La verità sul disastro BP nel Golfo del Messico

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Una giornata di cui non avremmo mai voluto sentir parlare:Il 20 aprile 2010. Quando la piattaforma petrolifera Horizon Deepwater di BP esplode, e inizia a rilasciare almeno 4,9 milioni di barili di petrolio. BP ha poi utilizzato almeno 1,9 milioni di galloni di disperdenti tossici Corexit per affondare il petrolio, come se “affondarlo” o disperderlo, avesse avuto lo stesso significato  di eliminarlo o raccoglierlo. E poi? Dopo i primi mesi, i media internazionali hanno sempre lasciato ai margini notizie e testimonianze, per concentrarsi sugli aspetti legali o economici del danno. La verità che non viene a galla putroppo è che il petrolio in tutto questo tempo è continuato ad uscire.  Ed è solo la punta dell’iceberg, purtroppo.

Una volta entrato nella catena alimentare, il petrolio ha causato una serie di danni di portata inimmaginabile che da una parte ha creato fenomeni come gamberi senza occhi, morte di tartarughe marine e delfini, cancellazione del corallo d’altura; non a caso ricercatori e scienziati hanno sentenziato su una vita marina nel golfo del messico praticamente azzerata. Dall’altra è arrivata sino all’uomo con malattie misteriose di equipaggi addetti all’estrazione petrolifera della Louisiana; infatti ricordiamo che il Coretix, è un solvente che è stato spruzzato dovunque per togliere il “nero” del petrolio e che invece inibisce la capacità dei microbi di abbattere il petrolio e permette al petrolio e altri prodotti chimici di passare troppo facilmente le normali barriere della pelle umana; è stato analizzato a fondo dal New York Times con un rapporto chiamato “ l’impatto dei disperdenti subacquei della fuoriuscita del golfo”. Dei 57 ingredienti: 5 prodotti chimici sono associati al cancro, 33 sono associati ad irritazione cutanea dalle eruzioni alle ustioni; 33 sono legati all’irritazione agli occhi, 11 sono o sono sospettati di essere potenziali tossine respiratorie o irritanti, 10 sono sospette tossine renali, 8 sono o sono sospettati di essere tossici per gli organismi acquatici, e 5 sono sospettati di avere una tossicità acuta moderata per i pesci. Insomma siamo di fronte purtroppo ad una situazione inedita, alla natura violentata nel modo peggiore, dove ciò che si ritiene la soluzione è danno come e peggio del danno stesso.

Oltre al disastro della pesca, ci sono segni inquietanti di impatto dannoso per l’ecosistema: gamberi orribilmente mutati, pesci con piaghe che trasudano, granchi blu sottosviluppati a cui mancano le chele, granchi e gamberetti senza occhi; tutto è riconducibile al disastro  BP e all’inquinamento petrolifero. Alcuni pescatori ai media locali hanno parlato di circa il 50% delle mazzancolle e gamberetti pescati senza occhi, oltre che di “granchi senza occhi, granchi con i gusci molli, invece che duri, granchi completi che sono cresciuti di un quinto delle loro dimensioni normali, granchi senza chele e granchi con gusci che non hanno i loro soliti arpioni … come se fossero stati bruciati da sostanze chimiche”e ancora “Abbiamo visto anche pesci senza occhi, e pesci che non hanno nemmeno le orbite, pesci con lesioni, pesci senza la copertura sopra le branchie, ed altri con grandi masse rosa appese ai loro occhi e alle branchie”. Alcune specie sono totalmente scomparse. Come una bomba atomica marina, che distrugge tutto quello che incontra, questo ha fatto il petrolio con l’aggiunta del  Coretix e dei solventi. Spiega ancora meglio il dott. Ricki Ott, biologo marino e tossicologo: “I disperdenti utilizzati nell’esperimento draconiano della BP contengono solventi, come i distillati del petrolio e il 2-butossietanolo. I solventi sciolgono olio, grasso, e gomma, non dovrebbe sorprendere che i solventi sono notoriamente tossici anche per le persone, cosa che la comunità medica sa da molto tempo”. I disperdenti sono noti per essere mutageni, un fatto inquietante che potrebbe essere dimostrato per le deformità dei frutti di mare. I gamberi, per esempio, hanno un ciclo di vita talmente breve che due o tre generazioni si sono susseguite da quando è iniziato il disastro BP, dando il tempo ai prodotti chimici di entrare nel genoma. Manifestazioni gravissime che testimoniano come la marea nera ha colpito e mutato la funzione cellulare delle specie. E il petrolio “affossato” o “ disperso” non è mica sparito. Un’ampia area del Golfo del Messico vede i suoi fondali completamente ricoperti, in uno stato biologico tutto in divenire in cui nuovi tipi di microbi e di organismi si sviluppano e si potrebbero diffondere.

