Ananas, buonissimo ed utilissimo

Immagine

Principi attivi  Il 90% del frutto dell’ananas è formato da acqua, mentre per la restante percentuale possiamo trovare zuccheri, olio essenziale, bromelina, acido ossalico, citrico e malico, vitamine A, B e C, aminoacidi, proteine e minerali tra cui calcio, potassio, magnesio e fosforo. Le proprietà benefiche dell’ananas si devono essenzialmente alla presenza di uno specifico enzima: stiamo parlano della bromelina, che è concentrato soprattutto nel gambo e la sua caratteristica più importante è quella di rendere migliore la digestione delle proteine, comprese quelle più complesse.

Proprietà bromelina Le proprietà benefiche, come dicevamo in precedenza, dell’ananas si devono soprattutto alla presenza della Bromelina. In realtà si tratta di ben due enzimi proteolitici (in pratica, proteine), che hanno la particolare capacità di degradare altre proteine in aminoacidi. La prima delle due forme di Bromelina che si può trovare nell’ananas è quella che si rinviene nel frutto, mentre l’altra si concentra nel gambo. Al giorno d’oggi, per quanto riguarda l’industria farmacologica, è importante sottolineare come la Bromelina più sfruttata è indubbiamente quella contenuta nel gambo, dato che è più concentrata, nonostante le proprietà benefiche rispetto a quella che si trova nel frutto siano le stesse. La bromelina viene impiegata, in particolar modo, per le terapie antinfiammatorie, in particolar modo quando le infiammazioni colpiscono i tessuti molli associati a traumi.

All’interno del trattamento di questi disturbi, la bromelina è, senza dubbio, da preferire rispetto ai FANS, dato che diminuisce notevolmente il rischio di eventuali danni di carattere gastrointestinale. La bromelina è piuttosto famosa per la usa azione antitrombotica, ipotensiva e solubilizzante delle placche arteriosclerotiche. Inoltre, la Bromelina permette di svolgere un’azione benefica anche in campo alimentare, visto che è in grado di rendere più rapido il metabolismo, l’effetto diuretico, la digestione e costituisce un valido supporto nelle problematiche di ritenzione idrica.

Proprietà digestive Le proprietà benefiche svolte dall’ananas sono diffuse fin dal diciottesimo secolo e fin da quel momento viene utilizzato in tutti i casi di pasti eccessivamente abbondanti o di digestioni complicate.L’effetto benefico è quello di aiutare e facilitare la digestione e l’assimilazione delle proteine, soprattutto quelle della carne.L’ananas si caratterizza anche per svolgere un’azione preventiva nei confronti del gonfiore intestinale, rimuovendo i sintomi di bruciori e problemi di natura gastrica, soprattutto nel caso in cui venga associato ad altri integratori ed enzimi per la digestione di amidi e lipidi.

Proprietà contro la cellulite Un’abbondante ritenzione idrica all’interno dei tessuti sottocutanei, insieme al deposito di grassi, può portare alla formazione delle tradizionale e popolare pelle “a buccia di arancia” e anche della cellulite. La bromelina presenta nell’ananas è sicuramente uno degli elementi maggiormente impiegati all’interno di integratori e prodotti per combattere la cellulite, dato che numerosi studi scientifici hanno provato come la somministrazione orale e topica può svolgere una funzione benefica per ridurne gli effetti. Dato che la bromelina presenta una specifica proprietà antinfiammatoria e visto che la cellulite è causata proprio da un’infiammazione della cellula, allora questo enzima riesce a semplificare il drenaggio del focolaio infiammato e permette di riassorbire il travaso emorragico.

Immagine

da giardinaggio.net

Le proprietà di Boswellia, la pianta dell’incenso.

Immagino che alla maggior parte delle persone il nome Boswellia non dica nulla. Però il nome incenso è conosciuto da tutti perché Boswellia è proprio la proprio la pianta da cui si ricava la resina nota per il suo profumo grato. Ma questa resina è stata usata fin dall’antichità più remota anche e soprattutto per le caratteristiche curative, che la rendevano una vera panacea. Cercando in rete ho trovato alcune informazioni che potranno farvi conoscere l’incenso sotto una luce nuova.

