Lotta al colesterolo, la truffa del secolo.

Un nuovo articolo sui farmaci ipocolesterolemizzanti, che completa quello precedentemente pubblicato.

I farmaci anti colesterolo sono i più venduti al mondo. Ma il colesterolo fa male veramente o è un’invenzione mediatica? Ecco quello che i media finora hanno taciuto.  di Franco Fracassi 

Immagine

Sapete qual è la medicina più venduta al mondo? Il Lipitor. È un farmaco che serve ad abbattere il livello di colesterolo. Questo anche perché, come ci ripetono tanti studi scientifici, il colesterolo alto provoca l’infarto, una delle principali cause di morte nei Paesi occidentali. Questo è quello che ci hanno raccontato. A quanto sostengono molti ricercatori realmente indipendenti e il più recente studio sul colesterolo, si tratterebbe di una delle più grandi truffe della storia dell’umanità.

Nel 1953 Ancel Keys, un ricercatore dell’Università del Minnesota, pubblicò un lavoro che sarebbe diventato il mito fondante della teoria sul colesterolo. In quel suo studio l’autore inserì un diagramma, basato sull’ipotesi che in sei diversi Paesi del mondo fosse riscontrabile una relazione evidente tra il consumo di grassi e la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche. La rivista “Lancet” commentò il lavoro con queste parole: «La curva tracciata non lascia dubbi sul fatto che esista un rapporto tra la percentuale di grassi negli alimenti consumati e il rischio di morte a causa di una cardiopatia coronarica».

La curva del diagramma fa sicuramente una certa impressione, tuttavia si basa su un errore non da poco. Nel tracciarla, infatti, Keys prese in considerazione soltanto i dati provenienti da sei Paesi del mondo, pur avendo a disposizione le cifre relative a ventidue Paesi. Se fossero stati presi in considerazione tutti i dati disponibili, il rapporto tra il consumo di grassi e la morte per arresto cardiaco si sarebbe dimostrato inesistente. Se Keys «avesse incluso nella sua ricerca tutti i Paesi di cui disponeva i dati, non avrebbe potuto disegnare quella curva sul suo diagramma», afferma il medico svedese Uffe Ravnskov. «Ad esempio, negli Stati Uniti la mortalità dovuta a cardiopatie coronariche era tre volte più alta che in Norvegia, anche se in entrambi i Paesi il consumo di grassi era all’incirca lo stesso».

I medici come Ravnskov non negano affatto che esista un rapporto tra i grassi nel sangue e le cardiopatie coronariche. Circa lo 0,2 per cento della popolazione soffre di ipercolesterolemia ereditaria: le persone affette da tale malattia hanno troppo pochi recettori di colesterolo integri. Il colesterolo quindi non può essere trasportato dal sangue alle cellule dell’organismo, per cui la colesterolemia aumenta. I valori vanno da 350 a 1.000 milligrammi per decilitro. Le persone che soffrono di questo disturbo sono esposte più di altre al pericolo di morire d’infarto cardiaco, perché si ammalano spesso di una grave forma di arteriosclerosi. Non è tuttavia sicuro che questa patologia sia paragonabile alla vera arteriosclerosi. Esami autoptici eseguiti su persone che soffrivano di ipercolesterolemia ereditaria hanno dimostrato che il colesterolo si deposita non solo nei vasi, ma in qualunque altro organo. «Molti organi sono letteralmente impregnati di colesterolo», dice Uffe Ravnskov. Perciò è sbagliato considerare valido il rapporto esistente tra colesterolo e arteriosclerosi per persone che hanno la colesterolemia «normale».

I programmi su larga scala studiati per educare la popolazione mentono quando inducono a credere che le teorie sul colesterolo oggi di moda, siano una realtà ormai acquisita nel campo della medicina. Molti medici nutrono seri dubbi riguardo al fatto che il colesterolo sia davvero il responsabile principale di tanti casi di infarto cardiaco. Già quando in Germania, nel 1990, venne fissato arbitrariamente il valore limite di 200, esperti come il cardiologo Harald Klepzig dell’lstituto tedesco di cardiologia di Francoforte sul Meno dichiararono di non essere d’accordo con quella decisione. Proprio quando la teoria sul colesterolo oggi in voga stava acquistando grande credito presso l’opinione pubblica, il dottor Klepzig dichiarò: «Saremmo lieti se potessimo disporre anche di un solo studio verificabile da cui risultasse che vite umane possono essere salvate con l’abbassamento del tasso di colesterolo. Invece non abbiamo nessuna difficoltà a trovare dieci studi che dimostrano che un calo dei lipidi corrisponde a una mortalità più elevata».

E Paul Rosch, presidente dell’American Institute of Stress e docente di medicina al New York Medical College, aggiunge: «Il lavaggio del cervello che ha subito l’opinione pubblica ha funzionato talmente bene che molte persone credono di essere in salute o di poter vivere più a lungo se hanno il tasso di colesterolo basso. Invece non c’è niente di più falso».

Il colesterolo è una componente molto importante del nostro organismo: il cervello ad esempio ne ha bisogno in grande quantità. Esso infatti è costituito di colesterolo per una percentuale che va dal 10 al 20 per cento. La maggior parte delle cellule del nostro corpo possono produrre esse stesse il colesterolo, se esso non è presente nei cibi. Ed è una fortuna, visto che senza questa molecola tanto vituperata le cellule morirebbero. Tuttavia, molte persone, non appena sentono la parola colesterolo, temono seriamente di dover morire anzitempo di arresto cardiaco. L’incubo del colesterolo fa andare di traverso a molti l’uovo che consumano durante il pasto o il burro che si spalmano sul pane, o mette in imbarazzo chi sta per mangiarsi una bella salsiccia. Soltanto nel 2001, più di un milione di persone che non si sentivano a posto con la coscienza si sono sottoposte al test della colesterolemia nell’ambito dell’«iniziativa per la salute». Come ci si poteva aspettare, è risultato che per più della metà delle persone esaminate il valore riscontrato era superiore al valore limite, fissato arbitrariamente a 200.