Tra l’altro, sono state anche fatte indagini e analisi sul fatto che la perdita di petrolio sia o meno terminata dal 2010. Anche qui ci sono state delle brutte sorprese: Nuovi dati di campionamento dell’organizzazione no-profit Louisiana Environmental Action Network (LEAN) forniscono la conferma che non solo il petrolio BP è ancora molto presente nell’acqua di Bayou La Batre, ma che esiste ancora in uno stato altamente tossico quasi due anni dopo la fuoriuscita. Per dirla con Un noto avvocato che ha fatto sganciare alla Exxon  1 miliardo di dollari, “abbiamo ripetutamente documentato che il pozzo della BP nel golfo Mocando sta ancora perdendo”. Nonostante le numerose opportunità per farlo, la Guardia Costiera statunitense non ha mai negato pubblicamente che il campo Macondo disperde ancora. E questi ultimi risultati dai campioni di Bayou La Batre forniscono nuove prove schiaccianti che la fuoriuscita di petrolio BP non è mai davvero finita.

In Italia è un miracolo avere informazioni di questo tipo e sicuramente le troviamo al di fuori dei principali canali di comunicazione. Noi riteniamo che quando succede un disastro del genere la popolazione mondiale vada informata affinchè poi possa valutare ciò che è bene per il suo stile di vita. Spesso magari grazie ai petrol-soldi si è fatto in modo e maniera che certe inchieste o certe informazioni non venissero divulgate, o addirittura venissero dissimulate attraverso specchietti per le allodole ( vari concorsi nel ramo della sostenibilità ). D’altro canto anche le forze politiche, appoggiate dal potere delle multinazionali, hanno fatto di tutto per sottostimare i danni di queste catastrofi ( vedi Fukushima ) per non intaccare il potere dei loro foraggiatori, e mai hanno legiferato per evitare altre catastrofi simili!

Da: www.ambientebio.it

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Febbraio delle febbri e della purificazione.

Cosa ci tramanda la tradizione popolare.

Febbraio è il mese di transizione, tra l’inverno pieno di Gennaio e la Primavera che Marzo porterà, il mese di mezzo quindi tra il sonno dell’Inverno ed il risveglio primaverile. Siamo ancora in Inverno, ma l’occhio più attento potrà  scorgere il primo bucaneve fare capolino, od intuire le prime gemme sui rami degli alberi. Il terreno può essere ancora gelato ma si intuisce, al di sotto, il fermentare della vita.

Un proverbio calabro dice “febbraio, la terra ha la febbre”  ed uno romagnolo “febbraio, la terra in calore”.

Nella Roma antica il mese di febbraio era un momento di passaggio  che segnava il tramonto dell’anno vecchio e preludeva alla nascita del nuovo,un periodo di cambiamento:  Febrarius dal latino “februare” che significa “purificare” ed erano questi i giorni sacri alla dea Februa o Giunone Februata. Il mese delle febbri quindi, che sono anche uno dei modi che il corpo ha per depurarsi.

Infatti è questo il mese più indicato per cominciare proprio le cure depurative, come le chiamavano i nostri vecchi, spesso fatte mangiando le prime “erbe amare”, che spesso amare poi non sono, che la Natura stessa comincia ad offrire spontanee nei prati.

Chi non ha la fortuna di vivere in campagna e potere cogliere così le prime piantine di Valeriana o di Tarassaco, può rivolgersi all’Erboristeria ove troverà le piante  utili per eliminare scorie e tossine: Cicoria, Tarassaco, Bardana, Carciofo, Ortica, Rosmarino sono alcune delle piante officinali più note ed utilizzate da secoli per depurare il fegato e ripulire il sangue, come si diceva una volta.

