fosforilazione ossidativa ed aumento sostanziale della glicolisi. Viene incrementata anche la produzione di acido lattico formato per riduzione dal piruvato. Inoltre, lo stesso piruvato è un inibitore dell’entrata in fase S della mitosi e la sua costante diminuzione nel citoplasma (per conversione in acido lattico) rimuove tale blocco sulla mitosi, spingendo la cellula verso una proliferazione incontrollata.

Abbiamo quindi una modificazione del pH intracellulare, che tende a diventare lievemente alcalino, e della stessa respirazione cellulare con una sostanziale modifica del ciclo di Krebs.

L’insieme di questi fatti tende a tradursi in una alterazione di forma e d’azione delle proteine e degli enzimi citoplasmatici, portando ad una polimerizzazione dell’RNA e con un trasferimento di informazioni non corrette fra “periferia” e “centrale operativa” (DNA). In tal modo arriviamo alla mutazione del DNA nucleare ed alla cancerogenesi.

In conclusione, l’ulteriore ipotesi di lavoro su cui stiamo lavorando è che la degenerazione non nasca da un danno diretto sul DNA nucleare ma da un problema nel citoplasma, cioè il danno avverrebbe a livello periferico (membrana cellulare). Questo significherebbe che realmente il funzionamento del DNA può essere fortemente influenzato dalle varie componenti dallo stesso ambiente cellulare oltreché dai segnali cellula-cellula.

Dall’esperienza e dai dati del Dott. Pantellini prima e della Fondazione adesso, l’ascorbato di potassio anche e soprattutto nella nuova formulazione con ribosio sembra interferire in modo importante con questo processo, proteggendo la cellula contro lo stress ossidativo ed inibendo il meccanismo di proliferazione incontrollata.

Questi fatti possono essere messi in relazione con la proprietà di carrier dell’acido ascorbico per il potassio (e con l’attività catalitica del ribosio nella “nuova” formulazione), come conseguenza della sua struttura eterociclica, insieme ad un’azione antiossidante.

L’azione del composto è legata alle caratteristiche del potassio (catione guida e regolatore metabolico a livello intracellulare) ed all’azione di “carrier” della vitamina C (svolge nel caso specifico una funzione simile a quella della pompa sodio/potassio).

L’immissione di potassio all’interno di una cellula cancerosa può indurre la corrispondente fuoriuscita di sodio (e quindi del glucosio) dall’ambiente intracellulare. In questo modo possiamo ottenere:

  • una nuova modificazione del pH locale intracellulare;
  • una rapida diminuzione delle riserve nutritive, riducendo la glicolisi e reintroducendo un blocco potenziale sulla mitosi; così sembra possibile inibire il processo di proliferazione incontrollata.

Inoltre, l’ascorbato di potassio può operare efficacemente anche a livello di prevenzione, avendo l’obiettivo di mantenere costanti i livelli intracellulari di potassio. Infatti, come detto precedentemente, gli squilibri di questi livelli intracellulari con “intrusione” del sodio dalla regione extracellulare sarebbero responsabili (o comunque altamente implicati) della catena di eventi che può portare alla trasformazione della cellula in senso neoplastico.

L’assunzione preventiva di ascorbato di potassio ha quindi l’obiettivo di “proteggere” la cellula dal rischio di degenerazione.

Negli ultimi anni, la formula è stata arricchita con il ribosio che svolge attività catalitica aumentando la velocità del processo con cui viene trasferito potassio nelle cellule.
Per ulteriori chiarimenti aprire la sezione dedicata.

L’assunzione preventiva del composto negli adulti, in linea generale, ne prevede la somministrazione di una dose al giorno, la mattina a digiuno (salvo diversa indicazione sulla base dei parametri ematochimici).

In presenza di patologia oncologica, in linea generale, si consiglia la somministrazione di tre dosi giornaliere (la mattina a digiuno, 15 minuti prima di colazione, e 45 minuti prima di pranzo e cena).

È sempre opportuno che venga fatta una valutazione da personale competente per suggerire le dosi più idonee caso per caso.

Dr. Guido Paoli
Responsabile Scientifico

Fondazione Valse’ Pantellini per la Ricerca e lo Studio delle malattie degenerative

http://www.pantellini.org/?page_id=26

 

Cancro: statistiche ufficiali e cure alternative

Pubblico volentieri le interessanti note di Daniela Coin che ho letto sul blog La Stella poichè possono essere motivo di riflessione e spunto per ulteriori ricerche ed approfondimenti. Contrario da sempre ad ogni estremismo intellettuale, conoscere non è tifare per una squadra piuttosto che per l’altra, penso che ogni elemento che aiuti la ricerca verso la consapevolezza, soprattutto quando ciò riguarda la salute, non sia da trascurare.