Le statine sono farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno agendo sull’enzima idrossimetilglutaril-CoA reduttasi, che converte la molecola del 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA in acido mevalonico, un precursore del colesterolo.

La presenza nell’organismo delle cosiddette statine impedisce che si formi in esso l’acido chiamato mevalonico, necessario per la sintesi del colesterolo. In questo caso le cellule dell’organismo debbono procurarsi il colesterolo dai cibi, per cui il tasso di colesterolo nel sangue diminuisce.

Questa caratteristica delle statine fa sì che esse siano un prodotto d’importanza capitale per l’industria farmaceutica. Le persone che possono averne bisogno sono moltissime: sono cioè tutti quegli individui il cui tasso di colesterolo è già stato definito troppo alto e che quindi hanno bisogno di cure. Si tratta di persone che, a parte il colesterolo alto, stanno bene di salute e quindi possono vivere tanto a lungo da dover assumere statine tutti i giorni per decenni. Le sostanze che impediscono la formazione del colesterolo si sono dimostrate vere e proprie macchine per far soldi sul mercato dei prodotti farmaceutici, soprattutto perché sono state brevettate e si possono acquistare soltanto a caro prezzo (all’incirca da uno a due euro per ogni dose giornaliera).

La Pfizer con la sua statina chiamata Lipitor conta di arrivare a un volume d’affari annuo di sette miliardi e mezzo di euro. Già oggi il Lipitor è il prodotto farmaceutico più venduto di tutti i tempi. Il prodotto concorrente, lo Zocor della ditta Merck & Co., arriva alla non meno impressionante cifra di sei miliardi di euro. Negli Stati Uniti il 5,4 per cento della popolazione adulta assume statine, e nel mondo si contano quarantaquattro milioni di consumatori.

Sherif Sultan e Niamh Hynes sono due medici ricercatori irlandesi, molto quotati nel loro campo. Il primo insegna chirugia vascolare ed endovascolare all’Università nazionale d’Irlanda di Galway. Il secondo dirige il dipartimento di chirurgia vascolare ed endovascolare della Gaway Clinic. Sultan e Hynes hanno prodotta una ricerca pubblicata sul “Journal of Endocrine and Metabolic Diseases” con il titolo: «Il lato oscuro delle statine». Nello scritto si legge: «L’industria delle statine, con tutto il suo indotto, assomma a venti miliardi di dollari all’anno. Stiamo osservando il dispiegarsi della peggiore tragedia medica di ogni tempo. È senza precedenti che il settore sanitario abbia involontariamente indotto una carenza di nutrienti mettendo in pericolo la vita di milioni di persone altrimenti sane».

Proseguono i due scienziati: «Il colesterolo è fondamentale per l’energia, l’immunità, il metabolismo dei grassi, la leptina, l’attività degli ormoni tiroidei, la sintesi epatica, l’intolleranza allo stress, la funzione surrenale, la sintesi degli ormoni sessuali e la funzione cerebrale. Il colesterolo è un requisito fondamentale per una serie enorme di funzioni corporee assolutamente critiche. Ovviamente, se il colesterolo si riduce, la salute ne risulta conseguentemente danneggiata: i livelli energetici si riducono, ci sono interferenze col metabolismo dei grassi, la tiroide può non funzionare in maniera regolare, la nostra capacità di far fronte allo stress viene indebolita, il funzionamento delle ghiandole surrenali viene alterato, le funzioni sessuale e riproduttiva ne soffrono, il nostro cervello viene danneggiato, il che vuol dire che qualsiasi aspetto della nostra esistenza potrebbe risentirne, compreso il funzionamento mentale, i processi autonomici, la coordinazione e ogni altra funzione, compresa quella cardiaca. Cinque studi prospettici hanno reso testimonianza del fatto che la terapia con statine non induce alcuna regressione del calcio coronarico e che l’evoluzione del calcio coronarico continua indipendentemente dal trattamento con statine».

Parlando dei benefici, Sultan e Hynes hanno notato che «le uniche persone che possano aver tratto giovamento dalle statine sono uomini di mezza età che avessero già subito attacchi di cuore. E questo vantaggio è minimo. Per questo insieme di uomini le statine producono meno benefici dell’aspirina». Gli autori citano anche studi che avevano dichiarato di aver dimostrato i benefici delle statine. Tuttavia, quando sono stati analizzati nuovamente da scienziati indipendenti, cioè scienziati che autenticamente non avevano legami con Big Pharma (la lobby delle multinazionali farmaceutiche), si è scoperto che i risultati rivendicati erano falsi. Anche quegli studi dimostravano che le statine effettivamente non inducevano nessun beneficio ma solo una grande quantità di danni. Anche l’industria dell’informazione è colpevole. Si pensi che questo studio è stato pubblicato più di due mesi fa e ancora non c’è stata praticamente nessuna copertura da parte dei media mainstream. Questa è una notizia che potrebbe salvare la vita di milioni di persone, eppure i media non se ne sono interessati. Sarà perché il proprietario del più vasto impero mediatico mondiale (Rupert Murdock) è anche proprietario di una multinazionale farmaceutica, la Viacom? O forse perché BigPharma è di gran lunga il maggior inserzionista pubblicitario del mondo?

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=87712&typeb=0

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...