L’Ascorbato di Potassio

L’Ascorbato di Potassio

L’ascorbato di potassio è un sale derivato dalla vitamina C che risulta totalmente atossico e privo di effetti collaterali.

Il composto si ottiene estemporaneamente in soluzione acquosa acido ascorbico (150 mg) e bicarbonato di potassio (300 mg di cui 117 mg di potassio) ed ha un pH che, nel giro di poco più di un minuto, tende alla neutralità. I componenti vanno sciolti in 20 cc di acqua (circa due dita) senza utilizzare il cucchiaino metallico (potenziale rischio di ossidazione dell’acido ascorbico).

L’ascorbato di potassio è legato agli studi ed alle ricerche del biochimico fiorentico Gianfrancesco Valsé Pantellini, e la sua “storia” è iniziata nel 1948 quando un orafo, amico dello stesso Dott. Pantellini, malato di cancro inoperabile allo stomaco ebbe dei risultati inaspettati ed assolutamente straordinari assumendo delle limonate in cui per errore inseriva del bicarbonato di potassio invece dell’usatissimo bicarbonato di sodio. Per circa vent’anni Pantellini ha studiato ed analizzato il problema, arrivando a fare due pubblicazioni specifiche nel 1970 e nel 1974 (Rivista di Patologia Medica).

I processi ossidativi, legati alla presenza dei radicali liberi, sono coinvolti nella promozione e nello sviluppo del cancro. La causa principale del meccanismo di stress ossidativo sono i radicali liberi. cioè sostanze con elevata reattività chimica. Gli organismi viventi tendono a mantenere costante la concentrazione di questi agenti ossidanti per poter garantire i normali processi biologici.
Sulla base degli studi del Dott. Pantellini, siamo convinti che lo stress ossidativo danneggi le strutture della membrana cellulare, in particolare l’ATP-asi sodiop/potassio (la cosiddetta pompa Na/K). Questo fatto comporta una depolarizzazione (inizialmente lieve) ed una sempre maggiore alterazione del meccanismo di trasporto attivo di questi due elettroliti che hanno funzioni molto diverse ma fondamentali nell’economia cellulare (uno, il potassio, regolatore principale dei processi metabolici intracellulari, attraverso la salificazione reversibile dei gruppi amminici ed imminici di enzimi e proteine in ambiente lievemente acido, e l’altro, il sodio, regolatore principale della riserva alcalina dell’organismo a livello extracellulare , con salificazione reversibile dei gruppi carbossilici di enzimi e proteine in ambiente lievemente basico). In tal modo abbiamo una sempre maggiore modificazione dell’ambiente acido-base e delle reazioni do ossido-riduzione fra le molecole citoplasmatiche.

Siamo convinti che questo fatto costituisca il meccanismo di innesco per la mutazione della cellula in senso cancerogeno. Infatti, studi pubblicati negli anni ‘30 da parte di Moraveck e Kishi in relazione al sarcoma di Rous, hanno evidenziato che la cellula neoplastica è carente di potassio e ricca di sodio con uno sbilanciamento che cresce con l’aumentare della degenerazione cellulare.

Questo fatto sembra essere un denominatore comune in tutte le patologie neoplastiche, verificabile anche attraverso un’attenta valutazione dei 4 elettroliti ematici (sodio, calcio, potassio, magnesio).

Il meccanismo descritto risulta molto pericoloso per la cellula, in quanto:

  • innesca un rapido trasferimento di calcio dai depositi intracellulari (mitocondri), che potrebbe essere responsabile della spinta mitogenica;
  • permette un trasporto rilevante di glucosio nel citoplasma, per il sinporto con il sodio, con una velocità che aumenta con la sempre maggiore alterazione della pompa sodio/potassio (unico elemento di controllo attivo sui due elettroliti).

Questi processi inducono una modificazione nella respirazione cellulare, con riduzione della fosforilazione ossidativa ed aumento sostanziale della glicolisi. Viene incrementata anche la produzione di acido lattico formato per riduzione dal piruvato. Inoltre, lo stesso piruvato è un inibitore dell’entrata in fase S della mitosi e la sua costante diminuzione nel citoplasma (per conversione in acido lattico) rimuove tale blocco sulla mitosi, spingendo la cellula verso una proliferazione incontrollata.

Abbiamo quindi una modificazione del pH intracellulare, che tende a diventare lievemente alcalino, e della stessa respirazione cellulare con una sostanziale modifica del ciclo di Krebs.

L’insieme di questi fatti tende a tradursi in una alterazione di forma e d’azione delle proteine e degli enzimi citoplasmatici, portando ad una polimerizzazione dell’RNA e con un trasferimento di informazioni non corrette fra “periferia” e “centrale operativa” (DNA). In tal modo arriviamo alla mutazione del DNA nucleare ed alla cancerogenesi.

In conclusione, l’ulteriore ipotesi di lavoro su cui stiamo lavorando è che la degenerazione non nasca da un danno diretto sul DNA nucleare ma da un problema nel citoplasma, cioè il danno avverrebbe a livello periferico (membrana cellulare). Questo significherebbe che realmente il funzionamento del DNA può essere fortemente influenzato dalle varie componenti dallo stesso ambiente cellulare oltreché dai segnali cellula-cellula.