Germoglio

Le persone sono così abituate a delegare la loro vita ad altri che, anche in vista di una malattia, tendono ad evitare di informarsi in prima persona, preferendo lasciare tutto in mano a qualcuno che, anche se medico, di fatto spesso può non essere competente o informato a sufficienza. Ma, anche lo fosse, va sempre detto che i protocolli medico sanitari vanno rispettati e dunque, di fatto, le cure alternative non possono essere consigliate dagli stessi oncologi del servizio pubblico.
Il motivo per cui le cure alternative non vengono ufficializzate è, a quanto dicono, che non sono sicure e non hanno dato risultati significativi. Pochi sanno che la chemioterapia ha una percentuale di successo (guarigione) del 1,5% circa (dipende dalle statistiche) e che è ancora in fase sperimentale (da più di cinquant’anni). Per non parlare del giro economico che crea la sanità a favore di chi produce queste terapie.
Il dottor Nacci, durante l’intervento “Chemioterapia : le statistiche ufficiali di guarigione e di sopravvivenza” Trieste, 21 aprile 2009 tratta dal suo libro “Diventa Medico di Te Stesso” – Ed. Italo Svevo, afferma quanto segue:
(Cito dall’articolo su Mednat.org : CHEMIOTERAPIA, STATISTICHE UFFICIALI)
Qualsiasi forma di chemioterapia causa un grave danno alle condizioni fisiche di coloro che si espongono all’azione di questi ”farmaci cito-tossici” che entrano nel circolo sanguigno tramite iniezione e/o fleboclisi endovenosa (oppure per assorbimento indiretto dallo stomaco o dalla mucosa intestinale). Questo tipo di trattamento è quindi diverso dalla Chirurgia o dalla Radio-Terapia, che concentrano invece i loro effetti su punti o aree specifici del corpo umano (terapie “mirate”).
Negli ospedali si fa ricorso alla Chemioterapia quando c’è la possibilità che le cellule tumorali possano essere presenti in altre zone dell’organismo oltre alla sede del tumore primario. Ma raramente la Chemioterapia garantisce un periodo di sopravvivenza di almeno 5 anni, indicato impropriamente come “periodo di cura”. La Chemioterapia, in genere, arresta temporaneamente l’anomala crescita cellulare, oppure può alleviare il dolore per qualche tempo, o allungare di poco il tempo di sopravvivenza.
Raramente si può parlare di” remissione”: ad esempio, nel 1986, sul British Medical Journal, Kearsley prendeva in considerazione il cancro in fase avanzato del polmone, dell’intestino, della mammella, della prostata, della testa e del collo, della vescica, quello endometriale e infine quello pancreatico, dimostrando già allora il sostanziale fallimento di questo approccio terapeutico, essendo la Chemioterapia curativa solo nel 6% dei casi su oltre 785.000 casi studiati, e nel 13% di tutti i casi di cancri (356.250) considerati “curabili.
[Kearsley J.H.: Cytotoxic chemotherapy for common adult malignancies: “the emperor’s new clothes” revisited, British Medical Journal, Vol. 293, 1986, pp.: 871-876 VEDI ALLEGATO].
Esistono circa 60-70 farmaci citotossici in commercio in tutto il mondo.
Alcuni di questi causano meno problemi di altri come: insonnia, spossatezza, diarrea, alopecia, stomatite, leucopenia, piastrinopenia, anemia, nausea, vomito…
Questi sono gli effetti collaterali immediati e conosciuti perchè visibilmente riscontrabili.
Ciò di cui raramente si parla sono gli effetti più gravi e più duraturi, le cui conseguenze deteriorano profondamente la vita del paziente e il decorso stesso della sua malattia, rendendo inutili persino le terapie basate sull’immuno-stimolazione dei linfociti Natural Killer, sull’attività apoptosica e detossificante di estratti di piante mediche.
Questi danni profondi e irreversibili, di cui raramente si discute, sono i seguenti:
1) grave riduzione, stabile e duratura, del numero di particolari tipi e sottotipi di globuli bianchi, indispensabili alla risposta immunitaria specifica contro il tumore.
2) mutazioni cellulari di tipo somatico, con comparsa di altri tumori secondari e/o metastasi
3) mutazioni cellulari di tipo germinale (testicoli oppure ovaie), con comparsa di sterilità, aborti o di bimbi malformati in quei casi di genitore sopravvissuto alla Chemioterapia e al Cancro.
4) accelerazione della crescita del tumore, anzichè una sua riduzione, con comparsa di resistenza crociata del tumore ad altri veleni (pompa glicoproteica di membrana).
La Chemioterapia è quindi controindicata in maniera assoluta in qualsiasi forma di associazione alla Immuno-Terapia. La Chemioterapia è infatti gravemente depletoria soprattutto nei confronti dei linfociti, di cui è stata riconosciuta la buona capacità di identificazione e di distruzione di masse tumorali mediante Immuno-Terapia specifica anti-neoplastica.
Si può infatti affermare che saranno solo e soltanto le difese immunitarie del paziente stesso a risolvere la patologia neoplastica, portandolo così ad una completa guarigione dal Cancro.
La Chirurgia e la Radioterapia devono essere considerate soltanto come tecniche o metodiche d’appoggio capaci di eliminare una certa quota della massa tumorale primitiva e delle sue metastasi, fermo restando che nessuna di queste due componenti deve essere considerata causa di guarigione finale del paziente dal tumore: l’eventuale ed effettiva guarigione del paziente dal proprio tumore dipenderà solo e soltanto dalla capacità delle difese immunitarie (Immunoterapia) di riconoscere e distruggere in maniera selettiva e radicale il tumore stesso.
L’Immunoterapia nega pertanto alla Chemioterapia qualsiasi valenza curativa e di guarigione nei confronti del tumore. […]
Si può pertanto affermare che è stato già dimostrato in letteratura medica il fallimento sostanziale della Chemioterapia per quasi tutte le forme tumorali: la Chemioterapia riduce la massa tumorale, sia pure al gravissimo prezzo di arrecare danni estesi a tutti gli organi e ai tessuti del paziente, determinando: – insufficienza midollare (con la conseguenza di infezioni e di caduta di difesa immunitaria contro il tumore stesso); – insufficienza epatica e renale; – possibile evoluzione in fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria; – danni cardiaci e ai vasi ematici; – leucemie e cancri secondari in percentuale variabile.
In ogni caso, la ripresa neoplastica avviene quasi sempre, spesso caratterizzata da resistenza crociata delle cellule tumorali ad altri farmaci chemio-terapici, in cicli di Chemioterapia successiva di seconda o terza linea, fino ad essere definita alla fine, in termini del tutto inappropriati, “Chemioterapia di salvataggio“: in realtà una Chemioterapia finale e distruttiva, eseguita con farmaci chemioterapici di vario tipo, che non riescono mai a salvare il paziente, né tanto meno a condurlo a guarigione effettiva.”
Nel 1975, il prof. Hardin Jones, dell’Università della California, dimostra per la prima volta, in uno studio su ampia scala durato 23 anni, che per gli ammalati di Cancro che si sono rifiutati di sottoporsi a Chirurgia, Radio-Terapia, e Chemioterapia, (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari), la sopravvivenza media è di 3-4 volte più alta, rispetto a quelli che si sono sottoposti a trattamenti medici standard come Chirurgia, Radio-Terapia e Chemioterapia[Walter Last, “The Ecologist, vol. 28, No. 2, marzo/aprile 1998]. […]
Ancora, nel 1990, il prof. Ulrich Abel, dell’’Università di Heidelberg affermava:”…sebbene i farmaci chemioterapici portino ad una “risposta”, cioè ad una diminuzione di massa del tumore, questa riduzione non produce un prolungamento della sopravvivenza del paziente; anzi, il cancro ritorna più aggressivo di prima, poiché la Chemio favorisce la crescita di ceppi tumorali resistenti. Inoltre la Chemio danneggia gravemente le difese dell’organismo, tra cui il sistema immunitario, spesso i reni e il fegato….”. Secondo i dati presentati dal dott. Abel, i pazienti trattati con Chemioterapia hanno risultati significativamente minori, in termini di sopravvivenza, rispetto a pazienti trattati con la medicina convenzionale, raggruppati e confrontati per tipo e stadio di tumore.
Abel afferma:“…Un’analisi bilanciata e imparziale della letteratura medica mostra un indice di successi terapeutici quasi nullo nei trattamenti impiegati convenzionalmente per la cura delle forme avanzate dei tumori solidi” [Chemothrapy of advanced epithelial cancer: a critical survey. HippokratesVerlag, Stuttgart, 1990; Healing Journal, No.1-2, Vol.7, 1990]; [U. Abel, Lancet, 10 agosto 1991].
Nel 1991, l’oncologo Albert Braverman scrive: “…nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 è curabile oggi. Molti oncologi raccomandano la Chemioterapia per praticamente qualsiasi forma di tumore, con aspettative che il sistematico fallimento non scoraggia…” [A. Braverman: Medical Oncology in the 90s, Lancet, 1991, vol. 337, pp. 901].
Nel 1996, così scriveva Edward G. Griffin su “World Without Cancer, dell’American Media Publication: ”….i nostri protocolli chemio più efficaci sono in realtà gravidi di rischi, di effetti collaterali e di problemi. Dopo che tutti i pazienti che abbiamo curato ne hanno pagato le conseguenze, solo un’esigua percentuale di essi viene ricompensata da un effimero periodo di regressione tumorale, generalmente parziale…”.
Quando la Chemioterapia è utile.
La Chemioterapia è utile soltanto nel 1,5% (uno virgola cinque per cento) dei casi secondo una commissione OMS del 1980.
Secondo una rassegna di 1.500 pubblicazioni scientifiche effettuate dal prof. Jones dell’Università della California, tale percentuale di successo sale al 2%.
Molto più ottimista l’Istituto Gerson, che giunge a stimare una percentuale di successo (sopravvissuti a cinque anni dalla diagnosi) addirittura del 15%, con un fallimento sostanziale però dell’85% dei casi, fallimento che sale al 93% nel caso dei tumori dell’intestino, al 97% nel caso di tumore al fegato, al 99% di fallimento se tumore al pancreas (749, 750, 1360-1364) .
Ma secondo un recentissimo studio australiano pubblicato nel 2004
[Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560], che ha analizzato tutti gli studi clinici condotti in Australia e in America (USA), per ben 14 anni, cioè dal gennaio 1990 al gennaio 2004, è risultato invece che la Chemioterapia è efficace solo nel 2% dei casi. Questi risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono a dir poco catastrofici. MORGAN.PDF
Infine, secondo un recente lavoro del 2004 (1340), che ha preso in considerazione oltre 42.000 pazienti, soltanto l’1,5% di loro erano ancora vive dopo 5 anni dall’inizio della Chemio (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 MORGAN.PDF).
Nel 1987, 42 parlamentari del Congresso USA chiedono che si faccia chiarezza sulle terapie alternative che potrebbero essere usate per la cura del Cancro. Tra le altre cose, viene fatto notare che neanche la Chirurgia è approvata come trattamento per il Cancro, poiché neanche uno studio con il tradizionale gruppo di controllo è stato mai effettuato per valutarne i risultati a lungo termine. Neanche la Chemioterapia è approvata, ma è solo in fase sperimentale e dura ormai da 50 anni.
Costo economico della Chemioterapia
Si ritiene che la Chemioterapia costi allo Stato italiano DIVERSI miliardi di Euro l’anno.
Per leggere tutte le ricerche e le statistiche collegate ai vari tipi di tumore, visitare il link all’articolo originale.
Conclusione
Paul Wintre mostra una visione più cruda dei fatti e spiega così la dinamica del sistema: “E’ improbabile che qualche medico interrompa consapevolmente una terapia oncologica per proteggere i suoi affari o la sua carriera. Ma ogni medico ha le sue idee in merito al miglior trattamento, sulla base di quanto ha appreso.
Tuttavia, le Multinazionali Chemio-farmaceutiche hanno un’influenza estremamente marcata su quanto viene insegnato ai medici. I medici hanno troppo da fare per approfondire le statistiche sui trattamenti del cancro, e danno per scontato che ciò che viene loro insegnato all’Università, o ciò che viene dimostrato nelle pagine delle riviste di aggiornamento, sia il miglior trattamento possibile, poiché scientificamente dimostrato.
Né possono permettersi il sospetto che tali trattamenti rappresentino la cosa migliore solo per leMultinazionali Chemio-farmaceutiche, che esercitano la loro influenza sulle “istituzioni culturali mediche di livello elevato”, a loro appartenenti …”
(Winter, Paul: the cacell Home page, http://www.best.com/handpen/Cancell/cancell.htm ).
Così, sostenendo la tesi che la Chemioterapia NON è curativa e che realmente ha scarsa efficacia sulle forme più diffuse di cancro, il dott. Martin F. Shapiro affermava sul Los Angeles Times, il 9 gennaio 1991: “…mentre alcuni oncologi informano i loro pazienti sulla mancanza di prove che la terpia abbia efficacia, altri potrebbero essere stati sviati da documenti scientifici che esprimono ottimismo senza garanzie sulla Chemioterapia. Altri ancora sono sensibili agli incentivi economici. I medici possono guadagnare molto più denaro portando avanti pratiche di Chemioterapia di quanto possano apportando sollievo e conforto a pazienti in fin di vita e alle loro famiglie…”.
E il dott. Samuel Epstein, il 4 febbraio 1992, dichiara: “…esprimiamo la preoccupazione che il sistema generosamente fondato per la lotta contro il cancro, il National Cancer Institute (NCI), l’American Cancer Society (ACS) e circa altri venti centri per il trattamento del cancro, abbiano sviato e confuso il pubblico e il Congresso (degli Stati Uniti) attraverso ripetute dichiarazioni in base alle quali si starebbe per vincere la guerra al cancro…”.
Tratto da MedNat.org

Gli OGM non agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali.