Immagine                                                 

 

Il genere Boswellia della famiglia delle Burseracee è diviso in una quindicina di specie.
È originario del Golfo Persico nell’Oceano Indiano. Alcune specie di Boswellia sono utilizzate per produrre l’incenso impiegato in diverse funzioni religiose, tra cui quelle della chiesa cattolica che la utilizza miscelata ad altre piante, ma tra tutte le specie la più usata è Boswellia sacra.
Altre specie sono utilizzate nella medicina tradizionale e ayurvedica. Boswellia sacra cresce nel Sud dell’Arabia (sultanato dell’Oman e nello Yemen), ed è la specie più conosciuta e più diffusa. Due specie importanti crescono in Somalia, la Boswellia carterii, che è chiamata localmente “moxor”, e Boswellia frereana o “jagcaar”, che è quella più preziosa e più costosa. Boswellia serrata invece è coltivata in India dove la sua resina, di qualità variabile è chiamata “salate guggul”. La Boswellia è coltivata in numerosi paesi come l’ Etiopia, l’ Eritrea, il Sudan e il Kenia.

Immagine

Da informasalus.it:

Prof. Pier Paolo Mussa – Università di Torino : “Nella medicina popolare, l’estratto di Boswellia serrata è descritto come un rimedio dotato di potente attività antiinfiammatoria e con proprietà antiartritiche. Queste proprietà sono state ampiamente confermate in tempi più recenti da numerosi studi. La Boswellia possiede anche una buona azione antidolorifica e antipiterica“.

Ai corretti dosaggi, la Boswellia può essere utilizzata:

Osteoartriti, bursiti, artriti (studi nell’uomo)In seguito a trattamento con Boswellia si possono osservare diversi benefici: riduzione del gonfiore articolare, aumento della mobilità, miglioramento della qualità di vita nelle patologie osteartritiche.

Stati infiammatori (studi sui topi)

Gli acidi boswellici ostacolano il funzionamento di un enzima capace di stimolare la produzione di sostanze che facilitano i processi infiammatori. Inoltre, sono in grado di inibire le elastasi, enzimi fortemente distruttivi che attaccano e distruggono il tessuto elastico dei tessuti nei quali è in corso un processo infiammatorio. (studi in vitro) Solo i principi attivi farmacologici hanno proprietà antinfiammatorie più potenti di quelel degli acidi boswellici. (studi in topi e ratti) Si ipotizza che gli acidi boswellici intervengano nel sito dell’infiammazione inibendo la proliferazione dei tessuti e la distruzione del tessuto connettivo. Questo meccanismo specifico rende la Boswellia un’efficace alternativa alle molecole sintetiche nei trattamenti antinfiammatori, soprattutto se prolungati, o negli stati cronici, per l’assenza di effetti collaterali. (studi in topi e ratti)

Effetti positivi nel cane Uno studio condotto su 24 cani che soffrivano di osteoartrite alle giunture o alla spina dorsale, trattati con un estratto di Boswellia al 50% di acidi terpenici alla dose di 400 mg/10 kg p.v./die per 6 settimane, ha evidenziato una buona o ottima riuscita nel 70% dei casi a 2-6 settimane di trattamento.

 Immagine

 da artoi.it:

Boswellia, che è anche conosciuto come boswellin o incenso indiano, proviene dalla pianta Boswellia serrata, che è in gran parte coltivata sulle colline aride dell’India. Si trova, come un estratto standardizzato di polvere di gomma dell’albero, e contiene una miscela di acidi boswellico. Le proprietà anti-infiammatorie di questa resina gommosa sono state fatte uso per secoli da guaritori tradizionali indiane. Al giorno d’oggi, un estratto purificato di questa resina è confezionato in pillola o sotto forma di crema per contribuire a ridurre l’infiammazione associati ad osteoartrite e artrite reumatoide.