Dall’esperienza e dai dati del Dott. Pantellini prima e della Fondazione adesso, l’ascorbato di potassio anche e soprattutto nella nuova formulazione con ribosio sembra interferire in modo importante con questo processo, proteggendo la cellula contro lo stress ossidativo ed inibendo il meccanismo di proliferazione incontrollata.

Questi fatti possono essere messi in relazione con la proprietà di carrier dell’acido ascorbico per il potassio (e con l’attività catalitica del ribosio nella “nuova” formulazione), come conseguenza della sua struttura eterociclica, insieme ad un’azione antiossidante.

L’azione del composto è legata alle caratteristiche del potassio (catione guida e regolatore metabolico a livello intracellulare) ed all’azione di “carrier” della vitamina C (svolge nel caso specifico una funzione simile a quella della pompa sodio/potassio).

L’immissione di potassio all’interno di una cellula cancerosa può indurre la corrispondente fuoriuscita di sodio (e quindi del glucosio) dall’ambiente intracellulare. In questo modo possiamo ottenere:

  • una nuova modificazione del pH locale intracellulare;
  • una rapida diminuzione delle riserve nutritive, riducendo la glicolisi e reintroducendo un blocco potenziale sulla mitosi; così sembra possibile inibire il processo di proliferazione incontrollata.

Inoltre, l’ascorbato di potassio può operare efficacemente anche a livello di prevenzione, avendo l’obiettivo di mantenere costanti i livelli intracellulari di potassio. Infatti, come detto precedentemente, gli squilibri di questi livelli intracellulari con “intrusione” del sodio dalla regione extracellulare sarebbero responsabili (o comunque altamente implicati) della catena di eventi che può portare alla trasformazione della cellula in senso neoplastico.

L’assunzione preventiva di ascorbato di potassio ha quindi l’obiettivo di “proteggere” la cellula dal rischio di degenerazione.

Negli ultimi anni, la formula è stata arricchita con il ribosio che svolge attività catalitica aumentando la velocità del processo con cui viene trasferito potassio nelle cellule.
Per ulteriori chiarimenti aprire la sezione dedicata.

L’assunzione preventiva del composto negli adulti, in linea generale, ne prevede la somministrazione di una dose al giorno, la mattina a digiuno (salvo diversa indicazione sulla base dei parametri ematochimici).

In presenza di patologia oncologica, in linea generale, si consiglia la somministrazione di tre dosi giornaliere (la mattina a digiuno, 15 minuti prima di colazione, e 45 minuti prima di pranzo e cena).

È sempre opportuno che venga fatta una valutazione da personale competente per suggerire le dosi più idonee caso per caso.

Dr. Guido Paoli
Responsabile Scientifico

Fondazione Valse’ Pantellini per la Ricerca e lo Studio delle malattie degenerative

http://www.pantellini.org/?page_id=26

 

Annunci

Cancro: statistiche ufficiali e cure alternative

Pubblico volentieri le interessanti note di Daniela Coin che ho letto sul blog La Stella poichè possono essere motivo di riflessione e spunto per ulteriori ricerche ed approfondimenti. Contrario da sempre ad ogni estremismo intellettuale, conoscere non è tifare per una squadra piuttosto che per l’altra, penso che ogni elemento che aiuti la ricerca verso la consapevolezza, soprattutto quando ciò riguarda la salute, non sia da trascurare.