Smentito definitivamente il mito secondo cui gli OGM agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali

Studio, sul DNA degli OGM, conferma che può trasferirsi direttamente negli esseri umani… cade il mito che gli alimenti transgenici agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali.
L’idea che il DNA di organismi geneticamente modificati (OGM) sia ripartito e digerito nel tratto digestivo per essere reso innocuo, è una pretesa industriale comune, ma è palesemente falsa.
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE ha rilevato che la farina derivata da frammenti di DNA di OGM sono pienamente in grado di trasferire i loro geni direttamente nel flusso sanguigno, cade il mito che gli alimenti transgenici agiscono sul corpo nello stesso modo come alimenti naturali.
Un’analisi combinata di altri quattro studi indipendenti che coinvolgono più di 1.000 campioni umani e un team di ricercatori provenienti da università in Ungheria, Danimarca e Stati Uniti ha esaminato il processo di assimilazione degli OGM attualmente consumati in tutto il mondo. Questo include i derivati di colture GM con alto contenuto di fruttosio nello sciroppo di mais (HFCS) e da mais GM, ad esempio, le proteine di soia e da soia GM, così anche le carni ottenute da animali nutriti con una dieta a base di GM.

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La distribuzione cumulativa importa DNA in impianti di oltre 900 soggetti
Dopo aver esaminato i dati relativi su come il corpo umano elabora questi e ad altre tipi di OGM, il team ha scoperto che il DNA da OGM non è completamente scomposto (o frantumato) dal corpo durante il processo di digestione.

Ciò che normalmente sarebbe degradata in componenti sempre più piccoli fino a divenire aminoacidi e acidi nucleici è stata scoperto che restano incomposti. Non solo, ma questi frammenti di DNA più grandi sono stati trovati e passano direttamente nel sistema circolatorio, talvolta ad un livello attuale superiore rispetto al DNA umano.
“[B] in base all’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti, riportiamo prove che la farina derivata da frammenti di DNA che sono sufficienti da permettere a geni completi di sottrarsi al degrado e attraverso un meccanismo sconosciuto entrare nel sistema circolatorio umano“, hanno spiegato nel loro astratto gli autori dello studio.

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I (punti neri) sono dotati di distribuzione log-normale (curva rossa) sopra la soglia di sensibilità (0,35). La banda ombreggiata grigia è il risultato della simulazione di 300 realizzazioni del processo di log-normale tenendo conto delle diverse dimensioni dei campioni. Tra i campioni indipendenti (punti più grandi), quelli di pazienti con malattie infiammatorie (IBD, DRP000446) hanno la più grande concentrazione. Per il campione SRP016573 viene visualizzata solo la concentrazione nel plasma materno, i campioni di sangue completi con 0.001 ppm e 0.004 ppm e corde di campioni di sangue con zero allineamenti sono omessi dalla figura. doi: 10.1371/journal.pone.0069805.g003″ In uno dei campioni di sangue la concentrazione relativa al DNA vegetale è superiore al DNA umano.”
I geni OGM trasferiti nell’intestino tenue, alterano la composizione dei batteri benefici
Si tratta di una scoperta sorprendente che dimostra false le affermazioni fatte da Monsanto e altri che affermano che gli OGM non sono diversi dai non-OGM per quanto riguarda la digestione nel corpo. Monsanto rivendica sulla sua pagina di “sicurezza alimentare” che gli OGM ed il DNA da OGM è “ampiamente digerito” e “la sua presenza non comporta alcun pericolo”, invece, contrariamente a queste affermazioni, è stato dimostrato che sono solo falsità.
Sulla base di questa ultima analisi viene mostrato come i geni alimentari sono trasferiti dal tratto digestivo nel flusso sanguigno, è ora evidente che i geni OGM passano interamente nel sangue. La loro presenza è anche associata con importanti condizioni infiammatorie come la malattia infiammatoria intestinale, adenoma e cancro colonrettale.
La presenza di geni transgenici nell’intestino tenue è stato scoperto che influenza la composizione dei batteri benefici, che sono responsabili di proteggere l’intestino contro invasori estranei e aiutano il corpo ad assorbire i nutrienti dal cibo. Gli individui con ileostomie o perforazioni nelle loro pareti addominali a seguito di un intervento chirurgico, sono state provate, essere dovute, all’ospitare sequenze di DNA interi di OGM nei loro tratti intestinali. Nessuno di questi è poi così sorprendente, naturalmente, come le attività biologiche OGM elaborate dal corpo umano non sono mai state legittimamente studiate. Aziende biotecnologiche hanno sempre e solo sostenuto che gli OGM sono uguali al cibo vero, senza alcuna prova a sostegno di questo, e questa affermazione è stata ritenuta sufficiente dal governo per tenerli sul mercato da quasi 20 anni.
“Una piccola mutazione in un essere umano può determinare tanto, il punto è che quando si sposta un gene, un gene, un minuscolo gene da un organismo in uno diverso si cambia completamente il suo contesto”, ha detto David Suzuki, co-fondatore della David Suzuki Foundation. “Non c’è modo di prevedere come potrà comportarsi e quale sarà il risultato”.
Riferimenti:
– Confirmed: DNA From Genetically Modified Crops Can Be Transferred Into Humans Who Eat Them
– Complete Genes May Pass from Food to Human Blood
– Assessing the survival of transgenic plant DNA in the human gastrointestinal tract.
– Scientific studies on GMO
Autore: Jonathan Benson / Articolo originale: naturalnews.com / Traduzione a cura di:vaturu.sayli / Fonte: sadefenza.blogspot.it
– See more at: http://www.losai.eu/smentito-definitivamente-mito-gli-ogm-agiscono-corpo-umano-modo-degli-alimenti-naturali/#sthash.Jjl6ARv5.PGDr6ucq.dpuf

La radioattività di Fukushima ha raggiunto il Canada.

Nella totale indifferenza e nel silenzio ( complice? ) della totalità dei media, il planetario disastro nucleare di  Fukushima, giorno dopo giorno, allarga sul pianeta la sua sinistra presenza mortifera. Ormai è evidentissimo come la situazione sia completamente fuori controllo e sperare che non peggiori è l’unica, inutile cosa che forse sia rimasta da fare.

Credo sia importante essere comunque a conoscenza dei fatti, quantomeno per una questione di consapevolezza, quantomeno per non accusare un non meglio identificato destino, se domani i nostri figli moriranno di leucemia o i nostri nipoti avranno tentacoli al posto delle dita.

Immagine

http://www.infowars.com/confirmed-fukushima-radiation-reaches-west-coast-of-canada/

Ulteriori interessanti link li potete trovare qui:

http://www.globalresearch.ca/fukushima-uncontainable/5345754

Scoperta Russa sul DNA: le parole e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA | Salute e libertà si conquistano ogni giorno

Chiudiamo l’anno con un articolo, molto interessante per le riflessioni che può generare, trovato sul blog di Andrea Conti.  Auguro a tutti gli amici un buon anno nuovo all’insegna della gioia.

Scoperta Russa sul DNA: le parole e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA | Salute e libertà si conquistano ogni giorno.

L’Oceano Pacifico è morto.

Sta facendo il giro del mondo, sui media di lingua inglese, il racconto struggente, tragico e a suo modo poetico di un marinaio, Ivan Macfadyen (foto), che ha ripetuto la traversata del Pacifico effettuata dieci anni fa. Allora fra l’Australia e il Giappone bastava buttare la lenza per procurare pranzo e cena succulenti. Stavolta in tutto due sole prede. Dal Giappone alla California, poi, l’oceano è diventato un deserto assoluto formato da acqua e rottami.L’ho trovato in italiano su blogeko.it e ve ne propongo la lettura. Purtroppo.

ImmagineL’oceano Pacifico è morto, è svuotato di ogni vita. Ci sono solo rifiuti e barche per la pesca industriale intente a saccheggiare accuratamente quel poco che è ancora rimasto.

Sta facendo il giro del mondo, sui media di lingua inglese, il racconto struggente, tragico e a suo modo poetico di un marinaio, Ivan Macfadyen (foto), che ha ripetuto la traversata del Pacifico effettuata dieci anni fa. Allora fra l’Australia e il Giappone bastava buttare la lenza per procurare pranzo e cena succulenti. Stavolta in tutto due sole prede. Dal Giappone alla California, poi, l’oceano è diventato un deserto assoluto formato da acqua e rottami.

Nessun animale. Non un solo richiamo di uccelli marini. Solo il rumore del vento, delle onde e dei grossi detriti che sbattono contro la chiglia.

Il racconto di Ivan Macfadyen, vecchio marinaio col cuore spezzato dopo 28 giorni di desolata navigazione nel Pacifico, è stato raccolto dall’australiano The Newcastle Herald ed è stato variamente ripreso da decine e decine di testate, tutte in inglese.

Macfadyen ha navigato con il suo equipaggio a bordo del Funnel Web sulla rotta Melbourne -Osaka – San Francisco. Dice di aver percorso in lungo e in largo gli oceani per moltissimi anni, dice di aver sempre visto uccelli marini che pescavano o che si posavano sulla nave per riposarsi e farsi trasportare. E poi delfini, squali, pesci, tartarughe… Stavolta nulla di tutto ciò: nulla di vivo per oltre 3.000 miglia nautiche.

Unica apparizione, poco a Nord della Nuova Guinea, quella di una flotta per la pesca industriale accanto ad una barriera corallina. Volevano solo il tonno, tiravano e ributtavano in mare – morta – ogni altra creatura marina.