La ricerca su Boswellia Serrata ha dimostrato che esso ha una specifica attività anti-infiammatoria legata ad un ingrediente: l’acido boswellico. Aiuta a ridurre l’infiammazione in vari modi. Boswellico è un triterpene pentaciclico che aiuta a ridurre l’elastasi fra le cellule infiammatorie nell’infiltrazione del tessuto danneggiato. In questo modo, aumenta il flusso sanguigno alle articolazioni. Queste sostanze contribuiscono inoltre a bloccare le reazioni chimiche che fissano le basi per l’infiammazione in caso di patologie croniche intestinali come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. La Boswellia aiuta nel ridurre i sintomi dell’osteoartrosi e dell’artrite reumatoide. Può essere assunta per via orale o l’applicazione topica sulle articolazioni colpite. Questo aiuta a ridurre l’infiammazione associata a disturbi articolari. Possono anche aiutare a diminuire la rigidità mattutina e aumentare così la mobilità delle articolazioni. A differenza di altri FANS (farmaci antiinfiammatori non-steroidei) come l’ibuprofene, Boswellia non causa irritazione dello stomaco.

Boswellia serrata, meglio conosciuto come Shallaki, è nota anche per aiutare lotta contro i tumori, la digestione e l’asma. Un estratto di Boswellia è meglio di mesalazina, un farmaco di prescrizione che è derivato da acido salicilico per il trattamento della colite ulcerosa e morbo di Crohn. Boswellia serrata è noto anche per ridurre la disabilità delle piaghe e dei dolori da rigidità connesse con le lombalgie.

Un altro beneficio medico di Boswellia è che aiuta a migliorare i sintomi colite ulcerosa (una malattia infiammatoria intestinale), che comprende l’eliminazione di dolori addominali, perdita di feci e la presenza di muco e sangue nelle feci. E ‘stato dimostrato che l’uso prolungato di Boswellia non ha nessuno degli effetti indesiderati sulla pressione arteriosa, ulcere e la frequenza cardiaca o irritazione gastrica che sono associati con l’uso prolungato di molti anti-infiammatori e anti-artriti.

Boswellia è stato dimostrato essere efficace nel ridurre l’ipertensione, come anche ridurre i livelli di colesterolo e trigliceridi. La frazione non fenolica di Boswellia ha anche mostrato l’azione sedativa e analgesica. La maggior parte dei FANS che vengono utilizzati per l’artrite può aiutare ad alleviare il dolore da artrite e l’infiammazione, ma accelerano la degenerazione della cartilagine. Nel caso di Boswellia, niente del genere accade.

 

Celiachia e modificazioni genetiche del frumento

 

Immagine

DICIAMOLO PURE AD ALTA VOCE

E’ mai possibile che la diffusione pressoché «epidemica» della celiachia, cioè dell’assoluta intolleranza al glutine che può innescare anche gravi patologie conseguenti, possa essere dovuta ad una modificazione genetica approntata sul frumento? Questa ipotesi non è nuova e su di essa si sono spesso avventati, smentendola con ferocia, i sostenitori delle biotecnologie e dei cibi Ogm. Ma ora, grazie all’intuizione di uno scienziato di esperienza pluridecennale in campo medico, pare possa arricchirsi di ulteriori dettagli, chiarendosi all’opinione pubblica.

UN FRUMENTO NANIZZATO

Il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell’Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all’ospedale Buzzi di Milano, ha avanzato una spiegazione di questa possibile correlazione causa-effetto su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. «E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto – spiega Pecchiai – cosicchè facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all’azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica».Appare fondata l’ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l’enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.«E’ evidente – ammette lo stesso Pecchiai – la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine».

Immagine

E NON E’ DA ESCLUDERE CHE SIA PROPRIO QUESTO UNO DEGLI SCOGLI PIU’ DIFFICILI DA SUPERARE

400.000 malati in Italia.La riconversione della produzione, una volta che questa sia entrata a regime e abbia prodotto i risultati economici sperati, diviene impresa assai ardua e incontrerebbe senza dubbio molte resistenze. Di qui la probabile mancanza di interesse ad approfondire una simile ipotesi per trovarne l’eventuale fondamento. D’altra parte, nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l’incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l’allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l’incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone», spiega Adriano Pucci, presidente dell’Associazione Italiana Celiachia. «Siamo dunque nell’ordine, in Italia, di circa 400 mila malati, di cui però soltanto 55 mila hanno ricevuto una diagnosi certa e seguono una dieta che può salvare loro la vita».In molti sostengono che l’aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Fatto sta che, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine.