Germoglio

Le persone sono così abituate a delegare la loro vita ad altri che, anche in vista di una malattia, tendono ad evitare di informarsi in prima persona, preferendo lasciare tutto in mano a qualcuno che, anche se medico, di fatto spesso può non essere competente o informato a sufficienza. Ma, anche lo fosse, va sempre detto che i protocolli medico sanitari vanno rispettati e dunque, di fatto, le cure alternative non possono essere consigliate dagli stessi oncologi del servizio pubblico.
Il motivo per cui le cure alternative non vengono ufficializzate è, a quanto dicono, che non sono sicure e non hanno dato risultati significativi. Pochi sanno che la chemioterapia ha una percentuale di successo (guarigione) del 1,5% circa (dipende dalle statistiche) e che è ancora in fase sperimentale (da più di cinquant’anni). Per non parlare del giro economico che crea la sanità a favore di chi produce queste terapie.
Il dottor Nacci, durante l’intervento “Chemioterapia : le statistiche ufficiali di guarigione e di sopravvivenza” Trieste, 21 aprile 2009 tratta dal suo libro “Diventa Medico di Te Stesso” – Ed. Italo Svevo, afferma quanto segue:
(Cito dall’articolo su Mednat.org : CHEMIOTERAPIA, STATISTICHE UFFICIALI)
Qualsiasi forma di chemioterapia causa un grave danno alle condizioni fisiche di coloro che si espongono all’azione di questi ”farmaci cito-tossici” che entrano nel circolo sanguigno tramite iniezione e/o fleboclisi endovenosa (oppure per assorbimento indiretto dallo stomaco o dalla mucosa intestinale). Questo tipo di trattamento è quindi diverso dalla Chirurgia o dalla Radio-Terapia, che concentrano invece i loro effetti su punti o aree specifici del corpo umano (terapie “mirate”).
Negli ospedali si fa ricorso alla Chemioterapia quando c’è la possibilità che le cellule tumorali possano essere presenti in altre zone dell’organismo oltre alla sede del tumore primario. Ma raramente la Chemioterapia garantisce un periodo di sopravvivenza di almeno 5 anni, indicato impropriamente come “periodo di cura”. La Chemioterapia, in genere, arresta temporaneamente l’anomala crescita cellulare, oppure può alleviare il dolore per qualche tempo, o allungare di poco il tempo di sopravvivenza.
Raramente si può parlare di” remissione”: ad esempio, nel 1986, sul British Medical Journal, Kearsley prendeva in considerazione il cancro in fase avanzato del polmone, dell’intestino, della mammella, della prostata, della testa e del collo, della vescica, quello endometriale e infine quello pancreatico, dimostrando già allora il sostanziale fallimento di questo approccio terapeutico, essendo la Chemioterapia curativa solo nel 6% dei casi su oltre 785.000 casi studiati, e nel 13% di tutti i casi di cancri (356.250) considerati “curabili.
[Kearsley J.H.: Cytotoxic chemotherapy for common adult malignancies: “the emperor’s new clothes” revisited, British Medical Journal, Vol. 293, 1986, pp.: 871-876 VEDI ALLEGATO].
Esistono circa 60-70 farmaci citotossici in commercio in tutto il mondo.
Alcuni di questi causano meno problemi di altri come: insonnia, spossatezza, diarrea, alopecia, stomatite, leucopenia, piastrinopenia, anemia, nausea, vomito…
Questi sono gli effetti collaterali immediati e conosciuti perchè visibilmente riscontrabili.
Ciò di cui raramente si parla sono gli effetti più gravi e più duraturi, le cui conseguenze deteriorano profondamente la vita del paziente e il decorso stesso della sua malattia, rendendo inutili persino le terapie basate sull’immuno-stimolazione dei linfociti Natural Killer, sull’attività apoptosica e detossificante di estratti di piante mediche.
Questi danni profondi e irreversibili, di cui raramente si discute, sono i seguenti:
1) grave riduzione, stabile e duratura, del numero di particolari tipi e sottotipi di globuli bianchi, indispensabili alla risposta immunitaria specifica contro il tumore.
2) mutazioni cellulari di tipo somatico, con comparsa di altri tumori secondari e/o metastasi
3) mutazioni cellulari di tipo germinale (testicoli oppure ovaie), con comparsa di sterilità, aborti o di bimbi malformati in quei casi di genitore sopravvissuto alla Chemioterapia e al Cancro.
4) accelerazione della crescita del tumore, anzichè una sua riduzione, con comparsa di resistenza crociata del tumore ad altri veleni (pompa glicoproteica di membrana).
La Chemioterapia è quindi controindicata in maniera assoluta in qualsiasi forma di associazione alla Immuno-Terapia. La Chemioterapia è infatti gravemente depletoria soprattutto nei confronti dei linfociti, di cui è stata riconosciuta la buona capacità di identificazione e di distruzione di masse tumorali mediante Immuno-Terapia specifica anti-neoplastica.
Si può infatti affermare che saranno solo e soltanto le difese immunitarie del paziente stesso a risolvere la patologia neoplastica, portandolo così ad una completa guarigione dal Cancro.
La Chirurgia e la Radioterapia devono essere considerate soltanto come tecniche o metodiche d’appoggio capaci di eliminare una certa quota della massa tumorale primitiva e delle sue metastasi, fermo restando che nessuna di queste due componenti deve essere considerata causa di guarigione finale del paziente dal tumore: l’eventuale ed effettiva guarigione del paziente dal proprio tumore dipenderà solo e soltanto dalla capacità delle difese immunitarie (Immunoterapia) di riconoscere e distruggere in maniera selettiva e radicale il tumore stesso.
L’Immunoterapia nega pertanto alla Chemioterapia qualsiasi valenza curativa e di guarigione nei confronti del tumore. […]
Si può pertanto affermare che è stato già dimostrato in letteratura medica il fallimento sostanziale della Chemioterapia per quasi tutte le forme tumorali: la Chemioterapia riduce la massa tumorale, sia pure al gravissimo prezzo di arrecare danni estesi a tutti gli organi e ai tessuti del paziente, determinando: – insufficienza midollare (con la conseguenza di infezioni e di caduta di difesa immunitaria contro il tumore stesso); – insufficienza epatica e renale; – possibile evoluzione in fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria; – danni cardiaci e ai vasi ematici; – leucemie e cancri secondari in percentuale variabile.
In ogni caso, la ripresa neoplastica avviene quasi sempre, spesso caratterizzata da resistenza crociata delle cellule tumorali ad altri farmaci chemio-terapici, in cicli di Chemioterapia successiva di seconda o terza linea, fino ad essere definita alla fine, in termini del tutto inappropriati, “Chemioterapia di salvataggio“: in realtà una Chemioterapia finale e distruttiva, eseguita con farmaci chemioterapici di vario tipo, che non riescono mai a salvare il paziente, né tanto meno a condurlo a guarigione effettiva.”