E poi la parte più allucinante del viaggio, quella dal Giappone alla California, costantemente accompagnata dalla gran quantità di rottami trascinati in mare dallo tsunami del 2011, quello che ha innescato la crisi di Fukushima.

Rottami, rottami grandi e piccoli ovunque: impossibile perfino accendere il motore. Rottami non solo in superficie ma anche sui fondali, come si vedeva chiaramente nelle acque cristalline delle Hawaii. E poi plastica, rifiuti di plastica dappertutto.

Nel racconto di Ivan Macfadyen un solo elemento è direttamente riconducibile ai tre reattori nucleari in meltdown sulla costa giapponese: dice di aver raccolto campioni destinati ad essere esaminati per la radioattività e di aver compilato durante il viaggio questionari periodici in seguito a richieste provenienti dal mondo accademico statunitense.

Però non si può non pensare a Fukushima quando Macfadyen afferma che nelle acque del Giappone il Funnel Web ha perso il suo colore giallo brillante e quando dice che uno dei pochissimi esseri viventi incontrati dal Giappone alla California era una balena che sembrava in fin di vita per un grosso tumore sul capo.

Sui social e nei commenti sul web si fa un gran parlare della relazione fra Fukishima e l’assenza di esseri viventi fra Giappone e California.

Io sottolineo tre elementi: primo, la sorgente di radioattività di Fukushima, sebbene molto intensa, paragonata alla vastità dell’oceano diventa come uno sputo in un fiume; secondo, nei dintorni di Fukushima e prima di diluirsi nella vastità dell’oceano la radioattività effettivamente si accumula nella catena alimentare e vi resterà per molti decenni; terzo, una desolazione vasta e assoluta come quella raccontata da Macfadyen si sposa benissimo con gli effetti della pesca industriale dissennata, senza bisogno alcuno di scomodare la radioattività i cui effetti sensibili – stando alle informazioni note – si limitano al tratto di mare davanti ad una parte delle coste giapponesi.

Il Pacifico è morto – si è rotto, per usare l’espressione di Macfadyen – e l’ha ucciso il genere umano, che sta al pianeta come una nuvola di cavallette sta ad un campo di grano. Macfadyen, raccolta il The Newcastle Herald nel seguito della storia, non ha voluto rilasciare altre interviste dopo quella che ha fatto così tanto rumore. Desidera però che il mondo sia consapevole di quanto egli ha visto. Accontentiamolo.

Studio della Harvard University conferma: il fluoro abbassa il Quoziente Intellettivo

 

E poi c’è ancora chi dice ” perchè dovrei comprare un dentifricio erboristico con tanti buoni dentifrici che ci sono in farmacia o al supermercato”.  Il fluoro, oltre a ciò che ci racconta  Anthony Guicciardi, provoca anche danni irreversibili alla ghiandola Pineale. Ma ciò sarà argomento di un prossimo articolo…

 

SE IL COLLEGAMENTO SCIENTIFICO TRA ESPOSIZIONE AL FLUORO E DIMINUZIONE

del Quoziente Intellettivo (QI) è una tesi da ‘cospirazionisti’, anche i ricercatori di Harvard, che proprio di recente hanno confermato l’esistenza di questo collegamento, saranno messi alla berlina dagli organi di informazione medica. Nel recensire una varietà di studi che hanno dimostrato quanto il fluoro possa danneggiare il cervello e, di conseguenza, il vostro QI, gli scienziati dell’Università di Harvard hanno dichiarato che “i nostri risultati supportano la possibilità che le esposizioni al fluoruro producano effetti avversi sullo sviluppo neurologico dei bambini.”Ma ciò che è davvero rilevante di questo studio è dove è stato pubblicato. Gli autori infatti hanno pubblicato le loro conclusioni online nell’edizione del 20 luglio della Environmental Health Perspectives [‘Prospettive di Salute Ambientale’, ndt], un’importante rivista medica governativa, organo del National Institute of Environmental Health Sciences [l’Istituto Nazionale delle Scienze della salute ambientale, ndt] degli Stati Uniti. Si tratta, cioè, delle stesse istituzioni che hanno sempre ribadito la perfetta salubrità della fluorizzazione dell’acqua, oltre che la sua efficacia nel tutelare la salute dei cittadini che lo consumano ogni giorno.In passato, però, il governo degli Stati Uniti è stato costretto a richiedere un abbassamento dei livelli di fluorizzazione, dopo che una ricerca precedente aveva evidenziato il legame tra l’esposizione al fluoruro e una serie di effetti neurotossici [cioè tossici per il sistema nervoso, ndt]. La tossicità del fluoro per il corpo è stata evidenziata più esplicitamente in alcune ricerche più recenti, condotte a Harvard. In una dichiarazione scritta, i ricercatori indicano che:”I bambini nelle zone ad alta concentrazione di fluoro [nell’acqua, ndt] hanno QI significativamente inferiore rispetto a coloro che vivevano in aree a bassa concentrazione di fluoro.”

IL FLUORO ABBASSA IL QI ED INCREMENTA LA CRESCITA TUMORALE

Nessuna sorpresa per coloro che hanno seguito la ricerca sul fluoro nel corso degli ultimi anni. Già nel 1977, per esempio, gli studi epidemiologici condotti dal Dott. Dean Burk, a capo della Sezione Citochimica del National Cancer Institute [Istituto Nazionale per il Cancro, ndt] rivelava che l’esposizione al fluoro produce un aumento della crescita del tumore, anche quando presente a livelli minimi [inferiori ad 1 ppm, cioè un milionesimo in rapporto all’unità di misura utilizzata, che negli Usa è lo standard per la presenza del fluoro nell’acqua potabile, ndt]. Nella sua ricerca rileva infatti un’accelerazione del tasso di crescita del tumore del 25%, ma mostra anche esplicitamente come il fluoruro produca tumori melanotici [legati alla presenza di un melanoma, ndt], trasformi le cellule normali in cellule tumorali e aumenti la carcinogenesi di altri prodotti chimici [cioè aumenta il potenziale cancerogeno degli elementi a cui è associato, ndt].Sempre nello studio del 1977, il dottor Burk stimava nel numero di 10.000 i morti causati proprio dalla fluorizzazione.Non desterà sorpresa, quindi, che persino l’EPA – un’agenzia incaricata di proteggere la gente – abbia classificato il fluoro come una sostanza che presenta “prove sostanziali di neurotossicità per lo sviluppo”. Forse anche l’EPA è gestito da piagnucolanti teorici della cospirazione. Sempre gli autori dello studio, spiegano poi come il fluoro attacchi effettivamente il cervello in bambini non ancora nati, lanciando un assalto diretto sul loro sviluppo neurologico:”Il fluoro attraversa rapidamente la placenta.

L’ESPOSIZIONE AL FLUORO PER IL CERVELLO IN FASE DI SVILUPPO

Che è molto più suscettibile al danno causato da sostanze tossiche rispetto al cervello maturo, può eventualmente condurre a danni di natura permanente”.Ma il governo degli Stati Uniti risponderà allo studio? Come accennato, gli studi che hanno esposto la stessa correlazione tra abbassamento del QI ed assunzione di fluoro sono molti. Il Prof. Paul Connett, direttore del Fluoride Action Network, è stato uno dei molti attivisti a parlare apertamente dell’ultimo studio per evidenziare quest’associazione. Al momento, ci sono stati 23 studi precedenti in materia e Connett ha ritenuto questo 24esimo di gran lunga il più forte. E cosa è stato fatto? Purtroppo, è stato ‘nascosto sotto il tappeto’ da parte delle organizzazioni sanitarie principali, che continuano ad affermare che il fluoro sia perfettamente sicuro. Alcuni addirittura raccomandano di integrare la sua assenza assumendo apposite pillole di fluoro.Di quest’ultimo studio, infatti, Connett ha detto:”In questo studio abbiamo trovato una relazione significativa tra la quantità di fluoro presente nel sangue ed il QI dei bambini … Questo è il 24esimo studio ad aver individuato questa associazione, ma qui è più marcata che in tutti gli altri.”Anche quest’ultimo studio, che ha alle spalle Harvard, sarà ignorato dalle principali istituzioni sanitarie pubbliche oppure potrà avere inizio un serio cambiamento?

Articolo di Anthony Gucciardi per Natural Society

fonte : naturalsociety.com/harvard-study-published-federal-govt-journal-confirms-fluoride-lowers-iq/

Traduzione e adattamento di – Jacopo Castellini per Nexus Edizioni

Redatto da Pjmanc http:/ ilfattaccio

Lotta al colesterolo, la truffa del secolo.

Un nuovo articolo sui farmaci ipocolesterolemizzanti, che completa quello precedentemente pubblicato.

I farmaci anti colesterolo sono i più venduti al mondo. Ma il colesterolo fa male veramente o è un’invenzione mediatica? Ecco quello che i media finora hanno taciuto.  di Franco Fracassi 

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Sapete qual è la medicina più venduta al mondo? Il Lipitor. È un farmaco che serve ad abbattere il livello di colesterolo. Questo anche perché, come ci ripetono tanti studi scientifici, il colesterolo alto provoca l’infarto, una delle principali cause di morte nei Paesi occidentali. Questo è quello che ci hanno raccontato. A quanto sostengono molti ricercatori realmente indipendenti e il più recente studio sul colesterolo, si tratterebbe di una delle più grandi truffe della storia dell’umanità.