Chi non avesse il tempo, stretto dagli impegni quotidiani, di bere 2 o 3 tazze al dì di tisana, potrà trarre i medesimi benefici utilizzando gli Estratti fluidi delle medesime piante, veri “concentrati” dei quali bastano poche decine di gocce al giorno. La depurazione andrebbe portata avanti per tutto il mese di Febbraio od anche di Marzo, a seconda dei casi, in modo da essere pronti ad accogliere la nuova stagione primaverile in piena forma.

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Sull’Arancio.

da Piante medicinali italiane e loro uso popolare, Angelo Signorelli editore, 1940.

Tutti conoscono la pianta ed il frutto dell’arancio. Questo è oggi, più che pel passato, molto in uso, non soltanto perchè profumato, dissetante, ma anche saluberrimo per le vitamine che contiene. A scopo curativo si usano le foglie , i fiori ed il frutto, adoperando di quest’ultimo il succo e la buccia. La pianta è un arbusto sempreverde che può arrivare a 5 metri di altezza.

Si credette originario delle terre asiatiche perchè fu coltivato in Cina da tempi remotissimi. Recenti naturalisti però constatarono la sua presenza sull’Altopiano Etiopico ove non sembra sia stato importato.

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E’ da ritenersi fosse conosciuto dai Greci perchè in una delle leggende di Atalanta si parla di frutti d’oro alludendo evidentemente ai frutti d’arancio. La leggenda racconta infatti che Atalanta, figlia di Iaso Re di Arcadia, abbandonata, alla nascita, in un bosco, fosse allattata da una orsa. Cresciuta in età era così abile alla corsa che a caccia prendeva ogni genere di preda inseguendola. Riconosciuta più tardi dal padre e ricondotta alla reggia ebbe, per la sua rara bellezza, un gran numero di pretendenti. Ma poichè ella preferiva la sua libertà, e d’altra parte non poteva opporsi al padre che voleva maritarla, promise di sposare colui che la vincesse alla corsa, dichiarando però che dovesse essere ucciso ogni competitore perdente. Fra i pretendenti si presentò anche il giovane Milanio che la vinse perchè aiutato da Afrodite la quale gli diede tre pomi d’oro col consiglio di lanciarne uno tra i piedi di Atalanta tutte le volte che questa lo superasse nella gara. Iniziata la corsa e, naturalmente, presto superato. Milanio lanciò il pomo. Atalanta, visto il frutto meraviglioso, si chinò a raccoglierlo e della perdita di tempo approfittò Milanio per ottenere un vantaggio. La cosa si ripetette tre volte e così Milanio vinse Atalanta. I due si sposarono; ma il giovane, ebbro di felicità, dimenticò di mostrarsi grato alla dea benefattrice la quale, per vendetta, convertì gli sposi in leoni che furono attaccati al carro di Cibele, la mitica madre degli Dei.

Le foglie di arancio vengono impiegate con successo come calmante in alcune malattie nervose, specialmente nell’isterismo, nel singhiozzo, e nelle palpitazioni di cuore. Anche i fiori hanno proprietà consimili e fino dai empi antichi venivano usati contro l’isterismo ed il nervosismo in genere. Bastano due grammi di foglie secche, o di fiori, in infuso in 100 grammi di acqua bollente per ottenere una bevanda capace di facilitare la calma, il sonno e renderlo tranquillo. Facendo uso di decotti ottenuti con la parte oleosa della buccia di una arancia bollita in due bicchieri d’acqua zuccherata, finchè il liquido sia ridotto della metà, si ottiene una cura blanda ed efficace per l’uricemia. Altra efficacia, meritatissima, è possieduta dal succo del frutto, ricco di vitamine, per combattere alcune deficienze organiche, l’obesità e favorire la digestione. Le signore americane usano mangiare un arancio ogni mattina a digiuno con la credenza che questo giovi alla bellezza ed alla freschezza della loro pelle. Iosephine Baker, la negra danzatrice stella dei “tabarins”, usava per rinfrescare la sua pelle, succo di arancia misto ad acqua di colonia diluito con un buon terzo di acqua bollita, o di acqua piovana.                                                    L’aranciata bevuta calda, o fredda, durante il periodo di febbre o di malattia acuta, è ottima per dissetare, rinfrescare, e dar sollievo all’astenia pel digiuno dell’infermo. Di fiori d’arancio si ornano le spose come se ne ornavano le giovani vestali nel votarsi agli Dei.

Guido Reni: Atalanta ed Ippomene, 1620-1625