IL MISTERO DEL CRESO

A proposito torna alla mente una questione dibattuta qualche anno fa alla quale non è mai stata fornita risposta e che rimane a tutt’oggi un problema apertissimo e attuale: il cosiddetto grano Creso. Nel 1974, all’insaputa dei più, viene iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso. Nove anni dopo, la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari a oltre il 20% del totale, con 15 milioni di quintali l’anno per un valore, di allora, di circa 600 miliardi di vecchie lire. Da una pubblicazione del 1984 si ricavò poi che quel grano era stato «inventato» e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia. Nel lavoro, come ricordò nel 2000 anche il fisico Tullio Regge su Le Scienze, si sottolineava l’efficacia della mutagenesi e l’introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche. In sostanza, il Creso era il risultato dell’incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X. Per altre varietà in commercio erano stati utilizzati neutroni termici. In che misura, per esempio, il consumo continuativo di questo frumento può avere influenzato l’organismo di chi lo ha ingerito? Non si sa, né pare che alcuno voglia scoprirlo. Lo stesso Regge si limitò ad affermare che comunque «lo hanno mangiato tutti con grande gusto».E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Chissà se a qualcuno, prima o poi, verrà voglia di capirlo.

Claudia Benatti
fonte : http://www.laleva.org
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

L’uomo che controlla il cibo del pianeta.

GREGORY PAGE HA 59 ANNI E NON CONCEDE INTERVISTE

Sicuramente il suo nome e quello della sua impresa non vi dicono niente. Eppure nelle sue mani passano la gran parte degli alimenti che riuscite a immaginare. Cargill è una delle quattro compagnie che controllano il 70% del commercio mondiale del cibo. Mentre il mondo affronta la più grande crisi alimentaria da decenni, loro fanno cassa “leggendo i mercati”….. Funziona così.Voi non lo sapete, ma il pane della vostra colazione è una merce con più valore del petrolio. La farina con cui è fatto si chiama Cargill. Vi dice qualcosa? E si chiama Cargill anche il grasso del burro che spalmate sul pane e il glucosio della marmellata.Cargill è il mangime che ha ingrassato la vacca da latte e la gallina che ha fatto le uova che friggiamo in padella. Cargill è il chicco di caffè e il seme di cacao; la fibra dei biscotti e l’olio di soia. Il dolcificante delle bibite, la carne dell’hamburger, la farina della pasta? Cargil. E il mais dei nachos, il girasole dell’olio, il fosfato dei fertilizzanti…? E l’amido che le industrie del petrolio raffinano per convertirlo in etanolo e mescolarlo alla benzina? Indovinate.

Immagine

NON CERCATE MARCHE O ETICHETTE NON LE TROVERETE

Cargill ha attraversato la storia in punta di piedi. Com’è possibile che un’impresa fondata nel 1865, con 131.000 impiegati divisi in 67 paesi, con un fatturato annuo di 120.000 milioni di dollari, quattro volte quello di Coca-Cola e cinque quello di McDonald sia così sconosciuta? Come si spiega che una compagnia così gigantesca, con conti che superano l’economia del Kuwait, del Perù e di altri 80 paesi, sia passata inosservata? In parte perché è un’impresa familiare. Sì, i numeri stupiscono, ma Cargill non è quotata in borsa e non deve dar conto a nessuno. I soci sono uno sciame di discendenti dei fondatori, i fratelli William e Samuel Cargill, contadini dello Iowa che crearono un impero nel XIX secolo grazie a un silos di cereali collegato alla via ferroviaria in un paesino della prateria che non esisteva sulla cartina. Più tardi, un cognato – John MacMillan – prese le redini e per decenni, i Cargill e i MacMillan aggiunsero silos di grano, mulini, mine di sale, macelli e una flotta di navi mercantili. Oggi, circa 80 discendenti si suddividono i ricavati e giocano a golf. Di loro si sa poco, salvo che nelle feste gli uomini portano gonne scozzesi per onorare gli antenati. E che sette siedono nel consiglio d’amministrazione e sono nella lista Forbes dei più ricchi del pianeta, con fortune che si aggirano attorno ai 7000 milioni ciascuno. Il presidente della compagnia è Greg Page, un tipo flemmatico a cui piace dire, con lentezza, che Cargill si dedica “alla commercializzazione della fotosintesi”.