Nel 1953 Ancel Keys, un ricercatore dell’Università del Minnesota, pubblicò un lavoro che sarebbe diventato il mito fondante della teoria sul colesterolo. In quel suo studio l’autore inserì un diagramma, basato sull’ipotesi che in sei diversi Paesi del mondo fosse riscontrabile una relazione evidente tra il consumo di grassi e la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche. La rivista “Lancet” commentò il lavoro con queste parole: «La curva tracciata non lascia dubbi sul fatto che esista un rapporto tra la percentuale di grassi negli alimenti consumati e il rischio di morte a causa di una cardiopatia coronarica».

La curva del diagramma fa sicuramente una certa impressione, tuttavia si basa su un errore non da poco. Nel tracciarla, infatti, Keys prese in considerazione soltanto i dati provenienti da sei Paesi del mondo, pur avendo a disposizione le cifre relative a ventidue Paesi. Se fossero stati presi in considerazione tutti i dati disponibili, il rapporto tra il consumo di grassi e la morte per arresto cardiaco si sarebbe dimostrato inesistente. Se Keys «avesse incluso nella sua ricerca tutti i Paesi di cui disponeva i dati, non avrebbe potuto disegnare quella curva sul suo diagramma», afferma il medico svedese Uffe Ravnskov. «Ad esempio, negli Stati Uniti la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche era tre volte più alta che in Norvegia, anche se in entrambi i Paesi il consumo di grassi era all’incirca lo stesso».

I medici come Ravnskov non negano affatto che esista un rapporto tra i grassi nel sangue e le cardiopatie coronariche. Circa lo 0,2 per cento della popolazione soffre di ipercolesterolemia ereditaria: le persone affette da tale malattia hanno troppo pochi recettori di colesterolo integri. Il colesterolo quindi non può essere trasportato dal sangue alle cellule dell’organismo, per cui la colesterolemia aumenta. I valori vanno da 350 a 1.000 milligrammi per decilitro. Le persone che soffrono di questo disturbo sono esposte più di altre al pericolo di morire d’infarto cardiaco, perché si ammalano spesso di una grave forma di arteriosclerosi. Non è tuttavia sicuro che questa patologia sia paragonabile alla vera arteriosclerosi. Esami autoptici eseguiti su persone che soffrivano di ipercolesterolemia ereditaria hanno dimostrato che il colesterolo si deposita non solo nei vasi, ma in qualunque altro organo. «Molti organi sono letteralmente impregnati di colesterolo», dice Uffe Ravnskov. Perciò è sbagliato considerare valido il rapporto esistente tra colesterolo e arteriosclerosi per persone che hanno la colesterolemia «normale».

I programmi su larga scala studiati per educare la popolazione mentono quando inducono a credere che le teorie sul colesterolo oggi di moda, siano una realtà ormai acquisita nel campo della medicina. Molti medici nutrono seri dubbi riguardo al fatto che il colesterolo sia davvero il responsabile principale di tanti casi di infarto cardiaco. Già quando in Germania, nel 1990, venne fissato arbitrariamente il valore limite di 200, esperti come il cardiologo Harald Klepzig dell’lstituto tedesco di cardiologia di Francoforte sul Meno dichiararono di non essere d’accordo con quella decisione. Proprio quando la teoria sul colesterolo oggi in voga stava acquistando grande credito presso l’opinione pubblica, il dottor Klepzig dichiarò: «Saremmo lieti se potessimo disporre anche di un solo studio verificabile da cui risultasse che vite umane possono essere salvate con l’abbassamento del tasso di colesterolo. Invece non abbiamo nessuna difficoltà a trovare dieci studi che dimostrano che un calo dei lipidi corrisponde a una mortalità più elevata».

E Paul Rosch, presidente dell’American Institute of Stress e docente di medicina al New York Medical College, aggiunge: «Il lavaggio del cervello che ha subito l’opinione pubblica ha funzionato talmente bene che molte persone credono di essere in salute o di poter vivere più a lungo se hanno il tasso di colesterolo basso. Invece non c’è niente di più falso».

Il colesterolo è una componente molto importante del nostro organismo: il cervello ad esempio ne ha bisogno in grande quantità. Esso infatti è costituito di colesterolo per una percentuale che va dal 10 al 20 per cento. La maggior parte delle cellule del nostro corpo possono produrre esse stesse il colesterolo, se esso non è presente nei cibi. Ed è una fortuna, visto che senza questa molecola tanto vituperata le cellule morirebbero. Tuttavia, molte persone, non appena sentono la parola colesterolo, temono seriamente di dover morire anzitempo di arresto cardiaco. L’incubo del colesterolo fa andare di traverso a molti l’uovo che consumano durante il pasto o il burro che si spalmano sul pane, o mette in imbarazzo chi sta per mangiarsi una bella salsiccia. Soltanto nel 2001, più di un milione di persone che non si sentivano a posto con la coscienza si sono sottoposte al test della colesterolemia nell’ambito dell’«iniziativa per la salute». Come ci si poteva aspettare, è risultato che per più della metà delle persone esaminate il valore riscontrato era superiore al valore limite, fissato arbitrariamente a 200.

Le statine sono farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno agendo sull’enzima idrossimetilglutaril-CoA reduttasi, che converte la molecola del 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA in acido mevalonico, un precursore del colesterolo.

La presenza nell’organismo delle cosiddette statine impedisce che si formi in esso l’acido chiamato mevalonico, necessario per la sintesi del colesterolo. In questo caso le cellule dell’organismo debbono procurarsi il colesterolo dai cibi, per cui il tasso di colesterolo nel sangue diminuisce.

Questa caratteristica delle statine fa sì che esse siano un prodotto d’importanza capitale per l’industria farmaceutica. Le persone che possono averne bisogno sono moltissime: sono cioè tutti quegli individui il cui tasso di colesterolo è già stato definito troppo alto e che quindi hanno bisogno di cure. Si tratta di persone che, a parte il colesterolo alto, stanno bene di salute e quindi possono vivere tanto a lungo da dover assumere statine tutti i giorni per decenni. Le sostanze che impediscono la formazione del colesterolo si sono dimostrate vere e proprie macchine per far soldi sul mercato dei prodotti farmaceutici, soprattutto perché sono state brevettate e si possono acquistare soltanto a caro prezzo (all’incirca da uno a due euro per ogni dose giornaliera).

La Pfizer con la sua statina chiamata Lipitor conta di arrivare a un volume d’affari annuo di sette miliardi e mezzo di euro. Già oggi il Lipitor è il prodotto farmaceutico più venduto di tutti i tempi. Il prodotto concorrente, lo Zocor della ditta Merck & Co., arriva alla non meno impressionante cifra di sei miliardi di euro. Negli Stati Uniti il 5,4 per cento della popolazione adulta assume statine, e nel mondo si contano quarantaquattro milioni di consumatori.

Sherif Sultan e Niamh Hynes sono due medici ricercatori irlandesi, molto quotati nel loro campo. Il primo insegna chirugia vascolare ed endovascolare all’Università nazionale d’Irlanda di Galway. Il secondo dirige il dipartimento di chirurgia vascolare ed endovascolare della Gaway Clinic. Sultan e Hynes hanno prodotta una ricerca pubblicata sul “Journal of Endocrine and Metabolic Diseases” con il titolo: «Il lato oscuro delle statine». Nello scritto si legge: «L’industria delle statine, con tutto il suo indotto, assomma a venti miliardi di dollari all’anno. Stiamo osservando il dispiegarsi della peggiore tragedia medica di ogni tempo. È senza precedenti che il settore sanitario abbia involontariamente indotto una carenza di nutrienti mettendo in pericolo la vita di milioni di persone altrimenti sane».

Proseguono i due scienziati: «Il colesterolo è fondamentale per l’energia, l’immunità, il metabolismo dei grassi, la leptina, l’attività degli ormoni tiroidei, la sintesi epatica, l’intolleranza allo stress, la funzione surrenale, la sintesi degli ormoni sessuali e la funzione cerebrale. Il colesterolo è un requisito fondamentale per una serie enorme di funzioni corporee assolutamente critiche. Ovviamente, se il colesterolo si riduce, la salute ne risulta conseguentemente danneggiata: i livelli energetici si riducono, ci sono interferenze col metabolismo dei grassi, la tiroide può non funzionare in maniera regolare, la nostra capacità di far fronte allo stress viene indebolita, il funzionamento delle ghiandole surrenali viene alterato, le funzioni sessuale e riproduttiva ne soffrono, il nostro cervello viene danneggiato, il che vuol dire che qualsiasi aspetto della nostra esistenza potrebbe risentirne, compreso il funzionamento mentale, i processi autonomici, la coordinazione e ogni altra funzione, compresa quella cardiaca. Cinque studi prospettici hanno reso testimonianza del fatto che la terapia con statine non induce alcuna regressione del calcio coronarico e che l’evoluzione del calcio coronarico continua indipendentemente dal trattamento con statine».