Nel 1975, il prof. Hardin Jones, dell’Università della California, dimostra per la prima volta, in uno studio su ampia scala durato 23 anni, che per gli ammalati di Cancro che si sono rifiutati di sottoporsi a Chirurgia, Radio-Terapia, e Chemioterapia, (comunque con alimentazione libera, senza diete particolari), la sopravvivenza media è di 3-4 volte più alta, rispetto a quelli che si sono sottoposti a trattamenti medici standard come Chirurgia, Radio-Terapia e Chemioterapia[Walter Last, “The Ecologist, vol. 28, No. 2, marzo/aprile 1998]. […]
Ancora, nel 1990, il prof. Ulrich Abel, dell’’Università di Heidelberg affermava:”…sebbene i farmaci chemioterapici portino ad una “risposta”, cioè ad una diminuzione di massa del tumore, questa riduzione non produce un prolungamento della sopravvivenza del paziente; anzi, il cancro ritorna più aggressivo di prima, poiché la Chemio favorisce la crescita di ceppi tumorali resistenti. Inoltre la Chemio danneggia gravemente le difese dell’organismo, tra cui il sistema immunitario, spesso i reni e il fegato….”. Secondo i dati presentati dal dott. Abel, i pazienti trattati con Chemioterapia hanno risultati significativamente minori, in termini di sopravvivenza, rispetto a pazienti trattati con la medicina convenzionale, raggruppati e confrontati per tipo e stadio di tumore.
Abel afferma:“…Un’analisi bilanciata e imparziale della letteratura medica mostra un indice di successi terapeutici quasi nullo nei trattamenti impiegati convenzionalmente per la cura delle forme avanzate dei tumori solidi” [Chemothrapy of advanced epithelial cancer: a critical survey. HippokratesVerlag, Stuttgart, 1990; Healing Journal, No.1-2, Vol.7, 1990]; [U. Abel, Lancet, 10 agosto 1991].
Nel 1991, l’oncologo Albert Braverman scrive: “…nessun tipo di tumore solido che era considerato incurabile nel 1975 è curabile oggi. Molti oncologi raccomandano la Chemioterapia per praticamente qualsiasi forma di tumore, con aspettative che il sistematico fallimento non scoraggia…” [A. Braverman: Medical Oncology in the 90s, Lancet, 1991, vol. 337, pp. 901].
Nel 1996, così scriveva Edward G. Griffin su “World Without Cancer, dell’American Media Publication: ”….i nostri protocolli chemio più efficaci sono in realtà gravidi di rischi, di effetti collaterali e di problemi. Dopo che tutti i pazienti che abbiamo curato ne hanno pagato le conseguenze, solo un’esigua percentuale di essi viene ricompensata da un effimero periodo di regressione tumorale, generalmente parziale…”.
Quando la Chemioterapia è utile.
La Chemioterapia è utile soltanto nel 1,5% (uno virgola cinque per cento) dei casi secondo una commissione OMS del 1980.
Secondo una rassegna di 1.500 pubblicazioni scientifiche effettuate dal prof. Jones dell’Università della California, tale percentuale di successo sale al 2%.
Molto più ottimista l’Istituto Gerson, che giunge a stimare una percentuale di successo (sopravvissuti a cinque anni dalla diagnosi) addirittura del 15%, con un fallimento sostanziale però dell’85% dei casi, fallimento che sale al 93% nel caso dei tumori dell’intestino, al 97% nel caso di tumore al fegato, al 99% di fallimento se tumore al pancreas (749, 750, 1360-1364) .
Ma secondo un recentissimo studio australiano pubblicato nel 2004
[Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560], che ha analizzato tutti gli studi clinici condotti in Australia e in America (USA), per ben 14 anni, cioè dal gennaio 1990 al gennaio 2004, è risultato invece che la Chemioterapia è efficace solo nel 2% dei casi. Questi risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono a dir poco catastrofici. MORGAN.PDF
Infine, secondo un recente lavoro del 2004 (1340), che ha preso in considerazione oltre 42.000 pazienti, soltanto l’1,5% di loro erano ancora vive dopo 5 anni dall’inizio della Chemio (Morgan G.: The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies, Clinical Oncol., 2004, 16, pp.: 549-560 MORGAN.PDF).
Nel 1987, 42 parlamentari del Congresso USA chiedono che si faccia chiarezza sulle terapie alternative che potrebbero essere usate per la cura del Cancro. Tra le altre cose, viene fatto notare che neanche la Chirurgia è approvata come trattamento per il Cancro, poiché neanche uno studio con il tradizionale gruppo di controllo è stato mai effettuato per valutarne i risultati a lungo termine. Neanche la Chemioterapia è approvata, ma è solo in fase sperimentale e dura ormai da 50 anni.
Costo economico della Chemioterapia
Si ritiene che la Chemioterapia costi allo Stato italiano DIVERSI miliardi di Euro l’anno.
Per leggere tutte le ricerche e le statistiche collegate ai vari tipi di tumore, visitare il link all’articolo originale.
Conclusione
Paul Wintre mostra una visione più cruda dei fatti e spiega così la dinamica del sistema: “E’ improbabile che qualche medico interrompa consapevolmente una terapia oncologica per proteggere i suoi affari o la sua carriera. Ma ogni medico ha le sue idee in merito al miglior trattamento, sulla base di quanto ha appreso.
Tuttavia, le Multinazionali Chemio-farmaceutiche hanno un’influenza estremamente marcata su quanto viene insegnato ai medici. I medici hanno troppo da fare per approfondire le statistiche sui trattamenti del cancro, e danno per scontato che ciò che viene loro insegnato all’Università, o ciò che viene dimostrato nelle pagine delle riviste di aggiornamento, sia il miglior trattamento possibile, poiché scientificamente dimostrato.
Né possono permettersi il sospetto che tali trattamenti rappresentino la cosa migliore solo per leMultinazionali Chemio-farmaceutiche, che esercitano la loro influenza sulle “istituzioni culturali mediche di livello elevato”, a loro appartenenti …”
(Winter, Paul: the cacell Home page, http://www.best.com/handpen/Cancell/cancell.htm ).
Così, sostenendo la tesi che la Chemioterapia NON è curativa e che realmente ha scarsa efficacia sulle forme più diffuse di cancro, il dott. Martin F. Shapiro affermava sul Los Angeles Times, il 9 gennaio 1991: “…mentre alcuni oncologi informano i loro pazienti sulla mancanza di prove che la terpia abbia efficacia, altri potrebbero essere stati sviati da documenti scientifici che esprimono ottimismo senza garanzie sulla Chemioterapia. Altri ancora sono sensibili agli incentivi economici. I medici possono guadagnare molto più denaro portando avanti pratiche di Chemioterapia di quanto possano apportando sollievo e conforto a pazienti in fin di vita e alle loro famiglie…”.
E il dott. Samuel Epstein, il 4 febbraio 1992, dichiara: “…esprimiamo la preoccupazione che il sistema generosamente fondato per la lotta contro il cancro, il National Cancer Institute (NCI), l’American Cancer Society (ACS) e circa altri venti centri per il trattamento del cancro, abbiano sviato e confuso il pubblico e il Congresso (degli Stati Uniti) attraverso ripetute dichiarazioni in base alle quali si starebbe per vincere la guerra al cancro…”.
Tratto da MedNat.org