Immagine

IN REALTA’ C’E’ POCO DA SCHERZARE

Quest’anno i prezzi degli alimenti di base sono aumentati in modo vertiginoso: il grano l’80%, il mais 63, e il riso, quasi il 10; i tre cereali che danno d mangiare all’umanità. Sono massimi storici, avverte la FAO, maggiori dei prezzi che nel 2008 causarono rivolte in 40 paesi e condannarono alla fame 130 milioni di persone. E i prezzi continueranno ad aumentare, pronostica il Financial Times. “Il prezzo dei cereali è critico per la sicurezza alimentare perché è l’elemento di base dei paesi poveri. Se i prezzi continuano a crescere ci saranno altre rivolte”.Le cause sono molteplici. Un insieme di siccità, cattivi raccolti e speculazioni. A guadagnarci sono in pochi. E tra loro ci sono le mastodontiche imprese che controllano il commercio mondiale dei cereali. Cargill ha triplicato i benefici nell’ultimo semestre e i suoi guadagni superano i 4000 milioni di dollari, record raggiunto nel 2008 nel pieno della crisi alimentare. La compagnia aveva scommesso che la siccità in Russia, uno dei grandi produttori mondiali, avrebbe obbligato Vladimir Putin a proibire le esportazioni per assicurare il consumo interno. E indovinò. “Abbiamo fatto un buon lavoro leggendo i mercati e abbiamo reagito rapidamente”, spiegò un portavoce di Cargill. In cosa consiste la reazione? Si tratta, essenzialmente, di giocare al Monopoli, comprando i raccolti nel mercato del futuro, cioè prima che sia piantato un solo seme, e di venderli poi in un posto o l’altro del pianeta, là dove risulti più proficuo..

Traduzione a cura di Mario Sei

Fonte: finanzas.com

Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

Marijuana può fermare la metastasi del cancro, scoperta dei medici.

Immagine

Il composto derivato dalla nota pianta potrebbe fermare molti tipi di cancro aggressivo evitando che diventino mortali. Fonte: attualissimo.it

La cura per il cancro potrebbe arrivare dalla marijuana. Il composto derivato dalla nota pianta potrebbe infatti fermare le metastasi in molti tipi di cancro aggressivo, evitando che diventino mortali. “Ci sono voluti circa 20 anni di ricerca per capirlo, ma siamo molto eccitati” – ha detto Pierre Desprez, uno degli scienziati del California Pacific Medical Center di San Francisco che ha lavorato alla scoperta. “Vogliamo cominciare con le prove il più presto possibile. La scoperta, che ha già superato test di laboratorio e di sperimentazione animale, è in attesa di autorizzazione per gli studi clinici sugli esseri umani.”

 Desprez ha trascorso dieci anni a studiare l’ID-1, il gene che provoca la diffusione del cancro. Nel frattempo il collega ricercatore Sean McAllister stava contemporaneamente studiando gli effetti del cannabidiolo (CBD), un composto chimico non tossico che si trova nella pianta della cannabis. Infine, la coppia ha combinato il CBD e le cellule che contengono alti livelli di ID-1. Quello che abbiamo scoperto è che il cannabidiolo potrebbe in sostanza ‘spegnere’ l’ID-1” una proteina che gioca un ruolo chiave nel diffondere il male alle altre cellule. Una grande scoperta compiuta grazie al lavoro sinergico tra gli studiosi che potrebbe rivelarsi preziosa per i malati.