Parlando dei benefici, Sultan e Hynes hanno notato che «le uniche persone che possano aver tratto giovamento dalle statine sono uomini di mezza età che avessero già subito attacchi di cuore. E questo vantaggio è minimo. Per questo insieme di uomini le statine producono meno benefici dell’aspirina». Gli autori citano anche studi che avevano dichiarato di aver dimostrato i benefici delle statine. Tuttavia, quando sono stati analizzati nuovamente da scienziati indipendenti, cioè scienziati che autenticamente non avevano legami con Big Pharma (la lobby delle multinazionali farmaceutiche), si è scoperto che i risultati rivendicati erano falsi. Anche quegli studi dimostravano che le statine effettivamente non inducevano nessun beneficio ma solo una grande quantità di danni. Anche l’industria dell’informazione è colpevole. Si pensi che questo studio è stato pubblicato più di due mesi fa e ancora non c’è stata praticamente nessuna copertura da parte dei media mainstream. Questa è una notizia che potrebbe salvare la vita di milioni di persone, eppure i media non se ne sono interessati. Sarà perché il proprietario del più vasto impero mediatico mondiale (Rupert Murdock) è anche proprietario di una multinazionale farmaceutica, la Viacom? O forse perché BigPharma è di gran lunga il maggior inserzionista pubblicitario del mondo?

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=87712&typeb=0

L’acqua e gli organismi viventi: intervista a Emilio Del Giudice

acqua
All’edizione 2011 del Convegno di apertura dell’evento interdisciplinare Le Connessioni Inattese. La Frontiera, L’Ignoto, L’Eresia, è stato presente il Prof. Emilio Del Giudice, medaglia Prigogine 2009, ormai famoso per i suoi studi in biofisica che, partendo dalla meccanica quantistica, hanno fatto luce sul fondamentale ruolo dell’acqua nella vita. Lo ha intervistato Roberto Germano, uno dei padri de Le Connessioni Inattese.

Roberto Germano: Ciao Emilio, è sempre un piacere ed un onore riaverti qui a Napoli, nella tua città natale. Tu hai studiato, fin dagli anni ’80 del secolo scorso, il fondamentale ruolo dell’acqua nella vita, utilizzando gli strumenti della Fisica e dell’Elettrodinamica Quantistica in particolare. Cominciamo con una domanda base: cos’è l’acqua? Si è capito abbastanza di questo liquido così diffuso? È davvero un insieme di palline, di molecole di H2O, che stanno insieme caoticamente?
Emilio Del Giudice – Grazie a voi di avermi invitato! Quanti giorni ho per rispondere a questa semplice domanda?! Scherzi a parte, è semplice rendersi conto che l’acqua ha un ruolo fondamentale nella vita. Il nostro corpo, come numero di molecole, è costituito da circa il 99% da molecole d’acqua; soltanto il restante 1% è costituto da molecole diverse dall’acqua (proteine, DNA, ormoni, vitamine, ecc…). Ci si può chiedere come mai i biologi finora hanno studiato l’1% e trascurato il 99%. La ragione è che esiste il preconcetto secondo cui la dinamica biologica è governata dalla chimica, cioè dal fatto che questo 1% di molecole si incontra, fa reazioni chimiche, e l’insieme di tutte queste reazioni chimiche da luogo alla dinamica biologica. Siccome le molecole d’acqua non fanno reazioni chimiche, vengono trascurate, come se fossero gli spettatori della partita: allo stadio 22 persone giocano e 60 000 guardano…

Come superare questo preconcetto? Sarà di certo difficilissimo. Ad esempio, ci sono voluti secoli per cogliere l’esistenza della pressione atmosferica…
Il trucco sta nel farci una domanda ingenua. Spesso sono proprio le domande ingenue che danno origine alle grandi scoperte. Nella visione attuale, posto che siano le molecole diverse dall’acqua che danno origine alla dinamica vivente, come fanno queste molecole a riconoscersi, a trovarsi e ad incontrarsi? Infatti, nella dinamica biochimica non ci sono errori, non ci sono incontri che danno luogo a specie molecolari non volute. Mentre in un reattore chimico industriale ci sono incontri di ogni genere, per cui oltre al prodotto che si vuole si producono anche i rifiuti. Ma allora deve esistere una sorta di “governo” delle reazioni biochimiche, un qualche agente fisico che dice alle molecole dove devono andare e chi devono incontrare.

La domanda apparentemente sciocca, come quelle che fa il tenente Colombo, ci sta iniziando a far intuire qualcosa… Quindi, qual è questo agente?
Si può senz’altro candidare a questo ruolo il campo elettromagnetico. Infatti esiste un teorema che dice che quando un campo elettromagnetico occupa una certa regione di spazio ed oscilla ad una certa frequenza, è capace di attirare in quella regione molecole che oscillino alla stessa frequenza (o a frequenze molto simili). C’è quindi un meccanismo selettivo di richiamo.

Ma chi produce questo campo elettromagnetico?
Negli ultimi anni, la risposta a questa domanda ha fatto cogliere il ruolo fondamentale dell’acqua. Le molecole d’acqua sono capaci di avere un’attività collettiva, cioè in metafora: le molecole dell’acqua liquida non sono una folla di oggetti indipendenti, ma sono come un corpo di ballo, cioè danno luogo ad un ordine, non di tipo spaziale, come in un cristallo, ma “si muovono” in modo definito. Poiché i campi magnetici sono prodotti dalle oscillazioni delle cariche elettriche, un’oscillazione di un gran numero di molecole in fase da luogo appunto ad un campo elettromagnetico ben definito. Ecco l’origine del campo elettromagnetico, che si comporta da governatore; ed ecco quindi anche il ruolo per i 60 000 dello stadio i quali, facendo la “ola”, fanno sì che i calciatori giochino meglio…

Ma, andando fuor di metafora, ci vuoi accennare a quali sono le evidenze sperimentali che è proprio così che vanno le cose?
Luc Montagnier, ad esempio, ha recentemente ottenuto risultati interessantissimi. Come sai bene ne ha parlato, poco dopo averli ottenuti, anche a Le Connessioni Inattese a Napoli, due anni fa. Montagnier ha lunga dimestichezza con i virus e il DNA: è premio Nobel per la medicina proprio per queste sue competenza sperimentali.

Seguendo anche lo schema con cui Montagnier illustra l’esperimento, ce lo puoi brevemente descrivere?
Montagnier pone in una provetta in acqua delle sequenze di DNA batterico; e poi – molto importante – diluisce via via con acqua. Una bobina prende i segnali elettromagnetici provenienti dalla provetta. Prima cosa importante è il fatto che più si diluisce più aumentano i segnali elettromagnetici! Quindi è l’acqua a regolarne l’intensità. Quali frequenze? Lo stabilisce il DNA. Infatti, l’acqua può oscillare su un grande numero di frequenze, ma è il partner con cui l’acqua se la sta facendo in quel momento che stabilisce quali.

Già questo è interessantissimo, e si capisce che Montagnier si è ispirato ai famosi esperimenti di Benveniste, che a suo tempo purtroppo furono incompresi.
Sì, infatti, Montagnier non ne fa mistero… Ma lui è andato oltre, e infatti la seconda parte dell’esperimento è quella più sconvolgente. Ebbene, cosa succede? Questi segnali vengono inviati ad un secondo recipiente con pura acqua distillata e, per evitare dubbi di contaminazione, la cosa è stata fatta anche per via telematica a centinaia di km di distanza.

Che succede nel recipiente di acqua pura esposto a questi segnali?
Gli sperimentatori aggiungono a quell’acqua pura le sostanze necessarie alla strutturazione del DNA, adenina, timina, citosina e guanina, più i necessari catalizzatori, le polimerasi, ecc… e cosa succede? Dopo un certo numero di ore (circa 20 ore) compare fisicamente lo stesso tipo di DNA da cui era stato estratto il segnale!!!

Eccezionale! Quindi, capire l’acqua fresca… aiuta a risolvere il mistero della vita?!
Eh sì! Ma, non solo, capire queste cose potrà permettere di dare origine ad una nuova industria chimica non inquinante, che si ispiri al caso biologico, in cui le molecole interagiscono in maniera precisa tra di loro senza generare composti a caso, e cioè in maniera altamente efficiente, a basso consumo energetico, e senza generare rifiuti inquinanti… E credo che l’Effetto Ossidroelettrico che hai da poco sperimentalmente evidenziato in PROMETE, cioè l’estrazione di corrente elettrica dall’acqua, mediata dalle molecole di Ossigeno, possa essere un primo passo in questa direzione. Infatti, gli organismi viventi riescono proprio grazie all’acqua a trasformare energia di basso grado (calore, infrarossi) in energia di alto grado (energia elettrica, energia chimica), appunto con questo tipo di meccanismi ancora non molto chiari ai più…

Dacci una previsione sull’applicabilità diffusa di queste metodiche.
Dipenderà soltanto dall’entusiasmo con cui ci si applicherà. Così come gli antichi romani avevano già conoscenze che sono diventate operative solo 1.500 anni dopo… Dipende da meccanismi economico-sociali, non da motivi scientifici.

Un po’ come nel caso del cuscinetto a sfere, già disegnato da Leonardo Da Vinci nel 1500 e poi riscoperto solo agli inizi del 1900!
Sì! Però c’è una nota ottimistica con cui vorrei concludere, legata al fatto che questo tipo di ricerche non richiede affatto finanziamenti enormi. Il primo esperimento di Montagnier sopra descritto fu condotto in Camerun, e non a New York o a Parigi, le città in cui Montagnier normalmente vive. L’attuale mancanza di finanziamenti alla ricerca forse non ha effetti totalmente negativi, perché obbligherà i ricercatori a fare cose così intelligenti che si possano fare senza soldi….