Pianta mediterranea uccide le cellule di un tumore cerebrale.

Ruta_graveolens9

Uno studio dei ricercatori della Seconda Università degli Studi di Napoli ha dimostrato che l’estratto acquoso della pianta Ruta graveolens è capace di uccidere cellule di glioblastoma risparmiando le cellule sane. “Il glioblastoma multiforme – spiega Luca Colucci-D’Amato, docente di Patologia generale del Dipartimento di Scienze e Tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche della Seconda Università di Napoli (SUN) – è un tumore cerebrale altamente aggressivo la cui prognosi è tuttora infausta. Nonostante la terapia chirurgica, la chemio e la radioterapia, solo circa il 5% dei pazienti colpiti da glioblastoma sopravvive, per gli altri la morte sopraggiunge in media entro circa 15 mesi dalla diagnosi. Vi è un grande sforzo della ricerca biomedica nel cercare nuovi farmaci o cure contro questo tumore”.

Lo studio pre-clinico, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, ha mostrato come l’estratto acquoso ottenuto dalla pianta Ruta graveolens L. sia in grado di indurre la morte di cellule di glioblastoma coltivate in vitro. La ricerca è stata coordinata da Luca Colucci-D’Amato, docente di Patologia generale della Seconda Università di Napoli (SUN) e finanziato dal Network per la salvaguardia e la gestione delle risorse genetiche agro-alimentari “AGRIGENET”, dal Progetto Sicurezza, sostenibilità e competitività nelle produzioni Agroalimentari delle Campania “CARINA” e dal Programma di Ricerca Scientifica di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN).

“Le sostanze naturali – ha spiegato Claudia Ciniglia, docente di Botanica della SUN – rappresentano un’importante sorgente di nuove molecole con attività terapeutica in molte malattie incluso il cancro. In particolare, Ruta graveolens L. è una pianta erbacea, molto diffusa in Italia, della famiglia delle Rutacee, cui appartengono anche i più noti agrumi. (ANSA).

http://www.ansa.it

“Armageddon antibiotici”: in Ue atteso 1 milione di decessi nel 2025

Un interessante breve articolo apparso su  http://www.ilfattoquotidiano.it/ Va detto, a completare l’informazione, che attualmente le ricerche per trovare nuovi antibiotici, sono di fatto ferme poichè, a fronte di un investimento oneroso, il ritorno economico dall’eventuale farmaco prodotto e commercializzato, non sarebbe più interessante per le multinazionali del farmaco che preferiscono investire le loro risorse verso altri tipi di farmaci più remunerativi. Verrà il momento di riscoprire e rivalutare le indubbie doti batteriostatiche ed antibiotiche di numerose piante officinali.

Oltre un milione di decessi potrebbero verificarsi nel 2025 a causa della crescente resistenza agli antibiotici di molti batteri. La Società europea di Microbiologia clinica e malattie infettive (Escmid) a Copenhagen ha lanciato l’allarme in occasione del suo congresso annuale: gli esperti parlano senza mezzi termini di “Armageddon degli antibiotici” nell’Unione Europea se non si correrà al più preso ai ripari con misure di diagnosi precoce, medicina preventiva e ricerca biomolecolare.

Secondo gli infettivologi, nel 2050 la situazione potrebbe peggiorare ancora e i decessi per l’impossibilità di attaccare efficacemente batteri comuni potrebbero arrivare a 10 milioni all’anno. E il costo economico per l’Europa si attesterebbe circa a 1,5 miliardi di euro e i Paesi più coinvolti sarebbero Grecia, Spagna e Italia.