Bibliografia
E. Collini, C. Y. Wong, K. E. Wilk, P. M. G. Curmi, P. Brumer, G. D. Scholes, “Coherently wired light-harvesting in photosynthetic marine algae at ambient temperature”, Nature 463, 644-647 (2010).
N. Marchettini, E. Del Giudice, V. L. Voeikov, E. Tiezzi
“Water: A medium where dissipative structures are produced by a coherent dynamics”,
J. Theo. Bio. 265, 511-516 (2010).
A. Kurcz, A. Capolupo, A. Beige, E. Del Giudice, G. Vitiello, “Energy concentration in composite quantum systems”, Phys. Rev. A 81, 063821 (2010).
E. Del Giudice, G. Vitiello, “Role of the electromagnetic field in the formation of domains in the process of symmetry-breaking phase transitions”, Phys. Rev. A 74, 22105 (2006).
E. Del Giudice, R. M. Pulselli, E. Tiezzi, “Thermodynamics of irreversibile processes and Quantum Field Theory: An interplay for the understanding of ecosystem dynamics”, Ecol. Model. 220, 1874-1879 (2009).
A. Tedeschi, “Is the living dynamics able to change the properties of water?”, International Journal of Design & Nature and Ecodynamics, 5(1), 60–67 (2010).
R. Germano et al., “Oxhydroelectric Effect: Electricity from Water by Twin Electrodes”, Key Engineering Materials, 495, 100-103 (2012).
R. Germano et al., “Oxhydroelectric Effect: oxygen mediated electron current extraction from water by twin electrodes”, Journal of Optoelectronics and Advanced Materials (in corso di pubblicazione).
L. Montagnier, J. Aissa, S. Ferris, J. Montagnier, C. Lavallée, “Electromagnetic Signals Are Produced by Aqueous Nanostructures Derived from Bacterial DNA Sequences”, Interdiscip. Sci. Comput. Life Sci., 1:81-90 (2009).
L. Montagnier , J. Aissa, E. Del Giudice, C. Lavallée, A. Tedeschi and G. Vitiello, “DNA , Waves and water”, “Journal of Physics: Conferences Series”, The proceedings of DICE 2010: Space, Time, Matter – Current Issues in Quantum Mechanics and Beyond, 2011 (in corso di pubblicazione).

Abbiamo intervistato Emilio Del Giudice Fisico teorico. Ricercatore INFN a Milano, ora in pensione, è membro dell’International Institute of Biophysics di Neuss in Germania. Ha lavorato presso il MIT di Cambridge, USA e presso il Niels Bohr Institute di Copenhagen. I suoi interessi scientifici riguardano prevalentemente la teoria quantistica dei campi, e lo studio delle proprietà collettive della materia, per fare luce sulla natura della vita. E’ autore di numerosissimi articoli scientifici. E’ stato insignito della Prigogine Medal 2009.

Per approfondire
Metodo WHITE e HadoShiatsu
Il Prof.Emilio Del Giudice (INFN, Milano) è pubblicato online sul Journal of Physics con il recente lavoro “The interplay of biomolecules and water at the origin of the active behavior of living organisms”. Scritto insieme a Giuseppe Vitiello, fisico teorico (Univ. Salerno), Alberto Tedeschi, studioso delle dinamiche coerenti dell’acqua (metodo WHITE) e
Patrizia Stefanini, fisica che studia le dinamiche biofisiche dello shiatsu (HadoShiatsu), il paper illustra il metodo WHITE che per permette di ottenere acqua biologica supercoerente e la sua rilevanza sulla salute, la materia
vivente e gli ecosistemi e HadoShiatsu, una innovativa pratica della medicina tradizionale cinese che utilizza principi della fisica quantistica.
Il download del paper è libero al seguente link:
http://iopscience.iop.org/1742-6596/329/1/012001/

Roberto Germano – 05/08/2013

Statine: la più grande frode medica di tutti i tempi

Ho trovato questo articolo di grande interesse sia per la diffusione mondiale di questo farmaco, ed il suo peso economico, sia perchè viene prescritto sempre più frequentemente. Le alternative naturali ovviamente ci sono, e funzionano anche bene. Vi riporto il testo commentato in italiano tradotto da Stefano Pravato per http://www.comedonchisciotte.org. La  fonte consultabile in inglese

 

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STATINE: LA PIU’ GRANDE FRODE MEDICA DI TUTTI I TEMPI

– DI HEIDI STEVENSON –

Un nuovo studio chiarisce che le statine sono la più grande frode medica di tutti i tempi. I loro presunti benefici sono falsi. La quantità dei danni che fanno è sconcertante, provocando la devastazione di milioni di vite e la loro fine. Quel che è peggio è che era tutto prevedibile, ma gli studi sono stati progettati per nascondere la verità. I media, gli enti sanitari e i medici hanno fornito, tutti insieme, la copertura a Big Pharma. Dopo tutto, c’era un gruzzolo da spartire.

Le statine sono uno dei farmaci su prescrizione più pericolosi, i cui rischi erano evidenti ancor prima della commercializzazione. Tuttavia esse sono tra i farmaci più venduti di sempre. Alla fine, la scienza autentica ha preso in considerazione gli effetti negativi e la mancanza di benefici documentando quella verità che era evidente fin dall’inizio:

Le statine sono la più grande truffa medica mai perpetrata.

 In una nuova analisi scientifica dei dati disponibili troviamo, testualmente: “L’industria delle statine, con tutto il suo indotto, assomma a 20 miliardi di dollari all’anno. Stiamo osservando il dispiegarsi della peggiore tragedia medica di ogni tempo. E’ senza precedenti che il settore sanitario abbia involontariamente indotto una carenza di nutrienti mettendo in pericolo la vita di milioni di persone altrimenti sane”

L’unico punto su cui posso non essere d’accordo è l’affermazione che la pagliacciata delle statine sia stata in qualche modo “involontaria”. Infatti non c’è assolutamente alcuna scusante per quanto è successo. Gli autori dello studio, Sherif Sultan e Niamh Hynes, hanno redatto un documento che condanna in maniera assoluta l’uso di statine. Non solo condannano il medicinale, ma condannano anche la pseudo scienza che vi sta dietro. Benché essi non lo affermino apertamente, e ovviamente non potevano correre un tale rischio, in pratica non c’è modo di aggirare il fatto che la scienza di supporto alle statine è stata in gran parte fraudolenta e che la frode è stata perpetrata da Big Pharma.

 Ma cosa riferisce precisamente lo studio?

 Sultan e Hynes hanno recensito un gran numero di studi, utilizzando Pubmed, EM-BASE, e il data base Cochrane per trovarli. Si sono concentrati principalmente su studi clinici, meta-analisi e studi randomizzati controllati su larga scala. L’intera lista degli studi considerati si trova nel loro articolo, che si può leggere liberamente in quanto non è celato da nessun filtro a pagamento. Affermano:

 “Ci sembra di essere cascati nella trappola del marketing e di aver ignorati i fastidiosi effetti collaterali per quanto riguarda gli inibitori della HMG-CoA reduttasi”

Il “Ci” cui gli autori si riferiscono è l’industria medica. Gli inibitori della HMG-CoA reduttasi sono le statine. La loro funzione è quella di interferire con la HMG-CoA, che è una molecola precursore del colesterolo. Naturalmente, lo scopo di una statina è ridurre il colesterolo, compito che assolvono. Dunque, qual è il problema? Come dicono gli autori: “Il colesterolo è fondamentale per l’energia, l’immunità, il metabolismo dei grassi, la leptina, l’attività degli ormoni tiroidei, la sintesi epatica, l’intolleranza allo stress, la funzione surrenale, la sintesi degli ormoni sessuali e la funzione cerebrale.”  Il colesterolo è un requisito fondamentale per una serie enorme di funzioni corporee assolutamente critiche. Ovviamente, se il colesterolo si riduce, la salute ne risulta conseguentemente danneggiata:

• I livelli energetici si riducono.

• Ci sono interferenze col metabolismo dei grassi.

• La tiroide può non funzionare in maniera regolare.

• La nostra capacità di far fronte allo stress viene indebolita.

• Il funzionamento delle ghiandole surrenali viene alterato.

• Le funzioni sessuale e riproduttiva ne soffrono.

• Il nostro cervello viene danneggiato, il che vuol dire che qualsiasi aspetto della nostra esistenza potrebbe risentirne, compreso il funzionamento mentale, i processi autonomici, la coordinazione e ogni altra funzione, compresa quella cardiaca. Semplicemente non c’è nessuna scusa per non vedere che, non solo c’è un evidente rischio inerente alle statine, ma che sarebbe oltremodo sorprendente se non producessero danni.

 I Benefici delle Statine

 Parlando dei benefici, gli autori hanno notato che le uniche persone che possano aver tratto giovamento dalle statine sono uomini di mezza età che avessero già subito attacchi di cuore. E questo vantaggio è minimo. In realtà, gli autori sottolineano che per questo insieme di uomini le statine producono meno benefici dell’aspirina. Si prega di notare che Gaia Health [sito originale n.d.T.] non sostiene nemmeno l’aspirina come trattamento per le malattie di cuore. In effetti, le statine non producono un briciolo di beneficio a nessuno e in nessun modo.

Gli Effetti Negativi delle Statine

 Per ogni 10.000 individui in buona salute che assumano statine, gli autori hanno trovato che:

 • 307 ulteriori pazienti soffrono di cataratta.

• 23 ulteriori pazienti sviluppano insufficienza renale acuta.