“Sono 40 anni che cerchiamo di denunciare il pericolo di un abuso di antibiotici – afferma all’Adnkronos Salute Giuseppe Cornaglia, direttore affari istituzionali dell’Escmid – ma si sono continuati ad usare in modo inappropiato: la curva delle resistenze va sempre a salire e quella degli antibiotici scende drammaticamente, per cui il risultato è tragico. L’allarme è reale – sottolinea Cornaglia – diventerà difficilissima la normale chirurgia, il cui progresso è stato legato alla lotta alla sepsi proprio con gli antibiotici, ma se il chirurgo non può controllare un’infezione, anche un’operazione banale diventa problematica. Ma dobbiamo preoccuparci anche delle donne che hanno una cistite ricorrente e sempre meno la dominano con l’antibiotico. O delle laringiti che sono diventate molto più difficili da combattere rispetto a qualche anno fa”.

Secondo l’esperto la situazione è davvero allarmante soprattutto negli ospedali, dove già capita che i medici non sappiano che antibiotico dare perchè i batteri sono sempre più resistenti e le novità farmaceutiche in campo sono rare perché sono già state “aggiustate le vecchie molecole”, ma il giacimento sembra essere esaurito e occorre trovarne un altro.

Franco Berrino: ” Il cibo di Expo non fa bene alla salute “

Berrino: “Il cibo di Expo non fa bene alla salute”

Il professor Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Tumori di Milano e da sempre impegnato sul fronte dell’alimentazione sana, ha parole durissime per Expo 2015, a pochi giorni dalla sua apertura.
Che l’Expo si ritrovi in una formidabile contraddizione è cosa risaputa: a fronte della missione “Nutrire il pianeta”, presenta infatti sponsor come McDonalds’, Coca Cola, Ferrero e altri che o con il cibo non sano o con la devastazione dei territorio hanno parecchio a che fare.
E il professor Berrino mette il dito sulla piaga e lo fa con un’intervista in onda sulla televisione La Cosa. «Expo sarà una grande fiera di promozione di cibi che non fanno bene alla salute – dice – Vorrei ricordare che il Codice Europeo per la Prevenzione dei Tumori dice di evitare il consumo di bevande zuccherate, di evitare il consumo di carni conservate, di limitare il consumo di cibi ad alta densità calorica, cioè molto ricchi di grassi e di zuccheri, di limitare il consumo di carne rosse. E allora io mi chiedo: “ma nella ristorazione che ci sarà all’Expo ci saranno le bevande zuccherate? ci saranno le carni conservate?” Se ci saranno chiediamoci che senso ha, che senso ha questa Expo. Nutrire il pianeta di che cosa?».
Expo senza cibo biologico
«Lo slogan di Expo dice “nutrire il pianeta“. La cosa che mi ha colpito è che tra i tavoli tematici non ce n’è uno in cui si discuta del biologico. E’ strano. Mi ha colpito. Avrei scommesso che ci sarebbe stato perché oggi anche le grandi industrie multinazionali chimiche investono nel biologico perché comincia a essere uno dei pochi settori dell’economia agraria che è in crescita. Per cui pensavo che avrebbero in qualche modo promosso il biologico».
I terreni agricoli cementificati di Expo
«Alcuni anni (nel 2009, ndr) fa erano stati fatti “gli stati generali dell’Expo” e c’era stato un discorso applauditissimo di Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food, che diceva “che non un ettaro di terreno agricolo sia cementificato per l’Expo, che non un kilowatt di energia per l’Expo derivi da altro che energia rinnovabile”. Un monito interessante. Ma questa energia per la vita da dove viene? Da quale energia viene l’energia dell’Expo?».
Il paradosso dell’abbondanza
«Le parole sensate le ha dette il papa. Papa Francesco ha parlato del paradosso dell’abbondanza, il paradosso per cui si produce una quantità enorme di cibo che potrebbe nutrire dieci miliardi di persone eppure ci sono persone che non hanno cibo. E papa Francesco ha dato delle raccomandazioni anche, delle raccomandazioni di concretezza. Del tipo: non lavoriamo sull’emergenza, lavoriamo sulle cause. E la causa principale della fame è l’iniquità e iniquità dipende dal nostro sistema economico».

di Beatrice Salvemini

30 Aprile 2015

dal sito  http://www.terranuova.it

Dott. Berrino: ‘Farina 00, Il più grande veleno della storia’

La farina 00 è il più grande veleno della storia, anche se biologica“, così il professor Franco Berrino, oncologo presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano, definiva questo alimento in una puntata di Report del 2009. E il motivo è che la farina bianca, così come tutti i prodotti raffinati, causa un aumento della glicemia e, di conseguenza, un incremento dell’insulina, portando col tempo ad un maggior accumulo di grassi depositati, e al conseguente indebolimento del nostro organismo, che diventa maggiormente esposto ad ogni tipo di malattie, anche tumori. Berrino ha spiegato che la farina 00, malgrado non abbia alcun gusto, ha avuto successo commerciale perché si conserva per un tempo indeterminato. Quando la farina viene raffinata perde le proprietà nutrienti tipiche del frumento integrale, che è un’ottima fonte di fibre ed è ricco di numerose sostanze, che si trovano nella crusca e nel germe.
Quando mangiamo prodotti raffinati, tra cui il pane bianco, gli zuccheri presenti nel sangue aumentano improvvisamente e in maniera notevole e di conseguenza il nostro organismo produce più insulina, che porta all’incremento di grassi depositati e favorisce un rapido aumento di peso e di trigliceridi elevati. Tutto ciò può causare malattie cardiache. Inoltre, col passare del tempo, la produzione di insulina si blocca perché il pancreas è troppo carico di lavoro, provocando stati patologici come l’ipoglicemia e malattie come il diabete.
L’unico modo per ovviare al problema è consumare prodotti integrali, ma bisogna stare attenti! Perché spesso il pane integrale venduto nei supermercati è “finto” e lo si può riconoscere perché è più chiaro di quello “vero”. Negli scaffali dei supermercati troviamo anche altri finti prodotti integrali come pasta, fette biscottate, crackers e dolci. La maggior parte di questi viene prodotta aggiungendo alla farina 00 della crusca finemente rimacinata, che è un residuo della raffinazione.
E il danno provocato dai “finti prodotti integrali” è doppio, spiega Franco Berrino, perché “provoca l’indice glicemico alto della farina raffinata e l’effetto dannoso della troppa crusca, che è quello di ridurre l’assorbimento del ferro e del calcio“.


E in merito alla farina 00 biologica l’epidemiologo ha spiegato: “Così si trova anche il paradosso assurdo del supermercato che ti vende la farina 00 biologica. Ma come si può sciupare un grano biologico per fare una farina 00? Se mangio la farina 00 posso prendere anche quella non biologica, tanto i pesticidi rimangono nella parte integrale, cioè nel germe e nella crusca, e dunque sono eliminati col processo di raffinazione che porta alla 00“.
Dunque la cosa ideale da fare, sempre secondo Berrino, è “acquistare grano biologico dai nostri contadini (possibilmente il grano duro, che ha un contenuto più basso di zuccheri) e macinarselo da soli. In casa“.

.dionidream.com

Inchiesta della Televisione Svizzera: Lo scandalo degli ormoni prescritti ai bambini dai medici italiani.

L’inchiesta del settimanale di approfondimento “Falò” sulla RSI ( Radiotelevisione Svizzera in lingua italiana )  svela i retroscena dello scandalo degli ormoni somministrati dai pediatri italiani per conto della casa farmaceutica elvetica Sandoz. Le parole non servono, guardate l’inchiesta, siete liberi di arrabbiarvi.

Medicina assassina. Uno studio che vi seppellirà

Un articolo interessante sul blog di Enea Rotella, che pubblico volentieri.

Enea Rotella

medicina assassina lobby casa farmaceutica

“Medicina assassina” è un saggio, frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori che, mostrando prove evidenti, dimostrano come il sistema sanitario faccia più male che bene poiché sono circa 2,2 milioni  le persone che ogni anno manifestano reazioni avverse ai vari farmaci prescritti. Tra i vari dati si trovano i circa 20 milioni di antibiotici prescritti non necessari, 7,5 milioni di procedure mediche e chirurgiche non necessarie ogni anno, 8,9 milioni di pazienti sottoposti a ricovero ospedaliero non necessario, e circa 800.000 decessi provocati dalla medicina tradizionale solo negli Stati Uniti. Naturalmente dietro a questi numeri vi sono una serie di concause che vanno dai lobbisti delle case farmaceutiche o anche la F.D.A. (Food and Drug Administration) che continuamente si oppone all’uso di prodotti naturali e quindi, in questo contesto, si va ad inserire il lavoro del Nutrition Institute of America. In una ricerca indipendente sostiene…

View original post 792 altre parole

Gli OGM non agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali.

Smentito definitivamente il mito secondo cui gli OGM agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali

Studio, sul DNA degli OGM, conferma che può trasferirsi direttamente negli esseri umani… cade il mito che gli alimenti transgenici agiscono sul corpo umano allo stesso modo degli alimenti naturali.
L’idea che il DNA di organismi geneticamente modificati (OGM) sia ripartito e digerito nel tratto digestivo per essere reso innocuo, è una pretesa industriale comune, ma è palesemente falsa.
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE ha rilevato che la farina derivata da frammenti di DNA di OGM sono pienamente in grado di trasferire i loro geni direttamente nel flusso sanguigno, cade il mito che gli alimenti transgenici agiscono sul corpo nello stesso modo come alimenti naturali.
Un’analisi combinata di altri quattro studi indipendenti che coinvolgono più di 1.000 campioni umani e un team di ricercatori provenienti da università in Ungheria, Danimarca e Stati Uniti ha esaminato il processo di assimilazione degli OGM attualmente consumati in tutto il mondo. Questo include i derivati di colture GM con alto contenuto di fruttosio nello sciroppo di mais (HFCS) e da mais GM, ad esempio, le proteine di soia e da soia GM, così anche le carni ottenute da animali nutriti con una dieta a base di GM.

04800_nucleotide_position

La distribuzione cumulativa importa DNA in impianti di oltre 900 soggetti
Dopo aver esaminato i dati relativi su come il corpo umano elabora questi e ad altre tipi di OGM, il team ha scoperto che il DNA da OGM non è completamente scomposto (o frantumato) dal corpo durante il processo di digestione.