• 74 ulteriori pazienti accusano disfunzione epatica.

• Le statine aumentano l’affaticamento muscolare del 30% e causano una incidenza dell’ 11,3% di rabdomiolisi ad alte dosi

• Dichiarano inoltre, “Per di più, (la terapia con statine) induce miopatia infiammatoria, inclusa la miopatia necrotizzante autoimmune con immunosoppressione e la miopatia correlata alla statina può durare per 12 mesi.”

Essi sottolineano inoltre che le statine provocano la disfunzione erettile, e che i giovani sottoposti a statine a basse dosi decuplicano il rischio di disfunzione erettile. Al di là di tutti questi effetti negativi:

 • Secondo il sistema di segnalazione delle reazioni avverse della FDA, circa 40 su 10.000 delle segnalazioni per le statine sono per malattia polmonare interstiziale, che provoca cicatrici polmonari che non sono quasi mai reversibili.

• Le statine causano iperglicemia post prandiale nei diabetici e anche nei non diabetici

• Le statine “inducono il diabete conclamato di tipo 2 nelle donne”.

• Le statine aumentano il rischio di sviluppare l’HbA1c in persone con e senza diabete. HbA1c è una condizione che provoca l’adesione del glucosio all’emoglobina, cosa che è un indicatore di ulteriori complicazioni nei casi di diabete.

• Le statine prescritte agli anziani provocano un aumento del 9% di diabete.

• Le statine possono provocare insulino-resistenza.

• Esiste una correlazione tra malattia di Parkinson ed bassi livelli di colesterolo, il che coinvolge chiaramente le statine.

• E’ stata scoperta una correlazione tra le statine e la cataratta ad esordio precoce. Gli utilizzatori di statine potrebbero avere il 50% in più di probabilità di sviluppare la cataratta precoce.

Ecco il più sconvolgente rischio per la salute presentato dalle statine:

 “L’uso di statine è associato ad un aumento della prevalenza e della portata della calcificazione delle placche coronariche. Ironicamente, per un farmaco che è stato commercializzato per abbassare il rischio di malattie cardiovascolari, il Confirm Registry [studio del 2012 citato nell’articolo dei due scienziati, ndT] ha identificato una forte associazione delle statine nella progressione delle caratteristiche della placca coronarica.”

Questa non è solamente ironia. Le statine aumentano il danno che si suppone dovrebbero diminuire! In relazione a questo particolare rischio cardiaco, gli autori hanno anche scoperto che:

 “L’uso di statine è stato correlato con una maggiore incidenza di stenosi grave delle arterie coronarie e con l’aumento del numero di vasi coronarici che hanno sviluppato coronaropatia ostruttiva. Inoltre, l’uso di statine è stato collegato a un aumento della prevalenza e della portata della placca mista calcifica. Cinque studi prospettici hanno reso testimonianza del fatto che la terapia con statine non induce alcuna regressione del calcio coronarico e che l’evoluzione del calcio coronarico continua indipendentemente dal trattamento con statine”.

Cioè, le statine aumentano il restringimento delle arterie coronarie, cosa che può solo aumentare il rischio di attacchi di cuore. Esse aumentano lo sviluppo di malattia coronarica ostruttiva. Le statine possono aumentare placche arteriose calcio-correlate. Le statine producono anche un significativo aumento del rischio di cancro e disfunzioni neurodegenerative negli anziani. Gli autori proseguono a elencare ulteriormente, ma noi di cosa abbiamo ancora bisogno? Le statine sono farmaci distruttori di salute.

 Nascondere Intenzionalmente i Fatti

 Lo studio sottolinea che le statine possono aumentare di 1,6 volte il rischio di tumori della cute non melanomatosi. Gli autori hanno poi dichiarano: “Per ragioni sconosciute, dopo queste pubblicazioni, il carcinoma a cellule squamose è stato escluso in tutti i successivi studi sulle statine.”

L’unico modo di interpretare questo fatto è che l’industria delle statine vuole evitare ulteriori conferme che le statine causano il cancro della pelle. O ci sono altre spiegazioni? Gli autori citano anche studi che avevano dichiarato di aver dimostrato i benefici delle statine. Tuttavia, quando sono stati analizzati nuovamente da scienziati indipendenti, cioè scienziati che autenticamente non avevano legami con Big Pharma, si è scoperto che i risultati rivendicati erano falsi. Anche quegli studi dimostravano che le statine effettivamente non inducevano nessun beneficio ma solo una grande quantità di danni.

 I Complici del Crimine

 È già abbastanza disdicevole che Big Pharma produca studi, che possono solo definirsi scienza spazzatura, per dare l’impressione che le statine siano efficaci e sicure. È ovviamente una cosa fraudolenta e tutti coloro che hanno volontariamente preso parte a tali studi, finanziandoli oppure eseguendoli, dovrebbero essere perseguiti penalmente. Non vi è alcun modo per aggirare il fatto che, per lo meno, molte di queste persone sono colpevoli di omicidio colposo, avendo fornito prove false sia di efficacia che di sicurezza.

 Media

 Anche l’industria dell’informazione è colpevole. Si pensi che questo studio è stato pubblicato più di due mesi fa e ancora non c’è stata praticamente nessuna copertura da parte dei media mainstream. Questa è una notizia che potrebbe salvare la vita di milioni di persone, eppure i media non se ne sono interessati. Chiaramente, non sono interessati alle vere notizie, ma ai resoconti finanziari dei loro proprietari. Ogni corporazione dei media negli Stati Uniti è di proprietà di un’altra società che possiede anche almeno una grande società farmaceutica oppure è controllata da una persona che vi è grandemente coinvolta. Per esempio:

 • News Corporation possiede Viacom.

• Rupert Murdoch ha fondato News Corporation.

• Murdoch siede nel direttivo di GlaxoSmithKline (GSK).

Se ciò non bastasse, si consideri anche che l’industria farmaceutica è, di gran lunga, il maggior inserzionista sui media mainstream. Ipotizzare che i mezzi di informazione non siano stati complici è ingenuo oppure volutamente fuorviante. I media hanno stabilito chiaramente che il loro compito istituzionale, fornire le informazioni di cui il pubblico ha bisogno, non è compito loro.

 Enti Sanitari

 Le agenzie che dovrebbero proteggerci dai prodotti nocivi per la salute, come la FDA, il CDC e il NIH, sono state tutte complici nella promozione delle statine. Tutt’ora, il CDC raccomanda fortemente l’uso di statine. La FDA non fa altro che aggiungere avvisi ai foglietti illustrativi delle statine, uno sforzo del tutto privo di senso e che non ha mai avuto un effetto significativo sulle vendite dei farmaci. Il NIH afferma: “Le statine sono relativamente sicure per la maggior parte delle persone.” E’ ovvio che le nostre agenzie sanitarie agiscono quasi esclusivamente come agenti commerciali di Big Pharma.

 Medici

Infine, ma certamente non meno importanti, ci sono i medici che prescrivono le statine. Essi tendono a sostenere che non è colpa loro, che possono solo adeguarsi agli studi. Ma la realtà è che il loro lavoro è proprio quello di frapporsi tra i loro pazienti e i farmaci pericolosi. Se non sono in grado o non vogliono fare il loro lavoro, ed è chiaramente il caso di qualcuno di loro quando prescrive le statine senza informare i pazienti dei rischi e della quasi totale mancanza di beneficio, allora non sono diversi da quelli che producono pseudo scienza, scienza spazzatura, o addirittura scienza fraudolenta per sostenere questi veleni. Come minimo, sono colpevoli di non aver ottemperato al loro dovere nei confronti dei loro pazienti. Potrebbero anche essere responsabili di omicidio colposo quando qualsiasi paziente muoia a causa della loro mancanza di diligenza.

 La più grande truffa medica di sempre

 Le statine sono la più grande frode medica di tutti i tempi. Doveva essere noto fin dall’inizio che con ogni probabilità avrebbero prodotto una grande quantità di danni. Come rimarcano gli autori, le statine interferiscono con la produzione di colesterolo, provocando così un deficit nelle funzioni metaboliche che sono necessarie per la vita. Non vi è, pertanto, nessuna scusa per i ricercatori di non aver saputo. Non ci sono scuse per i mezzi di informazione per non avere fatto la ricerca che avrebbe svelato la frode in atto. Non ci sono scuse per le aziende sanitarie che hanno approvato le statine o quelli che le promuovevano. Non potevano non avere le informazioni pertinenti. E, infine, non ci sono scusanti per i medici, perché avrebbero dovuto sapere. Non avendolo fatto sono stati negligenti nel loro dovere. Tutte le persone coinvolte nello sviluppo, il marketing, l’approvazione, la promozione e la prescrizione delle statine sono colpevoli di aver messo in atto la più grande frode medica di tutti i tempi. Conteggiare il numero esatto delle vittime è probabilmente impossibile, ma non ci sono dubbi che la stima sia di diversi milioni.

1. The Ugly Side of Statins. Systemic Appraisal of the Contemporary Un-Known Unknowns; Journal of Endocrine and Metabolic Diseases; Sherif Sultan and Niamh Hynes; doi:10.4236/ojemd.2013.33025.
http://file.scirp.org/Html/3-1980073_34065.htm

Heidi Stevenson
Fonte: http://gaia-health.com/gaia-blog/2013-09-18/statins-are-the-greatest-medical-fraud-of-all-time-study-reports/
Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da STEFANO PRAVATO