Ciò che normalmente sarebbe degradata in componenti sempre più piccoli fino a divenire aminoacidi e acidi nucleici è stata scoperto che restano incomposti. Non solo, ma questi frammenti di DNA più grandi sono stati trovati e passano direttamente nel sistema circolatorio, talvolta ad un livello attuale superiore rispetto al DNA umano.
“[B] in base all’analisi di oltre 1000 campioni umani provenienti da quattro studi indipendenti, riportiamo prove che la farina derivata da frammenti di DNA che sono sufficienti da permettere a geni completi di sottrarsi al degrado e attraverso un meccanismo sconosciuto entrare nel sistema circolatorio umano“, hanno spiegato nel loro astratto gli autori dello studio.

04801_chloroplast_aligning_reads
I (punti neri) sono dotati di distribuzione log-normale (curva rossa) sopra la soglia di sensibilità (0,35). La banda ombreggiata grigia è il risultato della simulazione di 300 realizzazioni del processo di log-normale tenendo conto delle diverse dimensioni dei campioni. Tra i campioni indipendenti (punti più grandi), quelli di pazienti con malattie infiammatorie (IBD, DRP000446) hanno la più grande concentrazione. Per il campione SRP016573 viene visualizzata solo la concentrazione nel plasma materno, i campioni di sangue completi con 0.001 ppm e 0.004 ppm e corde di campioni di sangue con zero allineamenti sono omessi dalla figura. doi: 10.1371/journal.pone.0069805.g003″ In uno dei campioni di sangue la concentrazione relativa al DNA vegetale è superiore al DNA umano.”
I geni OGM trasferiti nell’intestino tenue, alterano la composizione dei batteri benefici
Si tratta di una scoperta sorprendente che dimostra false le affermazioni fatte da Monsanto e altri che affermano che gli OGM non sono diversi dai non-OGM per quanto riguarda la digestione nel corpo. Monsanto rivendica sulla sua pagina di “sicurezza alimentare” che gli OGM ed il DNA da OGM è “ampiamente digerito” e “la sua presenza non comporta alcun pericolo”, invece, contrariamente a queste affermazioni, è stato dimostrato che sono solo falsità.
Sulla base di questa ultima analisi viene mostrato come i geni alimentari sono trasferiti dal tratto digestivo nel flusso sanguigno, è ora evidente che i geni OGM passano interamente nel sangue. La loro presenza è anche associata con importanti condizioni infiammatorie come la malattia infiammatoria intestinale, adenoma e cancro colonrettale.
La presenza di geni transgenici nell’intestino tenue è stato scoperto che influenza la composizione dei batteri benefici, che sono responsabili di proteggere l’intestino contro invasori estranei e aiutano il corpo ad assorbire i nutrienti dal cibo. Gli individui con ileostomie o perforazioni nelle loro pareti addominali a seguito di un intervento chirurgico, sono state provate, essere dovute, all’ospitare sequenze di DNA interi di OGM nei loro tratti intestinali. Nessuno di questi è poi così sorprendente, naturalmente, come le attività biologiche OGM elaborate dal corpo umano non sono mai state legittimamente studiate. Aziende biotecnologiche hanno sempre e solo sostenuto che gli OGM sono uguali al cibo vero, senza alcuna prova a sostegno di questo, e questa affermazione è stata ritenuta sufficiente dal governo per tenerli sul mercato da quasi 20 anni.
“Una piccola mutazione in un essere umano può determinare tanto, il punto è che quando si sposta un gene, un gene, un minuscolo gene da un organismo in uno diverso si cambia completamente il suo contesto”, ha detto David Suzuki, co-fondatore della David Suzuki Foundation. “Non c’è modo di prevedere come potrà comportarsi e quale sarà il risultato”.
Riferimenti:
– Confirmed: DNA From Genetically Modified Crops Can Be Transferred Into Humans Who Eat Them
– Complete Genes May Pass from Food to Human Blood
– Assessing the survival of transgenic plant DNA in the human gastrointestinal tract.
– Scientific studies on GMO
Autore: Jonathan Benson / Articolo originale: naturalnews.com / Traduzione a cura di:vaturu.sayli / Fonte: sadefenza.blogspot.it
– See more at: http://www.losai.eu/smentito-definitivamente-mito-gli-ogm-agiscono-corpo-umano-modo-degli-alimenti-naturali/#sthash.Jjl6ARv5.PGDr6ucq.dpuf

La radioattività di Fukushima ha raggiunto il Canada.

Nella totale indifferenza e nel silenzio ( complice? ) della totalità dei media, il planetario disastro nucleare di  Fukushima, giorno dopo giorno, allarga sul pianeta la sua sinistra presenza mortifera. Ormai è evidentissimo come la situazione sia completamente fuori controllo e sperare che non peggiori è l’unica, inutile cosa che forse sia rimasta da fare.

Credo sia importante essere comunque a conoscenza dei fatti, quantomeno per una questione di consapevolezza, quantomeno per non accusare un non meglio identificato destino, se domani i nostri figli moriranno di leucemia o i nostri nipoti avranno tentacoli al posto delle dita.

Immagine

http://www.infowars.com/confirmed-fukushima-radiation-reaches-west-coast-of-canada/

Ulteriori interessanti link li potete trovare qui:

http://www.globalresearch.ca/fukushima-uncontainable/5345754